Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato a Bruxelles la delegazione italiana al Parlamento UE, con l’obiettivo di definire una strategia comune sul Green deal europeo. Il confronto è servito a definire una linea d’azione condivisa per tutelare la competitività delle aziende italiane di fronte alle riforme UE su energia e trasporti. Sul tavolo delle proposte c’è il passaggio ai veicoli meno inquinanti, più flessibilità nella gestione delle emissioni e premi per le aziende virtuose.
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Dossier trasporti e auto elettriche, il principio della neutralità tecnologica
Il primo argomento discusso da Urso è stata la revisione delle norme sulla decarbonizzazione dei trasporti. L’attuale tabella di marcia europea prevede lo stop alla vendita di nuovi motori a combustione dal 2035. Ora, poiché le auto con motori termici tradizionali (benzina e diesel) emettono gas serra durante il funzionamento, l’unica tecnologia attualmente pronta per la produzione di massa che rispetta il limite di zero emissioni previsto dall’Unione è il motore elettrico (alimentato a batteria o a idrogeno). L’Italia allora propone di sostituire l’obbligo di passare all’elettrico, con il principio della neutralità tecnologica.
Nel dettaglio, il MIMIT chiede di permettere la circolazione delle auto il cui motore a combusione viene alimentato con carburanti neutri dal punto di vista climatico. Tra questi ci sono i biocarburanti o i carburanti sintetici (HVO), che garantirebbero un risultato ambientale paragonabile a quello di un veicolo elettrico. Questo approccio permetterebbe di raggiungere i target climatici garantendo allo stesso tempo la tutela della filiera automobilistica italiana, specializzata nella meccanica e nella produzione di componenti per motori endotermici.
Più tempo per il cambio delle flotte aziendali
Tra le richieste del dossier trasporti anche quella che chiede una maggiore flessibilità per il ricambio delle flotte aziendali. La Commissione europea sta valutando infatti norme molto stringenti per obbligare le aziende a sostituire i propri parchi auto con veicoli a zero emissioni (principalmente elettrici) in tempi brevi. Mentre una transizione più sostenibile per le imprese eviterebbe la necessità di investimenti massicci e immediati per il rinnovo totale dei parchi auto e delle infrastrutture di ricarica.
Trasporto pesante e logistica: il nodo dei costi
La transizione appare ancora più complessa per i veicoli industriali e commerciali. Rispetto alle autovetture, l’elettrificazione totale dei mezzi pesanti presenta costi decisamente superiori (secondo i dati di Transport & Environment (2024), un camion elettrico può costare inizialmente fino a 2,5 o 3 volte il prezzo di un equivalente diesel). La linea italiana in questo caso suggerisce un riequilibrio delle scadenze, l’inclusione di tecnologie alternative e norme meno rigide, spostando più in là nel tempo i divieti o i tagli delle emissioni previsti dall’Europa per questo specifico comparto.
Novità per le imprese energivore
Per le imprese energivore – ovvero quelle realtà come acciaierie, fonderie e vetrerie che consumano enormi quantità di energia per i propri processi produttivi – la proposta dell’Italia è quella di agire sul sistema ETS. L’emission tading system (ETS) è lo strumento dell’Unione per ridurre i gas serra. Funziona secondo il principio “chi inquina paga”. L’UE fissa un tetto massimo alla quantità di CO2 che i settori industriali possono emettere, e le aziende devono pagare una quota per ogni tonnellata di CO2 rilasciata nell’atmosfera che eccede i limiti. Secondo il MIMIT, per migliorare il sistema, bisognerebbe gestire meglio le quote gratuite concesse alle imprese e contrastare i rincari speculativi quando si acquistano. Questo perché, se produrre in Europa diventa troppo costoso a causa delle tasse ambientali, le imprese rischiano di chiudere o di spostarsi dove le regole sono meno severe, lasciando il mercato interno in mano a produttori extra-UE.
Premi per le imprese virtuose
Durante l’incontro con la delegazione italiana al Parlamento europeo si è discusso anche di premiare chi ha già investito in sostenibilità. In questo modo, attraverso l’introduzione di etichette green specifiche, le aziende in UE, comprese quelle italiane, che si impegnano nelle politiche ambientali, potrebbero ottenere un vantaggio competitivo certificato.









Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it