L’economia italiana apre il 2026 con un passo moderato. Mentre l’inflazione si stabilizza, i dati diffusi dall’ISTAT sull’andamento economico del Paese confermano una crescita del PIL. Tuttavia, anche se il quadro non è dei peggiori, i prezzi continuano a far crescere il carrello della spesa, mentre donne e precari continuano a essere i più penalizzati a lavoro.
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PIL in Italia, previsioni 2026
Secondo le proiezioni ISTAT, nel 2026 assisteremo a una crescita reale del PIL pari allo 0,8%. Trattandosi di un risultato in linea con le stime della Commissione europea, il quadro economico italiano appare stabile, soprattutto perché – come emerge dai dati – supportato da una domanda interna che compensa il contributo negativo del commercio estero. Le famiglie italiane tornano cioè a spendere grazie al recupero del potere d’acquisto degli stipendi e alla minore spinta inflazionistica. E proprio questa dinamica ha contribuito a far crescere il prodotto interno lordo dello 0,1% negli ultimi 3 mesi del 2025.
Tuttavia, a pesare negativamente sul bilancio complessivo è l’export, che ha perso -0,2% su base annua.
Inflazione stabile, ma i prezzi della spesa salgono
Stabile invece l’indice dei prezzi al consumo (IPCA), che a dicembre si è attestato all’1,2%. Mentre l’inflazione, nel corso del 2025, si è mantenuta su un tasso medio dell’1,7%, registrando un valore inferiore alla soglia psicologica del 2% fissata dalla BCE. Questo differenziale positivo rispetto alla media dell’Eurozona, di fatto, ha allentato la pressione sui salari reali e aumentato il loro potere d’acquisto.
Nello stesso periodo, però, è emerso un paradosso. Nonostante i livelli di inflazione generale mantenuti, i beni di prima necessità (cibo, cura della casa e della persona) hanno continuato a crescere a un ritmo quasi doppio (+2,1%). E fare la spesa oggi costa tendenzialmente di più rispetto allo scorso anno, ma anche rispetto ai mesi scorsi.
Mercato del lavoro, a rischio soprattutto donne e precari
Anche il mercato del lavoro italiano si conferma solido nei volumi, ma non stabile. Emergono infatti criticità sulla qualità dei nuovi contratti. Gli occupati superano stabilmente quota 24 milioni e il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,8%, il livello più alto dal 2004. Tuttavia, la crescita dell’occupazione non è omogenea e penalizza i precari e le donne.
A novembre 2025, ad esempio, si è registrato un calo congiunturale di 34.000 occupati in un solo mese. Il calo degli occupati ha colpito quasi esclusivamente le donne: l’88% delle perdite di posti di lavoro nel mese (-30.000 su -34.000 totali) ha riguardato infatti la componente femminile. In un solo mese, inoltre, circa 38.000 rapporti di lavoro (soprattutto a termine) non sono stati rinnovati. E molti di coloro che hanno perso il lavoro hanno smesso di cercare un impiego, spingendo la quota di inattivi al 33,5% (con un tasso di inattività che sale al 42% tra le donne).










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it