Nel 2026 l’aliquota IRPEF per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro scende dal 35% al 33%. Si tratta di una novità introdotta dalla manovra di bilancio, che tuttavia esclude i contribuenti in regime forfettario. Per questi, però, viene confermata e applicata l’imposta sostitutiva (flat tax) agevolata. In alcuni l’aliquota resta fissa al 5%, mentre in altri sale al 15%. Ma la vera novità è la soglia massima di redditi cumulabili, in caso di doppio lavoro, che dal 1° gennaio è cambiata.
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Perché i forfettari sono esclusi dal taglio IRPEF nel 2026
Le aliquote di chi ha redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro ed è in regime forfettario sono già inferiori a quelle IRPEF ordinarie. Quindi, la manovra 2026 non è intervenuta in questo caso, perché altrimenti paragonando i forfettari a tutti gli altri lavoratori, avrebbe di fatto penalizzato i liberi professionisti più piccoli.
I contribuenti che aderiscono al regime di vantaggio non subiscono quindi variazioni nel 2026 e continuano a versare un’unica imposta che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali.
Quali sono i limiti del regime forfettario 2026
Le regole d’accesso al regime forfettario, per il nuovo anno, restano gli stessi. Quindi, per godere della tassazione agevolata nel 2025 i ricavi e compensi del 2025 non devono essere superiori a 85.000 euro annui. In questi casi, l’aliquota applicata sarà pari al 5% nei primi 5 anni anni di attività dall’apertura della partita IVA. Dopo di che, negli anni successivi, l’aliquota sale al 15%.
Cambia invece il limite di reddito derivante da un secondo lavoro, dipendente, che si può accumulare continuano a usufruire della flat tax. Nel 2026, infatti, viene fissato a 35.000 euro percepiti nell’anno precedente, in aumento rispetto alla soglia di 30.000 euro, valida fino all’anno scorso. Mentre le spese per il personale (per collaboratori o dipendenti) non possono superare i 20.000 euro lordi.
Chi beneficia delle nuove aliquote IRPEF nel 2026
La riforma IRPEF riguarda i lavoratori dipendenti con redditi medi, ma anche i pensionati e gli autonomi in regime ordinario. Sugli stipendi, lo sconto dell’aliquota (dal 35% al 33%) si traduce in un risparmio medio compreso tra i 200 e i 440 euro annui. Per chi percepisce assegni pensionistici superiori ai 2.300 euro lordi mensili, il risparmio è di circa 440 euro annui.
Mentre per i professionisti con ricavi sopra gli 85.000 euro o che hanno optato per la contabilità semplificata/ordinaria, il passaggio al 33% permette di ridurre l’incidenza fiscale sulla parte reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro, rendendo meno oneroso il secondo scaglione e riducendo gli acconti d’imposta – anche in questo caso – di circa 440 euro per quella fascia di incassi.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it