Il settore dell’energia in Italia sta attraversando una trasformazione profonda che va ben al di là del mero mercato di forniture. Un vero e proprio ecosistema in evoluzione, in cui il tasso di assunzione – secondo il LinkedIn Green Skills Report 2025 – è il 46,6% più alto rispetto alla media globale del mercato del lavoro. Non c’è momento migliore di questo per inserirsi. Partitaiva.it ha individuato tutti i segmenti del comparto, nonché le opportunità più promettenti per imprese e professionisti che vogliono investire in questo mercato dai forti impulsi promettenti.
Indice
Cos’è il settore energia oggi in Italia
Secondo l’ultimo report di Deloitte, il comparto dell’energia – power, utilities & renewables (PU&R) – non riguarda infatti soltanto la generazione di energia (da fonti fossili e rinnovabili), ma l’intera catena che dalle centrali arriva alla rete di distribuzione, passando per la vendita al cliente e fino ai nuovi servizi energetici e tecnologie verdi, con un’attenzione crescente nei confronti di sostenibilità e nuovi talenti.
Accanto alle rinnovabili tradizionali, quindi fotovoltaico, eolico, idroelettrico – che rappresentano il cuore del cambiamento – c’è tutta la parte di efficienza energetica, che include tecnologie per ridurre i consumi, smart building, pompe di calore, colonnine di ricarica. Un altro settore in fortissima espansione è quello delle comunità energetiche rinnovabili (CER): stanno cambiando il modo di produrre e condividere l’energia e aprono nuove filiere lavorative sia tecniche che commerciali. E infine c’è l’area della digital energy: piattaforme di monitoraggio, IoT, intelligenza artificiale per prevedere consumi, storage e gestione intelligente delle reti.
Un ecosistema che si sta elettrificando, digitalizzando e decentralizzando a una velocità mai vista prima. Secondo Deloitte, nel 2024 le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 49% della produzione elettrica nazionale, segnando un +14,2 % rispetto all’anno precedente. Nonostante l’espansione delle rinnovabili, l’Italia resta in parte dipendente dalle importazioni, nella misura del 16,3% del fabbisogno energetico nazionale, che nel 2024 è stato coperto da energia importata (in particolare dalla Francia, che ha un mix di generazione molto accentuato sul nucleare).
Per sostenere questa trasformazione, gli investimenti nel settore hanno superato i 4,8 miliardi di euro, destinati al potenziamento delle infrastrutture, con l’86% dei fondi destinati proprio alla transizione energetica.
Figure richieste e opportunità del comparto energia
“Il settore energia oggi è uno dei più dinamici e in trasformazione dell’intera economia italiana – spiega a Partitaiva.it Cinzia Fioravanti, di HR Specialist Italia -. Lo vedo ogni giorno lavorando nel recruiting: le aziende stanno cambiando modello di business mentre entrano tecnologie completamente nuove. Stiamo per entrare in una fase in cui l’energia non sarà più solo un servizio ma un ecosistema digitale condiviso. Le professioni che nasceranno adesso esisteranno per i prossimi vent’anni”.
Secondo la Fioravanti, i profili più ricercati dalle imprese del settore sono:
- i tecnici specializzati, come installatori di impianti fotovoltaici, elettricisti qualificati, energy manager, progettisti e figure legate al mondo termotecnico;
- i profili commerciali, che stanno vivendo un vero boom, come consulenti energetici, agenti di zona, area manager capaci di seguire clienti e grandi cantieri, ma anche consulenti specializzati in CER e in efficientamento;
- i profili digital-tech, meno visibili ma sempre più indispensabili. Si tratta di analisti dei consumi, esperti di piattaforme IoT, tecnici per sistemi di monitoraggio e figure dedicate allo sviluppo software per la smart grid.
Settore energia, quanto si guadagna: stipendi medi
Gli stipendi nel settore energetico variano in base al profilo e all’esperienza. L’energy manager è una delle figure più richieste e, secondo i recenti dati di Glassdoor, percepisce uno stipendio medio di 47.650 euro lordi annui. Per chi è alle prime armi, i salari di ingresso partono da circa 30.000-35.000 euro all’anno; con qualche anno di esperienza e responsabilità maggiori si può salire fino a 60.000 euro o più, specialmente in contesti industriali o aziende di medio-grande dimensione.
Lo stipendio delle figure tecniche di supporto, come ad esempio operatori o tecnici di impianti rinnovabili, è più contenuto, con una media di circa 29.900–30.000 euro lordi annui. Un ingegnere energetico in contesto urbano (ad esempio, in città come Milano), invece, può contare su uno stipendio medio attorno ai 46.700–47.000 euro lordi all’anno.
Cosa cercano le aziende: le green skill più in linea con il mercato
Le aziende del settore sarebbero sempre più alla ricerca di personale con skills trasversali in sostenibilità. “Le competenze richieste oggi sono ibride: tecnologiche, digitali e relazionali– prosegue la Fioravanti-. Sul lato tecnico, chi lavora in questo settore deve conoscere almeno le basi di impianti fotovoltaici e pompe di calore, normativa energetica e incentivi, funzionamento delle comunità energetiche e sistemi di monitoraggio, piattaforme digitali”.
Secondo la recruiter però, “la vera novità sono le competenze soft, che stanno diventando decisive: capacità di spiegare concetti tecnici in modo semplice, orientamento al cliente, problem solving, capacità di lavorare in team tra tecnici e commerciali e soprattutto la predisposizione all’aggiornamento continuo – precisa -. Infatti, in un settore che cambia praticamente ogni tre mesi, chi studia e si aggiorna ha un vantaggio competitivo enorme”. Conoscere le opportunità offerte da rinnovabili, l’efficienza e i servizi energetici (audit, certificazioni, consulenze) può fare la differenza.
I trend emergenti per il prossimo triennio
Dal 2026, nel settore è prevista un’ulteriore accelerazione e trasformazione. E sarebbero già cinque i trend emergenti, destinati a dominare il mercato nei prossimi tre anni. “Ci sarà un’esplosione delle comunità energetiche: nasceranno centinaia di team dedicati a progettazione, consulenza, installazione e gestione delle CER. La figura del consulente energetico digitale sarà sempre più centrale, perché si tratta del professionista capace di leggere dati, analizzare consumi e proporre soluzioni smart – conclude l’esperta -. Cresceranno le professioni ibride tecnico-commerciali, che sanno mettere insieme competenze tecniche e capacità relazionali, nonché i lavori legati alla mobilità elettrica (installatori EV charger, energy planner per flotte elettriche, tecnici dei sistemi di ricarica). Ci saranno sempre più donne nei ruoli energy e tech. Si tratta di una tendenza già evidente, perché le aziende cercano team più equilibrati e inclusivi”.














Natalia Piemontese
Giornalista