Con la riforma avviata dalla manovra 2026, si amplia la platea di aziende obbligate a versare ogni mese le quote di Trattamento di fine rapporto (TFR) al Fondo di tesoreria gestito dall’INPS. Prima, questo adempimento competeva a quelle di grandi dimensioni, ma da quest’anno il legislatore ha deciso di introdurre un nuovo sistema che coinvolgerà, gradualmente, anche le realtà medio-piccole. Le nuove istruzioni e come avverrà questo passaggio (ma soprattutto chi coinvolge) sono state illustrate in un’apposita circolare pubblicata il 6 febbraio 2026.
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TFR al Fondo tesoreria INPS, quando scatta l’obbligo? Muovo calendario e soglie dimensionali
Il nuovo criterio per stabilire se un’azienda debba versare le quote di accantonamento TFR dei propri dipendenti all’INPS si basa sulla media annuale dei lavoratori occupati nell’anno precedente. Si supera quindi la vecchia soglia fissa di 50 dipendenti e viene introdotto un sistema progressivo che, nei prossimi dieci anni, coinvolgerà un numero sempre maggiore di imprese. Nello specifico, nel biennio 2026-2027, l’obbligo riguarda i datori di lavoro con una media di almeno 60 addetti. Si tornerà temporaneamente alla soglia standard di almeno 50 addetti invece dal 2028 al 2031. Dopo di che, dal 1° gennaio 2032, la platea si amplierà ulteriormente, includendo tutte le realtà con 40 o più addetti.
Come spiegato nella circolare, l’obbligo diventa mobile e va verificato ogni anno. Ad esempio, se un’impresa nel 2025 ha avuto una media inferiore ai 60 dipendenti, per tutto il 2026 non sarà tenuta al versamento. Tuttavia, se nel corso del 2026 la sua forza lavoro dovesse crescere fino a raggiungere quella soglia, il versamento all’INPS diventerà obbligatorio a partire da gennaio 2027.
In ogni caso, una volta entrati nel sistema, l’obbligo resta valido anche se in futuro il numero dei dipendenti dovesse scendere sotto la soglia prevista. La disciplina si applica a tutti i datori di lavoro privati, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico.
Indicazioni per le società
In caso di operazioni societarie (fusioni, scissioni o cessioni di ramo d’azienda), se il personale transita verso un datore già obbligato, il versamento prosegue senza soluzione di continuità. Se, invece, il personale transita verso un datore non obbligato, quest’ultimo dovrà comunque versare il contributo limitatamente ai lavoratori acquisiti che provenivano dal Fondo di tesoreria.
Per i lavoratori di prima assunzione, l’obbligo sorge qualora il dipendente, entro 60 giorni, esprima la volontà di mantenere il TFR in azienda (regime civilistico) anziché conferirlo a fondi pensione. In presenza dei requisiti dimensionali aziendali, tali quote dovranno confluire all’INPS.
Come si calcola la media dei dipendenti impiegati
Il calcolo della media occupazionale deve riflettere i mesi di effettiva attività, escludendo i periodi di sospensione. I lavoratori part-time non contano come un’unità intera, ma vengono conteggiati in base alle ore effettivamente lavorate rispetto a un contratto a tempo pieno. Ad esempio, due dipendenti al 50% dell’orario varranno come un unico lavoratore. Se nel calcolo finale risultano delle frazioni, si arrotonda all’unità superiore se superano la metà dell’orario normale.
TFR, come calcolare l’importo da versare
Una volta stabilito l’obbligo, l’azienda deve versare ogni mese all’INPS una quota pari al 7,41% della retribuzione utile al TFR (che corrisponde alla classica frazione di 1/13,5 prevista dal codice civile). Da questa somma viene sottratto il contributo dello 0,50% (istituito dalla Legge n. 297/1982), poiché quest’ultimo continua a essere pagato insieme ai contributi previdenziali ordinari.
Istruzioni operative e adempimenti Uniemens
Dal punto di vista operativo, le aziende che rientrano nei nuovi parametri devono attivarsi attraverso il proprio cassetto previdenziale richiedendo il codice di autorizzazione “1R”. Questo codice serve a segnalare all’INPS, tramite Uniemens, che l’impresa è tenuta al versamento.
La circolare, inoltre, chiarisce che le aziende nate nel 2025, se hanno avuto almeno 50 dipendenti medi durante l’anno, devono versare le quote di TFR arretrate a partire dal loro primo mese di attività. Per quelle già esistenti, se nel 2025 hanno raggiunto la nuova soglia dei 60 addetti, l’obbligo di versamento decorre dal 1° gennaio 2026.
Per regolarizzare i pagamenti dei mesi passati (arretrati), il versamento va effettuato entro il giorno 16 del terzo mese successivo alla pubblicazione della circolare. Per identificare queste somme nel flusso Uniemens, è stato istituito il codice causale “CF05”.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it