Rottamazione quater, Milleproroghe riapre i termini: chi rientra nella pace fiscale e le scadenze

La modifica normativa è stata proposta - a prima firma - dal deputato Alberto Gusmeroli (Lega)

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Riapertura termini rottamazione quater, ok del MEF

Il ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha espresso parere favorevole a un emendamento al decreto Milleproroghe, in fase di conversione, che prevede la remissione in bonis per i contribuenti decaduti dalla rottamazione quater. Si tratta di un vero e proprio salvagente fiscale destinato a chi non è riuscito a rispettare le scadenze dei pagamenti nel corso del 2025. Grazie a questa riapertura dei termini, sarà invece possibile regolarizzare le rate saltate e rimettersi in regola con il Fisco, mantenendo intatti tutti i vantaggi della pace fiscale originaria. Tuttavia, questa possibilità non sarà riconosciuta a tutti, ma solo a chi ha dimostrato una parziale regolarità nei pagamenti precedenti.

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Chi rientra nella rottamazione quater con la riapertura dei termini

Secondo la nuova disposizione, attualmente al vaglio, saranno riammessi alla rottamazione quater coloro che hanno regolarmente versato la prima rata entro il 31 luglio 2025, ma non hanno rispettato la scadenza della seconda rata fissata al 30 novembre 2025.

Non è dunque una pace fiscale che permette di inserire nuove cartelle esattoriali, non incluse originariamente nel piano. Al contrario, si tratta di una misura destinata a coloro che avevano già presentato domanda entro il 30 aprile 2025 e che erano stati ammessi.

In questo caso, la modifica permetterebbe di recuperare versando la seconda rata e riprendere con i pagamenti successivi nel 2026, godendo di tutte le agevolazioni previste.

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Il nuovo calendario delle scadenze

Il meccanismo di recupero delineato dall’emendamento Gusmeroli prevede il pagamento della seconda rata – saltata a novembre – entro il 28 febbraio 2026. Questo rinvio non sposta però le rate successive, che restano ancorate al cronoprogramma stabilito. Di conseguenza, il contribuente a febbraio dovrà saldare contemporaneamente la rata recuperata grazie alla proroga del Milleproroghe e la terza rata (anche questa in pagamento, come previsto dal piano originario, entro il 28 febbraio).

Successivamente, il piano proseguirà con le restanti rate distribuite tra il 2026 e il 2027, con scadenze fissate al 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno. Resta ferma, tuttavia, la consueta tolleranza di cinque giorni per ogni versamento. Quindi, per la scadenza del 28 febbraio il pagamento sarà considerato valido se effettuato entro il 5 marzo 2026.

L’impatto economico e il contesto politico

La scelta di concedere questo extratime, come sottolineato dal promotore della misura, mira a tutelare chi ha manifestato la volontà di pagare versando la prima rata, ma si è trovato in difficoltà a ridosso dell’approvazione della nuova rottamazione quinquies avvenuta a dicembre 2025. In quel periodo, l’annuncio di una nuova pace fiscale potrebbe aver generato incertezza, spingendo alcuni contribuenti a esitare di fronte alla scadenza di fine anno.

Con questo intervento, invece, si sceglie di non penalizzare chi aveva già iniziato il percorso di rientro, dimostrando la volontà di mettersi in regola. Secondo le relazioni tecniche trasmesse alle Commissioni affari costituzionali e bilancio della Camera, l’operazione ha un costo stimato pari a circa 1,02 milioni di euro.

Mentre questa norma prosegue il suo iter verso la conversione definitiva (attesa entro il 1° marzo 2026), il MEF ha invece frenato su altre proposte più onerose. È il caso dell’estensione del ravvedimento speciale all’annualità 2023, bocciata per mancanza di coperture poiché avrebbe pesato sul bilancio pubblico per circa 198 milioni di euro.

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