Il Senato ha approvato la riforma del golden power bancario, scongiurando così ogni sanzione da parte della Commissione europea. Il provvedimento modifica l’esercizio dei poteri speciali del governo sulle operazioni straordinarie di banche e assicurazioni. Lo Stato, cioè, mantiene il diritto di opporsi a scalate ostili o di imporre prescrizioni alle banche, ma deve farlo seguendo i criteri oggettivi precisati dalle nuove regole. L’intervento, inoltre, resta concesso, ma vincolato al parere tecnico della BCE.
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Chi riguarda la riforma del golden power: le banche coinvolte
Il nuovo perimetro normativo interessa direttamente i vertici dei grandi istituti di credito e delle compagnie assicurative. Sono coinvolte le società che gestiscono infrastrutture finanziarie critiche e quelle che detengono quote rilevanti nel settore del risparmio gestito.
Cosa cambia
La principale novità della riforma è lo spostamento dell’asse decisionale dal ministero dell’Economia (MEF) verso le autorità di vigilanza europee. L’iItalia, dunque, ha accettato di cedere un pezzo di sovranità sulle decisioni che riguardano le proprie banche. Fino a ieri, se una banca straniera avesse voluto comprare una banca italiana, il governo (tramite il MEF) avrebbe potuto bloccare l’operazione per motivi politici o di interesse nazionale, usando il potere del golden power. Con questa riforma, la gerarchia del potere cambia.
Il potere decisionale passa ora alla BCE (Banca centrale europea) e alla Commissione europea. Nel dettaglio, alla BCE spetta di valutare se chi compra ha abbastanza soldi e solidità per gestire la banca (vigilanza prudenziale), mentre la Commissione UE vigilerà affinché l’Italia non usi il golden power come scusa per bloccare la concorrenza straniera. Lo Stato può opporsi contro le acquisizioni indesiderate, ma per farlo deve dimostrare che ci sono rischi concreti e misurabili. L’opposizione governativa deve basarsi cioè su minacce reali alla sicurezza nazionale, che verranno comunque valutate dalla BCE, i cui funzionari spetterà l’ultima parola.
Perché la riforma è stata accelerata
L’Italia doveva rispondere entro il primo trimestre del 2026 alla lettera di messa in mora inviata da Bruxelles lo scorso novembre. In questo modo, il governo ha deciso di chiudere la procedura d’infrazione con cui l’Europa contestava all’Italia un uso eccessivo del veto sulle recenti ipotesi di fusione tra grandi gruppi nazionali. Senza questa riforma sarebbero arrivate multe milionarie e il Paese sarebbe stato esposto al rischio di declassamento dell’affidabilità creditizia.
Quando entrano in vigore le nuove regole
La riforma del golden power entrerà immediatamente in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento approvato il 7 gennaio 2026. La promulgazione è prevista a metà mese, entro il 15 gennaio 2026. Il 31 marzo 2026 è invece il termine ultimo per l’adeguamento delle procedure di notifica da parte delle banche. A giugno 2026 ci sarà poi la prima verifica semestrale della Commissione UE sull’applicazione della norma.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it