Secondo i dati provvisori pubblicati dall’ISTAT il 24 febbraio 2026, relativi a gennaio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato un incremento su base mensile e annua. Sebbene l’inflazione cresca a un ritmo più lento rispetto al mese precedente, se si fa un paragone con lo stesso periodo dell’anno scorso l’analisi rivela un aumento dei costi più marcato per alcuni comparti che in altri.
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Prezzi dei servizi in aumento: cosa costa di più
Per quanto riguarda i servizi, l’ISTAT ha registrato una crescita generale dei prezzi pari al +2,5% nel 2026. Quelli relativi all’abitazione hanno subito l’incremento più marcato, toccando il +4,4% rispetto a gennaio 2025. Tuttavia, anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno mostrato una variazione al rialzo del +3,0%.
Sale anche il costo del carrello della spesa
Il report ha analizzato poi l’andamento del cosiddetto carrello della spesa, che aggrega i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona. In questo settore, l’aumento su base annua si attesta al +1,9%. Gli alimentari non lavorati presentano l’incremento maggiore (+2,5%), mentre quelli alimentari lavorati sono cresciuti dell’1,9%.
Questi dati spiegano perché, nonostante l’indice generale di inflazione sia in lieve rallentamento (sceso all’1% dall’1,2% di dicembre), la percezione del costo della vita rimanga elevata. Il rincaro colpisce infatti prodotti che non possono essere facilmente sostituiti o rimandati nell’acquisto, mantenendo alta la spesa per le necessità primarie.
Scendono i beni energetici
A bilanciare la risalita dei prezzi nel settore alimentare e dei servizi interviene la flessione dei beni energetici. Questo fenomeno spiega come sia possibile che l’indice generale di inflazione rallenti, nonostante andare a fare la spesa costi sensibilmente di più.
Nel dettaglio, a gennaio 2026 i prezzi dei beni nel loro complesso hanno registrato una variazione negativa del -0,2% su base annua, trainata principalmente dal comparto dell’energia. Sebbene su base mensile si sia verificato un rimbalzo tecnico degli energetici regolamentati (+8,9%), il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia comunque una discesa dei costi che alleggerisce la pressione statistica sull’indice generale.
L’inflazione di fondo e le prospettive
A conferma di una crescita dei prezzi ormai strutturale, l’inflazione di fondo – calcolata al netto delle componenti più volatili come l’energia e gli alimentari freschi – che si attesta al +1,7%. Questo dato suggerisce che, una volta eliminati i forti rincari o i cali momentanei di luce, gas e carburanti, i prezzi dei servizi e dei prodotti industriali continuano a salire in modo regolare. Esiste cioè una spinta all’aumento che rimane stabile nel tempo, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato.









Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it