Segnali positivi per il PIL italiano, che chiude l’anno con un ulteriore aumento. A confermarlo sono i dati ISTAT sui conti economici, pubblicati il 4 marzo 2026, che tuttavia descrivono un quadro con luci e ombre. A fronte di alcuni settori produttivi in salute, infatti, ce ne sono altri che stanno rallentando la crescita.
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Di quanto è aumentato il PIL italiano nel 2025
Secondo il report ISTAT, nel quarto trimestre del 2025 il PIL italiano ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% se confrontato con lo stesso periodo del 2024. Questo risultato è stato ottenuto nonostante il calendario abbia presentato due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente, un fattore che solitamente può condizionare i livelli di produzione.
Guardando invece l’intero anno, la crescita complessiva dell’economia italiana nel 2025 si è attestata allo 0,7% (dato che scende allo 0,5% se si applicano le correzioni statistiche legate ai giorni lavorativi su base annuale), garantendo una base di crescita acquisita nel 2026, pari allo 0,3%. Questo valore rappresenta la base minima che l’anno otterrebbe anche in caso di una crescita piatta nei prossimi mesi.
I settori economici più forti
Dal punto di vista della produzione, l’industria ha registrato l’incremento più significativo, pari allo 0,8% rispetto al trimestre precedente, confermandosi così il principale motore della crescita nel periodo analizzato. Anche il settore agricoltura, silvicoltura e pesca ha contribuito con una variazione positiva dello 0,2%, mentre il comparto dei servizi, che comprende un’ampia gamma di attività (dal commercio al turismo, fino ai servizi professionali), ha segnato una crescita più contenuta, pari allo 0,1%.
Se si osserva invece come è stata generata questa crescita dal punto di vista della spesa, le aziende hanno mostrato una propensione a investire. Gli investimenti fissi lordi sono infatti aumentati dello 0,9%, fornendo un contributo di 0,2 punti percentuali alla crescita complessiva del PIL. Mentre un altro fattore determinante per la crescita registrata è stato l’aumento delle scorte nei magazzini. In termini statistici, i beni prodotti dalle imprese ma non ancora venduti hanno fornito una spinta pari allo 0,7% del PIL. Il contributo positivo delle scorte indica che l’industria ha continuato a produrre a ritmi sostenuti.
La spesa delle famiglie e delle amministrazioni pubbliche è cresciuta invece in modo più lieve (+0,1%), aggiungendo 0,1 punti percentuali al dato finale del PIL.
I comparti che hanno frenato la crescita
Nonostante la maggior parte dei comparti produttivi abbia mostrato segnali di crescita nel trimestre di riferimento, il commercio internazionale ha rappresentato l’eccezione negativa, agendo da freno per l’economia italiana. Nello specifico, le esportazioni sono diminuite dell’1,2%, riflettendo una minore domanda di prodotti italiani fuori dai confini nazionali. Contemporaneamente, le importazioni sono aumentate dell’1%, portando il saldo complessivo della domanda estera a sottrarre 0,7 punti percentuali alla crescita del PIL.
Per questo motivo, sebbene la produzione interna sia rimasta vitale, la debolezza delle vendite oltreconfine ha impedito un aumento più stabile e consolidato della ricchezza nazionale.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it