Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 15 giugno 2026, il rapporto economico tra la pubblica amministrazione e i professionisti cambierà radicalmente. Per effetto della legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), entra in vigore il nuovo meccanismo di verifica preventiva della regolarità fiscale che trasforma la PA in un “esattore automatico” per conto dello Stato. Non si tratterà più di un semplice blocco del pagamento, ma di una vera e propria compensazione forzosa: l’ente pubblico estinguerà il debito fiscale del professionista trattenendo le somme direttamente dal compenso dovuto.
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Pagamenti PA a professionisti con debiti: cosa prevede la legge di Bilancio 2026
La novità è contenuta nell’art. 1, comma 725, della legge n. 199/2025, che ha introdotto il comma 1-ter all’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973. Mentre in precedenza la normativa prevedeva una sospensione del pagamento in presenza di inadempienze superiori a 5.000 euro, la nuova disciplina elimina ogni franchigia.
A partire dal 15 giugno, il controllo della regolarità fiscale scatterà per qualsiasi importo, anche per fatture inferiori ai 5.000 euro. Se il professionista risulta moroso verso il Fisco per tributi erariali, la PA non blocca l’intero mandato, ma versa all’agente della riscossione la quota necessaria a coprire il debito e liquida al professionista solo l’eventuale eccedenza.
Chi sono i soggetti interessati?
Come chiarito dalla circolare del ministero della Giustizia del 17 marzo 2026, l’obbligo di verifica riguarda tutti i soggetti che rientrano nella nozione di esercenti arti e professioni ai sensi dell’art. 54 del TUIR. Nello specifico, la misura colpisce:
- avvocati, inclusi i compensi per il patrocinio a spese dello Stato, mediazione e negoziazione assistita;
- ausiliari del giudice e periti di parte;
- professionisti incaricati in ambito civile, penale, amministrativo e tributario;
- consulenti e prestatori d’opera che fatturano verso enti pubblici.
La norma si applica a tutti i pagamenti effettuati dal 15 giugno 2026, indipendentemente da quando è stata svolta la prestazione o da quando è stata emessa la fattura. Anche i compensi pregressi, dunque, ancora da liquidare subiranno il nuovo trattamento.
Le conseguenze: il rischio liquidità per gli studi professionali
L’impatto della misura per i professionisti e le PMI che lavorano con il settore pubblico è rilevante. Il rischio principale non è solo la perdita immediata di parte del compenso, ma l’allungamento dei tempi di incasso dovuto alle procedure di verifica che gli uffici contabili della PA dovranno obbligatoriamente espletare.
Cosa rientra nella verifica?
Il meccanismo di compensazione riguarda esclusivamente i tributi erariali (IVA, IRPEF, IRES, ecc.). Restano attualmente esclusi dalla procedura di scomputo automatico i contributi previdenziali (INPS/INAIL) e i tributi locali, sebbene la regolarità contributiva resti un requisito separato per la contrattualizzazione con la PA.
Come prepararsi entro il 15 giugno
Per evitare crisi di liquidità improvvise, i professionisti devono agire d’anticipo. Occorre considerare che i mandati di pagamento della PA emessi dopo metà giugno potrebbero essere decurtati o subire rallentamenti amministrativi per i nuovi controlli. La verifica immediata del cassetto fiscale, ovvero della propria posizione debitoria sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, è utile per gestire al meglio eventuali cartelle esattoriali pendenti attraverso rateazioni o definizioni agevolate. Anche la semplice rateazione, infatti, congela l’inadempienza ai fini della verifica.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it