Le tensioni tra Washington e Teheran stanno spingendo verso l’alto le quotazioni del greggio. Il possibile intervento militare via terra degli Stati Uniti in Iran, che il governo di Trump sta valutando, ha spinto il prezzo del petrolio (brent) a 104 dollari al barile. Si tratta di un rincaro che preoccupa il mondo produttivo, compreso quello italiano, non immune alle dinamiche del mercato. Anche per l’Italia, infatti, questo andamento al rialzo si traduce in bollette e costi di produzione più alti.
Indice
Guerra in Iran: dall’ultimatum di Trump al rischio di invasione di terra
Le notizie che arrivano dagli USA descrivono uno scenario in rapida evoluzione. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, il presidente Donald Trump è pronto a intensificare l’azione militare a Teheran se non si arriverà a un accordo sul piano di pace proposto dal governo americano.
Tuttavia, la decisione non è semplice. Dietro le quinte, l’amministrazione statunitense appare divisa tra chi spinge per una linea durissima e chi teme che un intervento terrestre possa trascinarsi troppo a lungo. Anche se l’obiettivo resta quello di sbloccare lo Stretto di Hormuz – la cui chiusura sta soffocando il commercio energetico mondiale – pesano i costi umani già sostenuti dagli Stati Uniti: finora si contano 13 soldati americani deceduti e circa 300 feriti.
Le radici della crisi
Questa escalation è l’ultimo atto di una tensione esplosa lo scorso 28 febbraio, quando un attacco congiunto di USA e Israele ha portato alla morte della guida iraniana Khamenei e di parte del suo vertice. Al suo posto è subentrato il figlio, Mojtaba Khamenei, una figura che Washington ha già dichiarato di considerare un obiettivo.
Nonostante i tentativi di mediazione – tra cui il piano di pace in 15 punti presentato dagli USA tramite il Pakistan – la diplomazia sembra al momento ferma. Teheran ha rigettato le proposte ma, in questo stallo, Israele prosegue i suoi raid aerei e gli Stati Uniti continuano a schierare truppe d’élite nella regione.
Petrolio a 104 dollari e blocco di Hormuz: cosa cambia per il mercato energetico
Tutta questa incertezza politica si è tradotta immediatamente in un’impennata dei prezzi energetici. Nella giornata di giovedì 26 marzo, il prezzo del petrolio (brent) è salito a 104,3 dollari al barile (+2%), così come la quotazione del greggio (WTI), che ha raggiunto i 92,2 dollari (+2,1%).
Il fulcro del problema è – appunto – lo Stretto di Hormuz, una sottile lingua di mare attraverso la quale transita circa il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio e gas. Con il blocco imposto dall’Iran, le grandi compagnie di navigazione hanno sospeso i transiti perché le polizze cargo sono diventate insostenibili o del tutto assenti, lasciando oltre 150 navi cisterna ferme all’ancora nel Golfo.
Questa paralisi logistica ha spinto il prezzo del petrolio brent, spingendo i rincari lungo tutta la filiera energetica. Per le imprese italiane, questo significa un aumento immediato dei costi di produzione e di trasporto, con il gasolio che in molte regioni ha già superato la soglia dei 2 euro al litro.
L’impatto sui costi aziendali: i rincari energetici su imprese e PMI
Secondo il rapporto di previsione di Confindustria, diffuso il 26 marzo 2026, l’Italia è tra i Paesi più vulnerabili allo shock energetico causato dalla crisi del Golfo, a causa della sua dipendenza dalle importazioni energetiche. Il rischio maggiore è che la crescita del PIL italiano scivoli a -0,7% nel 2026 (rispetto a un +0,5% previsto in tempi di pace). Inoltre, se a livello geopolitico la situazione dovesse peggiorare, nello scenario peggiore il prezzo del petrolio potrebbe salire addirittura del 90% e quello del gas del 50%.
A queste previsioni si affiancano quelle di Confocommercio, che per il settore del commercio, del turismo e dei servizi stima una spesa media di 2.000 euro al mese in più per bollette di luce e gas se le tensioni non rientrano. Questo aumento è dovuto principalmente al rialzo del prezzo unico nazionale dell’elettricità (PUN), salito a 0,144 euro/KWH (+26% in un solo mese), e del gas (PSV), che ha superato gli 0,62 euro/SMC.
Cosa aspettarsi nei prossimi giorni?
La sopravvivenza economica di molte imprese dipenderà dalla durata del blocco nello Stretto di Hormuz. Se Trump ordinerà l’invasione di terra, la volatilità dei prezzi potrebbe toccare picchi mai visti dal 2022. Inoltre, la tensione tra USA e Cina e le nuove barriere tariffarie complicano l’export, che nel 2025 ha già mostrato segni di sofferenza in settori chiave della manifattura.









Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it