Dopo anni di ricorso al cosiddetto regime semplificato, l’esame di abilitazione per diventare avvocato rischia di tornare al sistema più rigoroso previsto in passato. Poiché l’ultimo decreto Milleproroghe non ha rinnovato le modalità agevolate introdotte durante la pandemia – che prevedevano una prova scritta e un colloquio orale in tre fasi – in assenza di un nuovo intervento legislativo tornerebbero di fatto in vigore le regole stabilite dalla riforma professionale del 2012. Tuttavia, durante il recente incontro tra il ministero della Giustizia e i rappresentanti degli avvocati (CNF e AIGA), è emersa una volontà chiara: evitarlo.
Esame di abilitazione avvocato nel 2026: le prove
Sebbene non ci sia ancora un decreto definitivo, l’orientamento emerso dal tavolo tecnico è quello di prevedere due prove scritte, che consistono nella redazione di un parere motivato e di un atto giudiziario. Inoltre, il ministero sembra orientato a continuare a permettere l’uso dei codici con la giurisprudenza, che invece la vecchia normativa vietava. Un’altra novità emersa dal dibattito è la possibilità di svolgere le prove scritte non più a mano, ma tramite computer con programmi di videoscrittura controllata, per rendere la correzione più rapida e oggettiva.
Rispetto al regime transitorio semplificato degli anni 2023-2025, che prevedeva l’elaborazione di un unico atto giudiziario, la nuova struttura reintroduce il parere motivato. A differenza dell’esame pre-2020, però, si abbandona lo schema delle tre prove in tre giorni consecutivi (che consistevano nella redazione di due pareri legali e di un atto giudiziario).
Come cambia la prova orale
Anche la prova orale cambia: non è più una prova divisa in fasi diverse (come stabilito dalla normativa emergenziale), ma consiste in un colloquio finale unico, che evita però il ritorno al modello di verifica interdisciplinare “enciclopedico”. Nel sistema precedente, infatti, il candidato era tenuto a dimostrare una padronanza simultanea su un numero elevato di materie – dal diritto civile e penale alle rispettive procedure, fino a diverse discipline a scelta, oltre all’ordinamento e alla deontologia – davanti a una commissione incaricata di valutarne la preparazione complessiva in un’unica sessione di interrogazione.
Le nuove modalità invece prevedono la discussione degli elaborati scritti, obbligando il candidato a difendere le proprie scelte giuridiche, seguita dalla risoluzione di un caso pratico per testare l’attitudine al problem solving legale.
Quando entrano in vigore le nuove regole
Per evitare il ritorno al vecchio modello, il governo sta discutendo un disegno di legge delega. L’entrata in vigore delle nuove regole per l’esame di avvocato è attualmente prevista per la sessione 2026, il cui bando viene solitamente pubblicato in autunno (ottobre) con prove scritte a dicembre 2026.
Per chi è ancora valido il regime speciale nel 2026
Per chi ha sostenuto le prove nel 2025 e deve affrontare gli orali nel 2026, lo schema emergenziale resta valido fino alla fine della sessione in corso. Tale modalità prevede una singola prova scritta focalizzata sulla redazione di un atto giudiziario in una materia a scelta tra diritto civile, penale o amministrativo. La prova orale invece prevede l’esame e la discussione di una questione pratico-applicativa (soluzione di un caso), la discussione di brevi questioni su tre materie (una di diritto processuale e due di diritto sostanziale) e l’accertamento della conoscenza dell’ordinamento forense e della deontologia.












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