La legge di Bilancio 2026 interviene su congedi parentali, permessi per malattia dei figli e incentivi economici. Tra le novità principali, i genitori potranno utilizzare il congedo fino ai 14 anni dei figli, raddoppiano i giorni di permesso per malattia tra i 3 e gli 8 anni e arrivano bonus più alti e procedure semplificate per asili nido e sostegni alle mamme lavoratrici. L’obiettivo è ampliare le tutele familiari, pur senza modificare la durata complessiva dei congedi o il livello delle indennità.
Indice
- Congedi parentali 2026: passa da 12 a 14 il limite d’età dei figli
- Indennità del congedo: il calcolo della retribuzione
- Più giorni per la malattia dei figli tra 3 e 8 anni
- Contratti a termine e sostituzioni: più flessibilità
- Bonus asilo nido e bonus mamme: più semplici e più alti
- Luci e ombre: il rischio di pesare ancora sulle donne
Congedi parentali 2026: passa da 12 a 14 il limite d’età dei figli
La legge n. 199/2025 modifica il Testo unico sulla maternità e paternità (d.lgs. 151/2001), estendendo da 12 a 14 anni il limite di età entro cui i genitori possono astenersi facoltativamente dal lavoro. L’estensione riguarda non solo l’articolo 32, ma anche le norme collegate sui permessi e sulle indennità. In concreto, cambia il periodo entro cui è possibile utilizzare il congedo, non la sua durata complessiva, che resta fissata a 10 mesi totali, elevabili a 11 se il padre usufruisce di almeno tre mesi consecutivi.

Secondo l’avvocato Stefano Cuomo, esperto in diritto di famiglia, si tratta di un intervento coerente ma non rivoluzionario. “L’estensione introdotta non determina un vero e proprio cambio di paradigma, semmai conferma il precedente, migliorandolo – spiega -. A partire dal 1° gennaio 2026, i genitori possono esercitare il diritto all’astensione facoltativa dal lavoro in un arco di tempo più esteso, coprendo anche la fase dell’ingresso nell’adolescenza dei figli”. Resta però invariata la struttura del congedo, sia in termini di settimane disponibili sia di copertura economica.
Indennità del congedo: il calcolo della retribuzione
Il sistema di indennità non subisce modifiche sostanziali. Il primo mese di congedo è retribuito al 100 o all’80%, a seconda del contratto collettivo applicato. Il secondo e il terzo mese sono coperti all’80% se fruiti entro i sei anni del bambino. Tutti i mesi successivi restano indennizzati al 30%, ora però utilizzabili fino ai 14 anni. Una scelta che, come osserva l’avvocato, distingue l’Italia da altri Paesi europei.
“Il legislatore italiano ha esteso l’arco temporale di utilizzo del congedo, ma senza aumentare le settimane retribuite. In Spagna, ad esempio, è garantito il 100% della retribuzione, ma per un periodo più breve, fino a 19 settimane – spiega l’esperto -. Inoltre, il congedo di paternità obbligatorio resta invece fermo a dieci giorni, senza estensioni”.
Più giorni per la malattia dei figli tra 3 e 8 anni
Un’altra novità riguarda i permessi per malattia del bambino. L’avvocato spiega che per i figli tra i tre e gli otto anni, i giorni di assenza dal lavoro che i genitori possono utilizzare, alternativamente, raddoppiano: da cinque a dieci all’anno. Anche in questo caso, l’intervento amplia le tutele, ma resta confinato entro limiti quantitativi contenuti.
Contratti a termine e sostituzioni: più flessibilità
La legge di Bilancio interviene anche sul versante delle imprese e dell’organizzazione del lavoro. Viene introdotta la possibilità di prorogare i contratti a tempo determinato, anche in somministrazione, stipulati per sostituire lavoratrici e lavoratori in congedo di maternità o parentale. La proroga può servire a consentire un periodo di affiancamento e non può superare il primo anno di vita del bambino. L’intento è rendere più fluido il rientro al lavoro e ridurre le difficoltà organizzative legate alle sostituzioni.
Bonus asilo nido e bonus mamme: più semplici e più alti
Riguardo agli incentivi economici, dal 2026 cambia la procedura per il bonus asilo nido. Non sarà più necessario presentare la domanda ogni anno: basterà una prima istanza valida per l’intero ciclo di frequenza. Il beneficio viene inoltre esteso ai micronidi, oltre ai nidi pubblici e privati autorizzati.
“Aumenta anche il bonus mamme lavoratrici, che passa da 40 a 60 euro mensili, esentasse – spiega l’avvocato -. Possono beneficiarne le madri lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste con un Isee fino a 40 mila euro annui, a condizione di avere almeno due figli. Il bonus vale fino ai 10 anni del figlio più piccolo, oppure fino ai 18 anni in caso di tre o più figli”, sottolinea l’avvocato.
Luci e ombre: il rischio di pesare ancora sulle donne
Nel complesso, le misure introducono miglioramenti, ma non sciolgono alcuni nodi strutturali. L’avvocato invita a una lettura equilibrata. “È sicuramente lodevole l’estensione a 14 anni del periodo entro il quale si può esercitare il congedo parentale – spiega -. L’adolescenza è una fase che può richiedere particolare attenzione e cura”.
Allo stesso tempo, restano criticità evidenti. “Il bonus mamme è stato esteso alle lavoratrici autonome (comprese quelle iscritte alla gestione separata e alle casse professionali), esonero contributivo totale rimane spesso più accessibile o vantaggioso per il settore dipendente a tempo indeterminato, determinando ciò una disparità di trattamento tra autonome e madri dipendenti”.
Soprattutto, il carattere facoltativo dei congedi continua a produrre effetti asimmetrici. “Storicamente questi strumenti vengono utilizzati in larga prevalenza dalle donne – precisa l’esperto -. Senza un potenziamento dei congedi di paternità obbligatori, il rischio è che l’estensione a 14 anni continui a pesare quasi esclusivamente sulle carriere femminili, alimentando il gender pay gap”.
Infine, c’è il tema dei servizi. Senza un aumento reale dei posti negli asili nido, anche un bonus più alto rischia di avere un impatto limitato. “Quindi è fondamentale che i soldi PNRR stanziati per la creazione di nuovi asili nido, come rimodulati dall’attuale governo, siano effettivamente ed efficacemente spesi, altrimenti nessun bonus potrà mai colmare il gap natalità in essere in Italia”, conclude l’avvocato.










Cristina Siciliano
Giornalista e scrittrice