Agricoltura, solo il 12% delle imprese in Italia investe in innovazione e sostenibilità

I dati delineano un comparto agricolo italiano in fase di trasformazione, caratterizzato da forti disparità geografiche e dimensionali

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Secondo una recente indagine ISTAT, solo il 12% delle aziende agricole ha dichiarato di aver introdotto innovazioni tecniche o gestionali nell’ultimo quinquennio. Pur essendo ormai fondamentali in questo settore, ammodernamento e sostenibilità sono ancora due voci del bilancio che non hanno lo stesso peso per tutte le realtà imprenditoriali italiane. Con una distanza che si fa sempre più netta soprattutto se si mettono a paragone Nord e Sud.

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Agricoltura, innovazione e sostenibilità: imprese a confronto

Se si analizzano i dati ISTAT filtrando per aree, nel Nord-est si registra la quota più elevata di imprese che investono, pari al 24,5%, seguita dal Nord-ovest con il 19,4%. Al contrario, il Mezzogiorno presenta percentuali sensibilmente inferiori: il Sud si attesta al 6,2% e le Isole all’8,1%.

Tenendo conto invece della superficie agricola utilizzata (SAU), solo il 7,9% delle piccole aziende (fino a 10 ettari) ha impiegato parte del proprio budget in interventi di innovazione e sostenibilità, mentre la percentuale sale al 34,6% quando si tratta di grandi realtà (oltre i 50 ettari).

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Obiettivi e cause: cosa spinge gli imprenditori verso l’innovazione

Sebbene l’obiettivo comune rimanga la competitività, le spinte che guidano gli imprenditori verso le nuove tecnologie sono diverse ma, in generale, il motore principale del cambiamento è la ricerca della massima resa produttiva. Secondo i dati raccolti, l’ottimizzazione della produzione è il beneficio indicato dall’82,2% delle imprese. A questo si affiancano la necessità di una gestione più oculata dei mezzi di produzione (72,5%) e la volontà di abbattere i costi operativi (63,6%), delineando un quadro in cui la tecnologia serve innanzitutto a rendere l’azienda più snella e performante.

Tuttavia, mentre nelle regioni settentrionali l’approccio all’innovazione è orientato prevalentemente all’efficienza dei processi e al consolidamento dei volumi produttivi, nel Mezzogiorno l’investimento tecnologico assume un carattere di necessità strutturale. Qui l’innovazione è una risposta diretta all’emergenza climatica e alla tutela della qualità dei prodotti. Infatti, il 53% delle aziende meridionali investe nell’uso efficiente dell’acqua (una quota decisamente superiore rispetto al 33,4% registrato nel Centro Italia) e il 60,1% punta su sistemi avanzati per contrastare le malattie delle piante.

Per quanto riguarda invece tracciabilità e sicurezza alimentare, emerge ancora un divario tra le diverse aree del Paese: nel Mezzogiorno, l’esigenza di garantire la trasparenza della filiera coinvolge il 52,8% delle imprese innovatrici, quota superiore rispetto al 32% registrato nelle regioni del Nord.

Infine, più della metà delle imprese in Italia (il 53,7%) ha introdotto pratiche connesse all’agricoltura circolare – con un picco del 75,8% tra le realtà di grandi dimensioni – ma solo il 5,2% delle aziende utilizza impianti per fonti rinnovabili. Mentre il 50,2% delle aziende innovatrici ha sentito la necessità di potenziare le competenze tecniche della forza lavoro. Nel Mezzogiorno, questa esigenza supera il 60%, accompagnata dalla necessità di inserire nuove figure specializzate (38% al Sud contro il 15,1% al Nord-ovest).

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Autofinanziamenti e PAC: da dove arrivano i soldi

La capacità di investire nell’innovazione poggia su due pilastri principali: le risorse proprie degli imprenditori e il sostegno europeo. L’86,6% delle imprese matura le proprie scelte internamente, a volte supportate dalle associazioni di categoria (decisive per il 28,3% delle aziende, con punte del 37% al Sud).

L’autofinanziamento è la modalità prevalente per il 76,5% delle aziende e tocca il suo apice nel Nord-est, dove l’82,2% delle imprese utilizza capitali propri, ma nel Sud la quota scende al 68,6%. A livello nazionale, i fondi europei (PAC) sono considerati fondamentali dal 40,3% delle imprese che scelgono di innovare. L’incidenza sale al 59,7% nel Mezzogiorno.

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