Legge sulle lobby in Italia, dal registro dei lobbisti all’agenda degli incontri: “Così si favoriscono i poteri forti”

L'obbligo di trasparenza introdotto dalla legge sul lobbying non riguarda tutti. "Le lobby hanno fatto le lobby", spiega Federico Anghelé. Ecco tutte le novità.

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È arrivato il via libera dell’aula della Camera alla legge sulle lobby o sul lobbying in Italia. I sì sono stati 122, gli astenuti 104 (tutte le opposizioni) e nessun voto contrario. Adesso il testo passa al Senato per la seconda lettura. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere ordine e regole all’interno di un universo, quello dei cosiddetti “portatori di interessi”, che fino ad oggi si è mosso nell’ombra, esercitando poteri e condizionando politica e processi decisionali, il tutto rigorosamente in sordina. Ma le nuove regole non valgono per tutti: gli “esclusi” sarebbero gli unici a poter continuare ad agire indisturbati.

Cosa sono le lobby?

Le lobby sono gruppi di persone che, pur non essendo un parlamentari e non avendo incarichi di governo, influenzano le decisioni politiche, promuovendo dentro e fuori le sedi istituzionali gli interessi dei soggetti per cui lavorano (attività di lobbying). Il nome, di origine inglese, significa infatti “loggia”. I lobbisti, dunque, sono dei portavoce/rappresentanti di un interesse di un gruppo, di un’azienda o di un’associazione.

Il lobbying è legale in Italia. Ma a esso è associato il concetto di privilegio, difeso da chi è stato in grado, più di altri, di penetrare i palazzi del potere, intrecciando accordi con la politica. Anche se si muovono lontani dai riflettori, chi sono i lobbisti è cosa ben nota: tassisti, balneari, compagnie petrolifere, ambulanti, agricoltori. Le lobby più potenti diventano così le categorie in grado di instaurare rapporti più solidi con i decisori, da cui scaturiscono decisioni a livello istituzionale che proprio a quelle categorie risulteranno più favorevoli.

Legge sulle lobby in Italia: cosa cambia

La legge sul lobbying contiene la “Disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi’” a prima firma del presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano (Fi), che ne è stato anche relatore. La riforma vuole innanzitutto colmare un vuoto legislativo e favorire il dialogo tra istituzioni e società, sfatando il tabù degli “interessi”, considerandoli finalmente legittimi e inserendoli nelle normali dinamiche della democrazia. Ciò significa ribaltare il paradigma preesistente che ha visto sempre in queste dinamiche qualcosa di sbagliato o comunque di contrapposto all’interesse collettivo.

Il registro dei lobbisti

Il documento delinea il profilo professionale dei cosiddetti “portatori di interessi”. E affida al CNEL il compito di istituire un registro dei lobbisti, ovvero dei soggetti che svolgono attività di rappresentanza di interessi, chiamato “Registro pubblico per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi”. 

Al Registro pubblico dei portatori di interessi saranno obbligati ad iscriversi tutti i lobbisti che svolgono l’attività “professionalmente, in maniera continuativa e non meramente occasionale”. Il provvedimento che ha appena incassato l’ok dalla Camera è frutto di un confronto con giuristi e operatori del settore e, a detta di chi l’ha promosso, risponde alle raccomandazioni dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa e accoglie i recenti moniti della Corte Costituzionale. 

L’agenda degli incontri con i decisori pubblici

La proposta di legge sul lobbying in Italia stabilisce che sia istituita una agenda degli incontri tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi iscritti al registro. Questi ultimi avranno l’obbligo di indicare con cadenza trimestrale:

  1. l’elenco degli incontri svolti, con l’indicazione del decisore pubblico incontrato
  2. il luogo in cui l’incontro si è svolto; 
  3. l’argomento trattato ed eventuali altri soggetti partecipanti all’incontro. 

I decisori potranno chiedere la rimozione dall’agenda delle informazioni non veritiere. Viene poi stabilito che i rappresentanti di interessi non possono corrispondere, a titolo di liberalità, alcuna somma di denaro o altre utilità economicamente rilevanti ai decisori pubblici. 

Il comitato di sorveglianza

La legge affida inoltre l’attività di controllo ad un comitato di sorveglianza di 10 componenti incardinato presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e presieduto dallo stesso presidente del CNEL. Il comitato dovrà, tra l’altro, vigilare sul rispetto del codice deontologico e potrà comminare provvedimenti che vanno dalle sanzioni pecuniare fino alla sospensione o all’espulsione dal registro.

Proprio sull’affidamento al CNEL sono iniziati i primi mal di pancia di chi, come Azione e Italia viva, aveva proposto di affidare il registro all’AGCM, e non al CNEL, in virtù di competenze più adeguate sulla materia. 

Legge sul lobbying, la denuncia: “Poteri forti esclusi da obbligo trasparenza”

“L’aspetto per noi più problematico e che rischia di compromettere l’impianto, ma soprattutto la bontà, della legge sul lobbying in Italia riguarda le cosiddette esclusioni. Vi sono dei soggetti per i quali non varranno gli obblighi di trasparenza stabiliti dal provvedimento. Questi soggetti sono principalmente sindacati e associazioni datoriali che rappresentano alcuni degli attori che svolgono maggiormente attività di lobbying e di relazioni istituzionali”. A spiegarlo a Partitaiva.it è Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby e portavoce della coalizione che raggruppa 52 organizzazioni della società civile.

Federico Anghelé

Eppure le aziende svolgono la loro attività di lobbying proprio attraverso le associazioni datoriali a cui appartengono. Svista clamorosa o era già tutto previsto? Anghelé sorride: “Ci sono ragioni precise – spiega –, come quella di escludere gli attori più potenti. La legge avrebbe dovuto contribuito a portare trasparenza e a moltiplicare la partecipazione, invece rischia di cristallizzare le asimmetrie già esistenti”. Il rischio paventato da Anghelé è che la norma legittimi di fatto la presenza di soggetto che, rispetto ad altri, vantano un accesso privilegiato al decisore pubblico. Le lobby hanno fatto le lobby, verrebbe da dire.

I privilegi dei decisori pubblici e dei vertici amministrativi delle istituzioni

Altra criticità riguarda l’assenza di reciprocità tra decisore pubblico e il portatore di interessi. “Mentre i portatori di interesse – aggiunge il direttore di The Good Lobby – sono obbligati a iscriversi al registro dei lobbisti e a rendere conto di tutti gli incontri che svolgono con i decisori pubblici, quest’ultimi non hanno lo stesso obbligo di trasparenza, così come noi avevamo richiesto. Tutto ciò va a detrimento della facilitazione alla partecipazione”.

Altro aspetto, ancora, riguarda i vertici amministrativi delle istituzioni: alti dirigenti dei ministeri svolgono incontri con i portatori di interessi e questo è del tutto normale. “Ciò avviene anche a Bruxelles, ad esempio. Ma mentre a Bruxelles i vertici possono incontrare solo attori regolarmente iscritti nel registro della trasparenza. In Italia, questo obbligo non sarà valido”, chiosa.

Ma cosa salviamo di questa legge? “La risposta è difficile perché le esclusioni, di fatto, già ne compromettono la bontà – dice –. Tuttavia la buona notizia è che siamo di fronte a un provvedimento che arriva dopo cinquant’anni anni di attesa. La norma ha inoltre il pregio di aver considerato le istituzioni non solo a livello centrale, ma anche le autorità regionali e le città metropolitane. Dunque, rileviamo un ampio margine di applicazione che accogliamo con favore. Tutti questi aspetti, in un testo migliorato, saranno considerati assolutamente positivi all’interno di un ragionamento attorno alla regolamentazione del lobbying”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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