Le polizze catastrofali sono l’arma che il governo Meloni ha consegnato nelle mani delle imprese italiane per difendersi da quei fenomeni climatici estremi che hanno iniziato a verificarsi con preoccupante frequenza nel nostro Paese. Ma i danni causati dal ciclone Harry restituisce una verità diversa. La legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’assicurazione obbligatoria per tutte le imprese (escluse quelle agricole); tuttavia, la copertura assicurativa riguarda danni causati da sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, non dalle mareggiate come quella che ha colpito il Sud Italia la scorsa settimana.
Indice
Polizze catastrofali, come funzionano
L’assicurazione obbligatoria per le imprese si concretizza attraverso le cosiddette polizze Cat Nat (catastrofi naturali). Si tratta di contratti assicurativi che, come già spiegato, tutelano le imprese contro i danni materiali diretti causati al patrimonio aziendale, cioè immobili, impianti, attrezzature e terreni.
Successivamente alla legge di Bilancio 2024, con il decreto legge del 31 marzo 2025, n. 39, il Governo è intervenuto per modulare i termini di applicazione dell’obbligo, differenziandoli in base alla dimensione aziendale e introducendo ulteriori disposizioni operative. Il provvedimento è stato, infine, convertito con modificazioni nella legge del 27 maggio 2025, n. 78 (pubblicata nella GU del 30 maggio 2025 ed entrata in vigore il 31 maggio 2025), completando così l’iter normativo e rendendo pienamente operative le nuove regole.
Cosa rischia chi non si adegua
Le aziende che non ottemperano all’obbligo rischiano sanzioni amministrative pecuniarie da 100 mila a 500 mila euro, ma anche la perdita dell’accesso a contributi pubblici, agevolazioni e incentivi fiscali.
Cambiamento climatico e calamità naturali: dati e previsioni
Nel 2025, stando ai dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con +5,9% rispetto al 2024. E tra le regioni più colpite c’è la Sicilia che, con 45 eventi meteo estremi, è risultata al secondo posto dopo la Lombardia (50). Di questo passo, secondo un recente studio dell’università di Mannheim, i danni subiti dal Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni potranno di anno in anno lievitare. Se nel 2025 sono stati pari a 11,9 miliardi di euro, in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro.
Sul fronte della prevenzione al dissesto idrogeologico, dal 1999 al 2024 sono stati 20,5 i miliardi di euro spesi per ben 25.903 interventi relativi alla mitigazione del dissesto idrogeologico (elaborazione Legambiente su dati Rendis, Ispra). Soldi destinati alla prevenzione e che hanno visto portare a termine ben il 35,7% dei lavori previsti, ossia 9.247 su 25.903 per un importo di spesa di circa 5,6 miliardi, ma che al momento sono risultati essere meno efficaci di quanto atteso, visto che il rischio idrogeologico nel nostro Paese è aumentato nel corso degli ultimi decenni, arrivando ad interessare il 94% dei comuni italiani (erano l’88% nel 2015 e il 91% nell’aggiornamento del 2018).
Obbligo polizze catastrofali per le imprese, il ciclone Harry riaccende fari sul tema
All’indomani del ciclone Harry che ha messo in ginocchio Sicilia, Calabria e Sardegna, si scopre che le polizze catastrofali non coprono i danni causati dalle mareggiate. Ma a scoraggiare ancora di più gli imprenditori, soprattutto quelli che proprio a causa della mareggiata della settimana scorsa hanno perso praticamente tutto, è la notizia che, contestualmente alla dichiarazione dello stato di emergenza, il primo stanziamento annunciato dal Governo Meloni non va oltre i 100 milioni di euro.
Quello annunciato dal Consiglio dei ministri, è stato presentato come uno stanziamento iniziale ma già in partenza appare assolutamente insufficiente a fronteggiare i danni subiti non solo dalle attività produttive ma anche da abitazioni, infrastrutture e viabilità.
Tutto ciò accresce il senso di smarrimento tra quei cittadini e imprenditori che per colpa del ciclone Harry hanno perso tutto. La strada per la ricostruzione di quei territori devastati, dunque, inizia tutta in salita. Eppure l’assicurazione obbligatoria imprese per le calamità naturali era nata col preciso intento di tutelare le imprese ma al contempo di alleggerire l’eventuale esborso dello Stato per la ricostruzione dopo fenomeni naturali estremi.
Entrambi gli obiettivi oggi sembrano destinati a fallire miseramente dal momento che la realtà si scontra con cavilli burocratici. Il caso vuole che la definizione tecnica di evento catastrofale escluda proprio fenomeni come quelli che hanno interessato la parte meridionale della nostra Penisola con venti fortissimi e onde alte 16 metri e penetrazione di acqua marina ma anche maremoti.
Se, invece, un ristorante o uno stabilimento balneare fosse stato devastato da un’esondazione creata da fiumi o laghi, allora il risarcimento sarebbe rientrato nei parametri legislativi. Un distinguo che suona come una vera beffa per le imprese che hanno ottemperato alle richieste dello Stato e delle sue leggi.
Assoesercenti Sicilia: “Grave paradosso su coperture”
“A grandi incendi e a grandi mareggiate purtroppo ci dovremo abituare”. Le parole pronunciate dal governatore della Regione siciliana, Renato Schifani pesano come i macigni che abbiamo visto davanti ai cancelli e ai muri sfondati di case, lidi, ristoranti, situati lungo la costa orientale della Sicilia (ma anche della Calabria e della Sardegna) e fatti a pezzi dalla furia del mare.
“Occorre riflettere sul futuro”, ha proseguito giorni fa nel suo discorso Schifani. Ma forse, bisognava riflettere anche sul passato recente. In particolare, sulla legge di Bilancio 2024 che ha introdotto l’obbligo delle polizze catastrofali che rischiano però di diventare un buco nell’acqua se non si ragiona su possibili correttivi.

“Dalle verifiche effettuate – fa sapere a Partitaiva.it Salvatore Politino, presidente d Assoesercenti Sicilia, associazione rappresentativa delle PMI del territorio – risulta che le polizze catastrofali previste dalla normativa vigente in attuazione della legge di Bilancio, pur introducendo un obbligo assicurativo per le imprese, non ricomprendono tra gli eventi coperti le mareggiate e, più in generale, gli eventi marini estremi”.
Secondo Politino siamo di fronte ad un paradosso: “Imprese che hanno adempiuto all’obbligo assicurativo si trovano comunque prive di tutela proprio rispetto agli eventi che, nelle aree costiere, rappresentano uno dei principali fattori di rischio per strutture, attrezzature e scorte”, aggiunge. E per il tessuto produttivo siciliano – fortemente caratterizzato da attività turistiche, ricettive, commerciali e di servizi ubicate in prossimità del mare – “ciò configura una grave vulnerabilità economica e una evidente disparità di protezione rispetto ad altri territori esposti a differenti rischi naturali”, sottolinea ancora il numero uno di Assoesercenti Sicilia.
Polizze catastrofali, gli interventi correttivi richiesti
“Riteniamo – conclude Politino – che l’attuale impianto, se non corretto, rischi di trasformare l’obbligo assicurativo in un adempimento formale privo di reale efficacia protettiva per migliaia di imprese costiere, con conseguenze economiche e occupazionali rilevanti per il territorio”. Assoesercenti Sicilia ha le idee chiare sul da farsi. E chiede una serie di interventi correttivi, di seguito elencati:
- estensione della copertura obbligatoria. L’inserimento, tra gli eventi oggetto della polizza catastrofale obbligatoria, delle mareggiate e degli eventi marini estremi, attraverso un intervento normativo di modifica e integrazione dell’attuale impianto;
- introduzione di garanzie minime sui danni indiretti. La previsione, all’interno della copertura base o come modulo obbligatorio standardizzato, della tutela per le perdite da interruzione dell’attività (business interruption) conseguenti a eventi calamitosi, al fine di garantire la continuità economica delle imprese colpite;
- sostegno pubblico ai premi assicurativi per le PMI costiere. L’attivazione di contributi, crediti d’imposta o altre forme di co-finanziamento pubblico a favore delle micro e piccole imprese operanti in aree costiere ad alto rischio, per rendere sostenibile l’accesso alle coperture estese;
- standard minimi e maggiore trasparenza contrattuale. La definizione, d’intesa con IVASS, di criteri uniformi e clausole standard su massimali, franchigie, scoperti e definizioni di evento, al fine di evitare disomogeneità di mercato e contenziosi;
- istituzione di un fondo integrativo pubblico di ultima istanza. La creazione, a livello nazionale o regionale, di un fondo di intervento per i casi in cui determinati rischi risultino non assicurabili o eccessivamente onerosi sul mercato, in particolare per eventi marini di carattere sistemico.












Patrizia Penna
Giornalista professionista