Con la manovra 2026 cambiano le regole per la destinazione del TFR. Dal 1ยฐ luglio, infatti, i lavoratori dovranno decidere dove destinare il proprio trattamento di fine rapporto. Se questa scelta non viene fatta, scatta il meccanismo del cosiddetto “silenzio-assenso“. I soldi, cioรจ, finiscono automaticamente nei fondi pensione invece di restare all’azienda. Ma ci sono precise procedure da rispettare.
TFR nei fondi pensione, come funziona il silenzio-assenso
Come stabilito dalla nuova normativa, il lavoratore dipendente ha 60 giorni di tempo dalla data di assunzione per decidere se mantenere o meno il TFR in azienda. In assenza di una dichiarazione esplicita, la quota maturanda verrร trasferita automaticamente dall’azienda al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale (CCNL) di riferimento.
Una volta che il TFR confluisce nel fondo pensione, la scelta diventa irreversibile. Al contrario, chi decide inizialmente di lasciare le somme in azienda potrร optare per la previdenza integrativa in qualsiasi momento successivo. Questi risparmi vengono spostati verso la previdenza integrativa cosรฌ da garantire ai lavoratori pensioni future piรน alte.
Cosa cambia per dipendenti e aziende
Il meccanismo del silenzio-assenso scatta per tutti i datori di lavoro del settore privato (con la sola esclusione del lavoro domestico), indipendentemente dal numero di dipendenti. All’atto dell’assunzione, il lavoratore riceve la scheda informativa sulla previdenza complementare e ha 60 giorni di tempo per scegliere se mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo. In assenza di esplicito rifiuto, la quota si trasferisce automaticamente al fondo pensione di riferimento.
Per chi รจ giร assunto e non ha ancora espresso una scelta, l’azienda รจ tenuta ad avviare la procedura informativa. Dalla data di ricezione della comunicazione, il lavoratore avrร 60 giorni per esprimersi, decorsi i quali scatterร il silenzio-assenso.
Obbligo fondo di tesoreria INPS
La dimensione aziendale entra in gioco esclusivamente per la gestione del TFR che il lavoratore decide di lasciare in azienda. Per evitare che queste somme rimangano nella disponibilitร del datore di lavoro, la manovra prevede il trasferimento forzoso al fondo di tesoreria dell’INPS. Dal 1ยฐ luglio 2026, l’obbligo scatta per le aziende con una media di almeno 60 dipendenti nel biennio 2026-2027.
La soglia dimensionale si abbasserร progressivamente a 50 dipendenti dal 2028 e a 40 dipendenti a partire dal 2032, coinvolgendo cosรฌ, un passo alla volta, anche le realtร piรน piccole.
Nuovi vantaggi fiscali
Per incentivare l’adesione ai fondi, il governo ha previsto una serie di nuove agevolazioni fiscali. Prima di tutto, fino a 5.300 euro annui i contributi versati alla previdenza complementare sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF. Inoltre, le rendite finanziarie dei fondi pensione restano tassate al 20% e le aziende che perdono la disponibilitร del TFR godono di uno sgravio sui contributi previdenziali dovuti all’INPS, pari allo 0,20% della retribuzione imponibile (che sale allo 0,40% ma solo per il personale con qualifica di dirigente).













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it