Con la manovra 2026 cambiano le regole per la destinazione del TFR. Dal 1° luglio, infatti, i lavoratori dovranno decidere dove destinare il proprio trattamento di fine rapporto. Se questa scelta non viene fatta, scatta il meccanismo del cosiddetto “silenzio-assenso“. I soldi, cioè, finiscono automaticamente nei fondi pensione invece di restare all’azienda. Il nuovo meccanismo coinvolgerà prime le imprese più grandi, poi sarà esteso a livello nazionale.
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TFR nei fondi pensione, come funziona il silenzio-assenso
Dal 1° luglio 2026, il lavoratore dipendente ha 60 giorni di tempo dalla data di assunzione per decidere se mantenere o meno il TFR in azienda. In assenza di una dichiarazione esplicita, la quota maturanda verrà trasferita automaticamente dall’azienda al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale (CCNL) di riferimento.
Una volta che il TFR confluisce nel fondo pensione, la scelta diventa irreversibile. Al contrario, chi decide inizialmente di lasciare le somme in azienda potrà optare per la previdenza integrativa in qualsiasi momento successivo. Questi risparmi vengono spostati verso la previdenza integrativa così da garantire ai lavoratori pensioni future più alte.
Cosa cambia per le aziende
L’obbligo di trasferire il TFR all’INPS scatta prima per le aziende con una media di almeno 60 dipendenti nel biennio 2026-2027. In caso di nuova assunzione – a partire dal 1° luglio ed entro 30 giorni dall’inizio del rapporto – queste devono consegnare una scheda informativa dettagliata sulla previdenza complementare al neo dipendente, il quale, a sua volta, ha altri 30 giorni di tempo per comunicare la scelta fatta. Per i lavoratori già in organico che non si sono ancora espressi, invece, la comunicazione e la scelta devono avvenire entro il 31 dicembre 2026. Dopo tale scadenza, scatterà in automatico il silenzio-assenso.
In un secondo momento saranno coinvolte anche le aziende più piccole.
Nuovi vantaggi fiscali
Per incentivare l’adesione ai fondi, il governo ha previsto una serie di nuove agevolazioni fiscali. Prima di tutto, fino a 5.300 euro annui i contributi versati alla previdenza complementare sono esentasse. Inoltre, le rendite finanziarie dei fondi pensione sono tassate al 20% (anziché al 26%) e le aziende che perdono la disponibilità del TFR godono di uno sgravio sui contributi previdenziali dovuti all’INPS, pari allo 0,28% della retribuzione imponibile.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it