Il tema del TFR e della previdenza complementare sta per subire un cambiamento soprattutto per quanto riguarda i neoassunti nel settore privato. Come previsto dalla legge di Bilancio 2026, la novità più importante è l’introduzione della “adesione automatica” ai fondi pensione complementari. Ma cosa significa per i lavoratori e le aziende? Partitaiva.it ha intervistato Guido Luigi Canavesi, esperto di diritto del lavoro, per capire come cambieranno le regole e quale impatto avranno sulle pensioni future.
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Adesione automatica alla previdenza complementare: cosa cambia
Dal primo gennaio 2026, tutti i lavoratori privati (eccetto i domestici e i dipendenti pubblici) saranno automaticamente iscritti a un fondo pensione complementare. “Non si tratta solo di un conferimento del TFR, ma anche di un obbligo di contribuzione per il lavoratore e il datore di lavoro – spiega -. Questa misura avvicina l’Italia a modelli di previdenza più simili a quelli di altri Paesi europei, dove la previdenza complementare è parte integrante del sistema pensionistico pubblico”.

La novità principale, però, non riguarda solo l’adesione automatica al fondo, ma anche l’obbligo di contribuzione sia per il datore di lavoro che per il lavoratore, con una specificità importante. “La contribuzione del lavoratore sarà facoltativa solo in caso di retribuzioni particolarmente basse, sotto il valore dell’assegno sociale”, precisa l’esperto.
Come funziona
I lavoratori, entro 60 giorni dall’assunzione, potranno decidere se mantenere il TFR nel fondo complementare o, in alternativa, trasferirlo liberamente ad un altro fondo di loro scelta. “Rispetto al passato, quando il termine era di sei mesi, la nuova scadenza più breve obbliga il lavoratore a prendere una decisione in tempi più rapidi – continua -. Inoltre, il lavoratore potrà anche decidere di non conferire il TFR al fondo pensione, mantenendolo come previsto dall’art. 2120 del codice civile, ma questa scelta sarà revocabile in qualsiasi momento”.
Quindi la vera novità sta nel fatto che non è più solo una questione di TFR. “Con l’adesione automatica, il lavoratore diventa parte di un sistema che prevede anche contributi a carico del datore di lavoro – aggiunge -. In caso di retribuzioni particolarmente basse (sotto il valore dell’assegno sociale), il contributo del lavoratore sarà facoltativo”.
TFR 2026, cosa cambia per le imprese
Le aziende non saranno solo chiamate a garantire una maggiore informazione, ma dovranno anche gestire la portabilità del TFR e delle contribuzioni a loro carico. Per le aziende con più di 50 dipendenti, la legge stabilisce che esse dovranno versare la parte di TFR non conferita al fondo pensione, con una riduzione progressiva della soglia a partire dal 2026. “Le aziende saranno più coinvolte nella gestione della previdenza complementare, ma non ci saranno aumenti diretti nei costi legati alla portabilità del TFR”.
La novità sugli investimenti: un vantaggio sostenibile
Un aspetto cruciale della riforma riguarda la possibilità per i fondi pensione di investire anche in settori infrastrutturali, culturali e ambientali. “I fondi pensione avranno nuove opportunità di investimento in settori chiave, come quello delle energie rinnovabili e delle infrastrutture, un’opportunità che potrebbe interessare molto i lavoratori attenti agli investimenti sostenibili”, aggiunge l’esperto.
Deducibilità contributi previdenziali 2026: il nuovo limite
Dal 2026, il limite di deducibilità dei contributi versati a titolo di previdenza complementare passerà da 5.164,57 a 5.300 euro, offrendo così un ulteriore incentivo fiscale per i lavoratori che decideranno di aderire a questi fondi. “Si tratta di un incentivo fiscale significativo che renderà più conveniente aderire a una forma di previdenza complementare”.
Maggiore flessibilità nelle prestazioni pensionistiche
Le nuove regole permetteranno anche una maggiore flessibilità nella modalità di erogazione delle pensioni complementari. “Non sarà più obbligatoria una rendita vitalizia, ma si potrà optare per una rendita a durata definita o prelievi liberamente determinabili – sottolinea -. Questo cambiamento è pensato per rispondere meglio alle esigenze individuali e familiari, offrendo maggiore flessibilità ai lavoratori”.
Un altro cambiamento significativo riguarda le modalità di erogazione. La legge di Bilancio prevede un aumento dal 50% al 60% della quota erogabile in capitale del montante contributivo maturato. “Aumentare la percentuale di capitale erogabile in caso di necessità è una novità che potrebbe fare la differenza – sottolinea -. Tuttavia, bisogna capire come sarà equilibrato con l’obiettivo previdenziale complessivo”.
La valutazione complessiva: un sistema previdenziale in evoluzione
Quindi, la legge di bilancio 2026 mira a garantire una copertura previdenziale più solida per le nuove generazioni, in un contesto di crescente inadeguatezza delle pensioni pubbliche. “Il sistema previdenziale italiano si sta evolvendo, cercando di rendere la previdenza complementare più accessibile e attraente”, conclude Canavesi.
Sebbene l’idea di un’adesione automatica possa sembrare un cambiamento radicale, l’obiettivo sembra essere quello di contrastare la crescente inadeguatezza dei trattamenti pensionistici pubblici, attraverso un sistema che diventa più integrato e meno dipendente dalle scelte individuali.














Cristina Siciliano
Giornalista e scrittrice