BCE annuncia tassi d’interesse: ecco cosa cambia per i mutui

Confermata la linea della neutralità per favorire la crescita, ma resta l'incognita USA

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BCE aumenta i tassi d'interesse

La Banca centrale europea (BCE) vuole mantenere i tassi d’interesse fermi nel 2026, in linea con l’inflazione prevista. Così facendo, sia i costi del debito per le imprese che le rate dei mutui per le famiglie non aumenterebbero. Tuttavia, le cose potrebbero cambiare e una nuova stretta potrebbe arrivare in risposta alle ultime decisioni prese da Trump.

Perché la BCE punta ai tassi reali zero

Ad anticipare i piani dell’istituto di Francoforte per il 2026 è stato il capo economista, Philip Lane, in un’intervista rilasciata a La Stampa. In particolare, è stata annunciata la decisione di confermare i tassi nominali al 2% (allo stesso livello dell’inflazione stimata). In questo modo, con il costo dei prestiti e l’aumento dei prezzi che coincidono, il tasso reale risulta nullo (“a zero” appunto).

La strategia BCE punta quindi a garantire questo equilibrio, per far sì che l’economia non venga frenata da costi del credito proibitivi o, al contrario, che la domanda di beni e servizi cresca troppo velocemente fino a surriscaldare il sistema. Si punta a mantenere una fase di stabilità, nel corso del 2026, che interesserebbe sia i risparmi che i prestiti.

Cosa cambia per mutui e prestiti nel 2026

Se i tassi reali restano al 2%, chi ha un mutuo o un prestito aziendale a tasso variabile non deve temere un aumento delle rate nel corso dell’anno. Professionisti a partita IVA e imprese possono fare affidamento su una pianificazione fiscale più lineare. Con tassi stabili, il calcolo degli oneri finanziari deducibili diventa una costante nel bilancio.

Come gli Stati Uniti potrebbero influire sulle decisioni di Francoforte

L’unica vera minaccia a questo equilibrio arriva dagli Stati Uniti. Infatti, se la Federal Reserve dovesse alzare i tassi per contrastare l’inflazione americana persistente o se il presidente Donald Trump dovesse approvare nuove misure protezionistiche (come ulteriori o più pesanti dazi nei confronti dei Paesi UE), la BCE potrebbe rialzare i tassi. Questo perché un dollaro troppo forte rispetto all’euro rischierebbe di importare nuova inflazione.

Al momento, come confermato da Lane, all’interno della BCE non c’è una discussione su tagli o rialzi dei tassi d’interesse a breve termine. La Banca Centrale agirà solo se si verificheranno cambiamenti significativi nello scenario economico rispetto alle previsioni attuali.

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