Arriva la società unica europea (EU Inc): i vantaggi di registrare un’impresa in 48 ore con un euro di capitale

Il 30% delle startup si trasferisce fuori dall'Europa per trovare investimenti e minore burocrazia. Arriva il nuovo regime unico per arginare la fuga.

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Piano lavoro UE 2026; società unica europea

Con 492 voti favorevoli, 144 contrari e 28 astensioni, il parlamento europeo ha dato il via libera al 28° regime, un quadro normativo opzionale – la società unica europea – che vuole semplificare la vita delle startup e delle piccole imprese che vogliono crescere oltre i confini nazionali. La decisione è una risposta concreta a una delle principali debolezze del sistema imprenditoriale europeo, da tanto tempo lamentata dagli stessi protagonisti: la frammentazione normativa che da anni frena la competitività dell’Unione nei confronti di Stati Uniti e Cina.

L’accelerazione arriva in un contesto di forte instabilità geopolitica, che spinge l’UE a trovare misure che possano favorire la sua economia interna.

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I numeri dell’emorragia delle imprese in Europa

I numeri fotografano in modo chiaro una situazione non certo rosea. Tra il 2008 e il 2021, quasi il 30% delle startup europee diventate unicorni (cioè, quelle con una valutazione superiore al miliardo di dollari) ha trasferito la propria sede al di fuori dell’Unione. 

Solo l’8% delle scaleup globali è attualmente basato in Europa. Ogni anno, circa 300 miliardi di euro abbandonano il continente per essere investiti altrove, attratti da ecosistemi normativi più semplici e competitivi.

Non è difficile capire quali siano le cause di questa emorragia. Si può per esempio fare cenno alla penuria di investimenti in ricerca e sviluppo: l’Unione europea destina al settore il 2,26% del PIL, ben lontano dall’obiettivo del 3% e ancora più distante dal 3,59% degli Stati Uniti. 

Ma il vero problema è la situazione normativa, una vera e propria giungla: 27 sistemi giuridici diversi, 27 fiscalità nazionali, 27 modi differenti di costituire un’impresa, gestirla e farla crescere.

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Cos’è la società unica europea

È in questo contesto che nasce la società unica europea, una nuova forma societaria che si applicherà alle società a responsabilità limitata non quotate con sede nell’Unione. Le caratteristiche sono effettivamente piuttosto interessanti, almeno sulla carta: registrazione completamente digitale attraverso un portale europeo unico, completabile in 48 ore, con un capitale sociale minimo di un solo euro. E, fin qui, a chi ricorda la srl semplificata occorre effettivamente dire che non ha tutti i torti, sebbene il modello europeo non sia certo una replica di quello nostrano.

La società europea unificata non sarà una scelta obbligata. Gli Stati membri potranno infatti decidere se istituire questa nuova forma societaria o integrare le regole comuni europee nelle forme giuridiche già esistenti. Chi vorrà potrà continuare a operare secondo le normative nazionali, ma chi avrà bisogno di espandersi rapidamente in più Paesi avrà finalmente un passaporto legale valido in tutta Europa.

I vantaggi

Il testo approvato prevede inoltre facilitazioni nell’accesso agli investimenti, con modelli di finanziamento alternativi che includono la possibilità di separare diritti di voto e diritti economici o di distribuire utili sulla base di accordi contrattuali limitati nel tempo. Per le controversie, saranno disponibili meccanismi accelerati e specializzati, con la possibilità di svolgersi in lingua inglese.

“Il nuovo modello di società europea unificata (S.Eu) rappresenta un enorme passo avanti le startup dell’Unione che adesso potranno contare su un regime comune e condiviso dai 27 Paesi membri. Potremmo finalmente parlare di startup europee (senza distinzioni di Stato) proprio come adesso parliamo di startup americane, cinesi o australiane. È il primo vero passo verso un ecosistema europeo di innovazione”, spiega a Partitaiva.it Salvatore Viola, esperto di startup e crowdfunding europeo, tra i primi ad occuparsi del tema nel nostro Paese.

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Il contributo dell’Italia alla società unica europea

L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia per le startup e le scaleup della Commissione europea, elaborata tenendo conto dei recenti rapporti Letta e Draghi. Quest’ultimo, in particolare, presentato nel settembre 2024, aveva evidenziato con forza la necessità di un’integrazione più profonda e suggerito la creazione di uno status giuridico a livello europeo che consentisse alle imprese di beneficiare di una legislazione armonizzata in materia societaria, fiscale e del lavoro.

Ebbene, il 28° regime è proprio quella via intermedia tra armonizzazione totale e frammentazione che era stata auspicata: non cancella infatti le differenze nazionali, ma offre un’alternativa moderna e competitiva a chi vuole crescere senza affogare nella burocrazia. 

La spinta politica è arrivata anche da una lettera firmata da 19 Stati membri – tra cui Italia, Germania e Francia – che hanno chiesto una revisione sistematica delle normative europee, l’eliminazione di quelle obsolete e un limite più rigoroso nella produzione di nuove norme.

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Quale futuro per l’innovazione europea?

A questo punto, le raccomandazioni votate dal parlamento europeo confluiranno ora nella proposta legislativa definitiva della Commissione, attesa nel primo trimestre del 2026. Se il progetto manterrà le promesse, l’Europa potrebbe finalmente avere una carta in più per trattenere quei talenti e quei capitali che oggi scelgono altre destinazioni.

Per una startup italiana che vuole vendere in Germania, Francia e Olanda, applicare un’unica normativa invece di quattro diverse significa ridurre drasticamente tempi, costi legali e complessità operative. Per l’Unione europea, significa costruire finalmente quel mercato unico davvero integrato che è rimasto finora più un’aspirazione che una realtà. 

D’altronde, conclude Viola, “siamo un continente di 700 milioni di persone, un mercato enorme che adesso può diventare un terreno più fertile per l’innovazione, un sistema in cui le imprese possono fare business, aprire sedi e raccogliere finanziamenti senza ostacoli normativi assurdi”.

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Roberto Rais

Giornalista e autore

Giornalista e autore, consulente e coordinatore editoriale, collabora con agenzie di stampe e società editoriali italiane ed estere specializzate in economia e finanza, gestione di impresa e organizzazione aziendale.

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