Reddito di impresa, nuove regole di calcolo nel 2026: cosa cambia e il metodo FIFO

Il panorama fiscale italiano si arricchisce di un nuovo tassello normativo destinato a influenzare significativamente le strategie di bilancio per l'esercizio in corso

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Con l’approvazione della manovra 2026, sono entrate in vigore nuove regole per il calcolo del reddito d’impresa. Gli interventi principali riguardano la gestione delle azioni proprie, i piani di incentivi per i dipendenti e il valore fiscale di marchi e avviamento. Tuttavia, trattandosi di misure sperimentali (applicabili esclusivamente per l’anno fiscale 2026 o per il primo esercizio utile per le società con bilancio non solare), il legislatore ha previsto un monitoraggio specifico. Le imprese saranno infatti tenute a segnalare queste operazioni in un apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.

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Reddito di impresa, cambia nel 2026 il trattamento di rivendita di azioni proprie

Una delle novità più importanti riguarda le azioni che una società riacquista da se stessa. Di norma, quando un’azienda ricompra e poi rivende le proprie azioni, l’operazione veniva considerata puramente patrimoniale, non passava dal conto economico e, di conseguenza, non aveva impatto sulle tasse (IRES e IRAP). Per il 2026, invece, questo principio di neutralità non vale.

Se l’impresa rivende le azioni ottenendo un guadagno (ovvero se il prezzo di vendita è superiore a quello di acquisto), tale differenza sarà considerata un ricavo tassabile. L’idea è di trattare queste operazioni in modo simile alla compravendita di azioni di altre società.

Gestione degli acquisti in più fasi: il metodo FIFO

Il legislatore ha introdotto una semplificazione operativa per le società che hanno riacquistato i titoli in momenti diversi e a prezzi differenti. Per determinare il costo di acquisto da sottrarre al prezzo di vendita, si applica il criterio FIFO (first-in, first-out). In base a questa regola, si considerano vendute per prime le azioni che sono entrate nel portafoglio della società in data meno recente. Questo metodo permette una determinazione oggettiva del “margine” tassabile, evitando che le imprese debbano calcolare medie ponderate complesse in presenza di numerosi pacchetti azionari.

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Premi ai dipendenti: deduzioni solo al pagamento

Il Fisco cambia rotta anche sui piani di incentivi che prevedono il pagamento di premi ai dipendenti legati al valore delle azioni aziendali. In passato, le imprese potevano scaricare i costi di questi premi gradualmente, man mano che il dipendente maturava il diritto a riceverli. Con le nuove regole, la possibilità di dedurre questi costi dalle tasse viene spostata in avanti e l’azienda potrà farlo solo nel momento in cui effettuerà il pagamento reale al beneficiario. Questo serve a far coincidere il vantaggio fiscale con l’uscita effettiva di denaro dalle casse sociali e il nuovo regime si applica ai piani decisi a partire dal 2025.

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Marchi e avviamento: il legame con il bilancio

L’ultimo intervento della manovra 2026 sui redditi di impresa riguarda la deduzione dei costi per marchi, avviamento e altri beni immateriali che non hanno una scadenza definita. Solitamente, le grandi aziende che seguono i criteri contabili internazionali potevano recuperare fiscalmente questi costi in quote fisse (un diciottesimo all’anno), a prescindere da quanto indicato nel bilancio d’esercizio. Per il 2026, la deduzione fiscale sarà invece legata a quanto l’azienda decide di svalutare effettivamente nel proprio bilancio.

Mentre se la svalutazione in bilancio è molto alta, la parte che supera il limite annuale consentito dal fisco potrà essere recuperata negli anni successivi. Esiste solo un’eccezione per le aziende che trasferiscono la propria sede o attività in Italia dall’estero. In questo caso, la possibilità di dedurre il valore di marchi e avviamento resta confermata anche senza il passaggio diretto nei conti annuali.

La novità riguarda principalmente i soggetti IAS/IFRS adopter (coloro che usano i principi contabili internazionali). Per chi usa i principi nazionali (OIC), invece, l’ammortamento è già legato al bilancio.

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Come va compilata la dichiarazione dei redditi

Per consentire all’Agenzia delle Entrate di monitorare il rispetto di queste nuove regole, il legislatore ha previsto l’obbligo di dettagliare le operazioni coinvolte dalle modifiche in un prospetto dedicato all’interno della dichiarazione dei redditi. Queste informazioni troveranno spazio nei quadri riservati ai dati statistici e di monitoraggio, come il quadro RS, dove le imprese dovranno indicare separatamente i valori relativi alle rivendite di azioni proprie, ai pagamenti delle stock option e alle svalutazioni di marchi e avviamento effettuate nel corso dell’anno.

Dal punto di vista del calcolo delle imposte, invece, le aziende che seguono la contabilità ordinaria dovranno operare nel quadro RF. Qui andranno indicate le variazioni (in aumento o in diminuzione) necessarie per raccordare il risultato dell’utile di bilancio con le nuove regole fiscali del 2026. Ad esempio, il margine sulla rivendita di azioni proprie, pur non comparendo nel conto economico, dovrà essere aggiunto come variazione in aumento per concorrere alla formazione della base imponibile.

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