La lista dei paradisi fiscali 2026: l’UE mette in black list anche il Vietnam

Il Consiglio UE aggiorna l’elenco dei Paesi non cooperativi: il Vietnam entra in black list, insieme alle Turks e Caicos.

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L’Unione europea stringe le maglie della trasparenza fiscale. In occasione della riunione del consiglio Ecofin del 17 febbraio 2026, i ministri dell’Economia e delle Finanze formalizzeranno l’aggiornamento semestrale della lista nera dei paradisi fiscali. La decisione, già presa a livello tecnico, delinea una nuova mappa delle giurisdizioni non cooperative, segnando passi avanti per alcuni Stati e brusche frenate per altri.

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Il caso Vietnam e il ritorno delle Turks e Caicos

La novità di maggior rilievo riguarda l’inserimento del Vietnam tra i Paesi terzi considerati poco trasparenti. Accanto a Hanoi, balza all’occhio il ritorno delle Isole Turks e Caicos. Per il territorio d’oltremare britannico si tratta di una bocciatura politica significativa: rimosse dalla lista solo due anni fa, le isole sono state reinserite a causa di un arresto nei progressi sullo scambio di informazioni e per il mancato contrasto a pratiche lesive della concorrenza fiscale.

Chi esce dalla lista nera

Sul fronte opposto, tre giurisdizioni sono state ufficialmente depennate dall’elenco grazie agli impegni assunti e mantenuti in materia di lotta all’evasione:

  • Fiji;
  • Samoa;
  • Trinidad e Tobago.

Questi Paesi hanno dimostrato un dialogo costruttivo con Bruxelles, adeguando i propri regimi di tassazione agli standard internazionali richiesti dall’UE.

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Lista paradisi fiscali 2026: la top 10 dei “sorvegliati speciali”

Con questa revisione, restano dieci le giurisdizioni considerate non cooperative dall’Unione europea. Si tratta di Paesi che non hanno mostrato interesse a un dialogo costruttivo o che non hanno mantenuto le promesse di riforma:

  1. Anguilla;
  2. Guam;
  3. Isole Turks e Caicos;
  4. Isole Vergini Americane;
  5. Palau;
  6. Panama;
  7. Russia;
  8. Samoa Americane;
  9. Vanuatu;
  10. Vietnam.

Uno strumento di pressione politica

Istituita per la prima volta nel 2017 e aggiornata due volte l’anno dal 2020, la lista UE rappresenta il pilastro della strategia di Bruxelles contro l’elusione e l’evasione fiscale. Finire nella black list comporta conseguenze dirette: oltre al danno reputazionale, le giurisdizioni subiscono controlli finanziari molto più stringenti e vedono limitato l’accesso ai fondi europei. L’obiettivo resta quello di censire e sanzionare chiunque favorisca regimi di tassazione ingiusti a danno degli Stati membri.

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