Lavori più richiesti nel 2026: ecco i profili che le imprese fanno fatica a trovare

Il paradosso del mercato del lavoro italiano: su 1,4 milioni di assunzioni programmate, le aziende fanno fatica a trovare chi assumere.

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Secondo i dati del sistema informativo Excelsior (realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro), i lavori più richiesti nel 2026 sono proprio i più difficili da trovare. La criticità maggiore si riscontra per le figure tecniche e operative e per quelle ad alta specializzazione, con alcuni settori che presentano un numero elevato di posizioni aperte proprio per la carenza di profili idonei.

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Quali sono i lavori più richiesti nel 2026 e le posizioni aperte

Come risulta dal report, su un totale di 424mila entrate programmate per il mese di febbraio, e una proiezione di 1,4 milioni nel trimestre febbraio-aprile 2026, il 46,6% delle posizioni (circa 197mila unità) risulta di difficile copertura. La difficoltà di reperimento raggiunge il 64,1% per gli operai specializzati. Le aziende segnalano carenze critiche per addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,3%), fabbri (70,3%), meccanici (69,8%) e saldatori (66,9%).

Il reperimento è complesso anche quando si tratta di tecnici. Ogni 100 posti di lavoro offerti dalle imprese per questi profili, più della metà (51,1%) non viene coperta facilmente. In cima alla lista degli introvabili figurano i tecnici della salute (60,9%), gli specialisti ingegneristici (60,6%) e gli esperti informatici (53,1%).

La dimensione territoriale

A livello geografico, la distribuzione della domanda di lavoro nel primo trimestre del 2026 è guidata dalle regioni del Sud e le Isole (dove le entrate programmate sono 122.000), seguite a breve distanza dal Nord-Ovest (con 119.000 entrate). Più staccati si posizionano il Nord-Est (con 95.000 assunzioni previste) e il Centro (88.000).

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Quali i settori dove ci sono pìù opportunità

In base ai dati aggiornati al primo quadrimestre del 2026, le maggiori opportunità di impiego si concentrano nel macro-comparto dei servizi, che da solo genera oltre il 64% della domanda totale. La fetta più consistente delle opportunità si concentra nel comparto turistico, alberghiero e della ristorazione, dove si prevedono circa 71.000 nuovi ingressi a febbraio e un totale di 287.000 nel trimestre febbraio-aprile. Segue a breve distanza il commercio, con una domanda solida che si attesta su 57.000 assunzioni mensili (183.000 nel periodo trimestrale). Anche il benessere sociale e i servizi logistici danno un contributo rilevante: i servizi alle persone programmano infatti 49.000 entrate nel mese, mentre le attività operative di supporto alle imprese ne prevedono 34.000.

C’è poi il comparto dell’industria e delle costruzioni che continua a esercitare una forte attrattiva, rappresentando il 26,2% della domanda totale del trimestre con 367.000 contratti previsti. Ma non va trascurato, infine, il settore primario. L’agricoltura e le attività correlate mantengono una domanda vivace con 27.000 attivazioni a febbraio, destinate a superare quota centomila entro aprile.

Tipologie contrattuali e focus demografico

L’analisi delle forme contrattuali evidenzia una prevalenza del tempo determinato, che riguarda il 56,1% delle offerte (238.000 contratti), rispetto al tempo indeterminato, che si attesta al 20,1%, con 85.000 posizioni offerte a febbraio.

Le imprese riservano agli under 30 il 29% degli ingressi. I settori che puntano maggiormente sulle nuove generazioni sono i servizi finanziari e assicurativi (45,9%) e il comparto ICT (42,9%), mentre una quota del fabbisogno occupazionale viene coperta dalla manodopera straniera: i contratti offerti a lavoratori immigrati rappresentano il 24% delle entrate programmate totali.

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Perché le aziende fanno fatica ad assumere

Le ragioni del divario tra domanda e offerta di lavoro sono riconducibili a due fattori principali evidenziati dal bollettino Excelsior: la carenza numerica di candidati (28,7%) e l’assenza di competenze specifiche adeguate alle richieste aziendali (14,1%). In molti settori, semplicemente non ci sono abbastanza persone che si presentano per i posti disponibili. Mentre quando i candidati sono presenti, spesso il loro profilo non corrisponde alle necessità tecniche delle aziende. E questo è un problema che colpisce soprattutto i settori ad alta innovazione o quelli con tradizioni artigianali complesse.

Infine, soprattutto tra gli under 30, a cui è destinato il 29% delle entrate, si osserva una maggiore attenzione al bilanciamento tra vita privata e lavoro (work-life balance), che spinge a scartare settori con orari gravosi come la ristorazione e il turismo (dove sono previste 287.000 entrate nel trimestre).

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