La Commissione europea ha ufficialmente aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri 18 Stati membri. Le ragioni risiedono nel mancato rispetto della scadenza per la presentazione dei piani nazionali di ristrutturazione degli edifici previsti dalla Direttiva case green (EPBD). L’Italia non è sola in questo richiamo: tra i Paesi coinvolti figurano anche Francia e Germania, a dimostrazione delle difficoltà strutturali che l’intero blocco sta incontrando nel tradurre gli obiettivi climatici in piani operativi concreti.
La procedura d’infrazione non è solo un atto formale, ma un segnale politico forte sulla determinazione di Bruxelles nel portare avanti il Green deal, nonostante le resistenze interne dei singoli governi.
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Infrazione UE per case green: la scadenza del 31 dicembre 2025
Non è la prima volta che per l’Italia arriva l’infrazione UE. Questa volta perché, secondo quanto stabilito dalla normativa europea, ogni Stato membro avrebbe dovuto trasmettere a Bruxelles un cronoprogramma dettagliato entro il 31 dicembre 2025. L’Italia non ha rispettato questa scadenza. Questo documento, il Piano nazionale di ristrutturazione, è considerato la pietra angolare della Direttiva case green, poiché deve indicare:
- le strategie per ridurre il consumo energetico del parco immobiliare;
- le tappe intermedie per l’abbattimento delle emissioni di CO2;
- le risorse finanziarie destinate a sostenere i cittadini nei lavori di efficientamento.
L’assenza di questi piani impedisce alla Commissione di monitorare i progressi verso la neutralità climatica fissata per il 2050.
Procedura d’infrazione: le tappe e le scadenze
L’esecutivo europeo ha già inviato le lettere di costituzione in mora ai governi inadempienti. L’Italia e gli altri 18 Paesi hanno ora 60 giorni di tempo per rispondere formalmente alla Commissione, giustificando il ritardo o presentando il piano mancante.
In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles procederà inviando un “parere motivato”, ovvero un ultimo sollecito a conformarsi al diritto dell’Unione. Se il mancato adempimento dovesse persistere, la Commissione potrà deferire lo Stato alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, con il rischio di pesanti sanzioni pecuniarie.
Cosa rischia l’Italia
Per l’Italia, la sfida è particolarmente complessa a causa della natura del proprio patrimonio edilizio, spesso antico e vincolato. Il ritardo nella presentazione del piano riflette l’incertezza su come finanziare gli interventi senza pesare eccessivamente sulle casse dello Stato o sulle tasche delle famiglie.
Tuttavia, restare fermi potrebbe costare caro. Oltre alle possibili multe europee, il rischio concreto è quello di perdere l’accesso a fondi dedicati o di subire un rallentamento negli investimenti per la riqualificazione energetica, settore chiave per la crescita economica e la riduzione delle bollette.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it