Con la recente conversione in legge del cosiddetto decreto Ucraina, sono entrate in vigore nuove tutele in materia di sicurezza sul lavoro per i giornalisti freelance. In particolare, il legislatore ha uniformato i protocolli di protezione per tutti gli iscritti all’Ordine impegnati in scenari critici (zone di guerra o in contesti ad alto rischio di conflitto armato) e, per sostenere tale adeguamento, ha introdotto un nuovo contributo per gli editori.
Giornalisti freelance in zone di guerra: cosa cambia nel 2026
Secondo quanto disposto dall’art. 2, comma 1 della legge, l’assegnazione di un incarico in aree critiche impone agli editori di garantire ai collaboratori una preparazione tecnica e teorica sui temi della sicurezza e della gestione del rischio in contesti bellici. Gli editori, inoltre, devono garantire a questi liberi professionisti una copertura assicurativa adeguata ai rischi del territorio di riferimento e a carico del committente.
Quando si verificano queste condizioni, infatti, il giornalista freelance viene paragonato al lavoratore dipendente e, di conseguenza, ha diritto alle stesse tutele.
Come funziona il nuovo contributo per gli editori 2026
Per favorire l’adeguamento alle nuove norme e non gravare eccessivamente sui bilanci delle imprese editoriali, il decreto ha previsto un nuovo contributo statale. Introdotto in via sperimentale, l’aiuto è valido solo per l’anno in corso e serve a rimborsare le spese sostenute dagli editori per i nuovi obblighi. Dal prossimo anno, invece, tutti dovranno adeguarsi, inserendo queste voci di spesa nel bilancio.
Le imprese interessate possono accedere a questo beneficio presentando un’istanza al dipartimento per l’Informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il sistema prevede delle soglie precise per garantire un’equa distribuzione dei fondi: ogni editore potrà essere ammesso a un contributo complessivo non superiore a 60.000 euro e nel limite massimo di spesa complessivo non superiore a 600.000 euro per l’anno 2026.
Copertura finanziaria e aspetti gestionali
Le risorse per finanziare la misura non graveranno sul sistema produttivo generale, ma attingeranno dal bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio. Nello specifico, i fondi sono tratti dal Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria. L’utilizzo di tali somme è stato strutturato in modo da non influire sulla quota spettante al ministero delle Imprese e del Made in Italy, garantendo così la neutralità finanziaria rispetto ad altri capitoli di spesa destinati al settore.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it