L’indipendenza finanziaria non è un sogno: come funziona il FIRE per le partite IVA

Sempre più partite IVA guardano al FIRE per imparare a gestire il denaro e raggiungere l’indipendenza finanziaria. Ecco cosa sapere.

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Finanza agevolata cos'è

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per il FIRE, acronimo di Financial Independence Retire Early, come strumento di indipendenza finanziaria per liberi professionisti e titolari di partita IVA. L’obiettivo è chiaro: accumulare un capitale sufficiente da generare un reddito autonomo, riducendo la dipendenza dal lavoro. Non si tratta di smettere di lavorare per sempre, ma di poter scegliere quando e quanto farlo.

Il movimento è nato negli Stati Uniti, ma sta trovando una sua applicazione anche in Italia dove per molti lavoratori autonomi la sicurezza finanziaria è un miraggio. Pensioni incerte, redditi irregolari e costi fissi rendono il lavoro con partita IVA strutturalmente fragile. Allo stesso tempo, però, chi lavora in proprio ha alcune leve che possono rendere il percorso verso l’indipendenza finanziaria più accessibile: redditi potenzialmente scalabili, maggiore controllo sulle spese e una gestione più flessibile del tempo. Da dove si può iniziare?

Cos’è il FIRE (Finalcial Indipendence Retire Early)

Il movimento FIRE nasce come una risposta al desiderio di libertà e autonomia finanziaria. L’idea alla base è semplice: accumulare e gestire con intelligenza un patrimonio in grado di generare rendite sufficienti a coprire le spese di vita senza dover lavorare fino al raggiungimento della pensione.

Antonio Falanga

Secondo Antonio Falanga, founder di Finanza Semplice, è però importante ridimensionare alcune narrazioni: “L’aspetto realistico del FIRE è l’attenzione alla consapevolezza finanziaria: capire quanto si guadagna, quanto si spende e quale livello di autonomia economica serve per vivere serenamente. Quello che trovo fuorviante è la narrazione ‘tutto o niente’, fatta di sacrifici estremi e di obiettivi scollegati dalla vita reale”, spiega a Partitaiva.it.

Le persone che aderiscono a questo movimento non vogliono solo tagliare i costi superflui o ridurre le spese, ma puntano a costruire un vero e proprio portafoglio finanziario diversificato partendo dalle basi della finanza personale.

Oltre agli obiettivi economici, il FIRE modifica anche la gestione del tempo, permettendo di scegliere come impiegarlo al meglio tra famiglia, sport, hobby e molto altro.

Come funzione il FIRE?

Il cuore del FIRE è l’indipendenza finanziaria, che si ottiene quando le entrate generate dagli investimenti sono sufficienti a coprire le spese, riducendo la dipendenza dal reddito da lavoro. Questo non implica l’abbandono totale dell’attività professionale, ma una maggiore libertà di scelta. Per raggiungere questi obiettivi, il FIRE si pone alcuni principi chiave:

  • un’elevata capacità di risparmio, compresa tra il 50% e il 70% del proprio reddito;
  • investimenti di lungo periodo orientati alla crescita del capitale.

Mentre il risparmio richiede una corretta gestione delle finanze e un taglio delle spese superflue, gli investimenti intelligenti derivano da un portafoglio diversificato che fa fruttare i risparmi anziché tenerli fermi sul conto corrente.

Ma, soprattutto per freelance e professionisti, il metodo conta più delle percentuali. Come sottolinea Falanga, “il reddito è importante, ma da solo non basta. Per chi ha entrate variabili contano molto di più il controllo delle spese e la capacità di creare un sistema sostenibile nel tempo. È la struttura che rende il reddito davvero efficace”.

Quanto capitale serve per il FIRE?

Una volta adottati i principi chiave del movimento, è necessario chiedersi quale sia la cifra da raggiungere per potersi permettere una certa indipendenza finanziaria. Questa cifra rappresenta la somma del capitale che, una volta investita in modo strategico, genera abbastanza reddito passivo da coprire le spese annuali senza intaccare il capitale stesso.

La formula utilizzata per calcolarlo è basata sulla cosiddetta regola del 4%, secondo cui è possibile prelevare ogni anno il 4% del patrimonio investito senza intaccare la sostenibilità nel lungo periodo.

In pratica, si parte dalle spese annuali e si moltiplica il valore per 25. Ad esempio, un lavoratore con spese annue pari a 30.000 euro, avrà bisogno di un capitale teorico pari a circa 750.000 euro. Si tratta però di una stima indicativa, che deve essere adattata a inflazione, rendimenti attesi e bisogni personali.

Perché il FIRE può essere più facile per chi ha partita IVA

Per chi lavora in proprio con la partita IVA, il percorso verso l’indipendenza finanziaria può risultare più accessibile rispetto a chi svolge un lavoro dipendente. Il motivo principale è il maggiore controllo sulle variabili chiave del FIRE: reddito, spese e tempo.

Una partita IVA consente infatti di scalare i compensi più rapidamente, di diversificare le fonti di reddito e di intervenire in modo diretto sulla struttura dei costi, sia personali che professionali.

Gli errori più frequenti

Proprio per questo, però, emergono errori ricorrenti. Falanga ne individua alcuni con chiarezza: “Il primo è confondere il fatturato con il reddito disponibile, sottovalutando tasse, contributi e irregolarità degli incassi. Il secondo è investire senza una base solida: liquidità e pianificazione fiscale vengono spesso trascurate. Infine, manca un metodo: senza una strategia chiara, il FIRE resta solo un insieme di buone intenzioni”.

Molti lavoratori autonomi, inoltre, non puntano a un ritiro netto dal lavoro, ma a una riduzione progressiva dell’impegno, spesso definita semi-retirement o coast FIRE. In questo senso, il FIRE diventa uno strumento di flessibilità più che un obiettivo ideologico.

Da dove cominciare

Per un freelance che guadagna tra i 30 e i 40 mila euro l’anno, il punto di partenza non è l’investimento, ma la chiarezza. “Capire quanto costa davvero il proprio stile di vita, distinguendo tra spese necessarie e discrezionali – suggerisce l’esperto –. Poi costruire un fondo di sicurezza e una pianificazione fiscale corretta. Solo dopo ha senso parlare di investimenti e obiettivi di lungo periodo”.

Anche senza l’obiettivo di “ritirarsi presto” dal lavoro, alcuni principi del FIRE restano utili. “In particolare – conclude Falanga – l’intenzionalità nell’uso del denaro, la disciplina nel risparmio e l’attenzione al lungo periodo. Il FIRE può diventare un alleato per lavorare meglio, non necessariamente per smettere di lavorare”.

Autore
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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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