I costi di produzione industriale in Italia tornano a crescere. A confermarlo sono i dati diffusi da ISTAT il 10 marzo 2026, relativi al mese di gennaio. A determinare la risalita dei prezzi è stato soprattutto il comparto energetico. Tuttavia, mentre materie prime e logistica hanno fatto fatica a stabilizzarsi, in alcuni settori il trend si è invertito.
I dati ISTAT sull’aumento dei costi di produzione in Italia
A gennaio 2026, i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati dell’1,5% rispetto al mese precedente. Confrontando i dati con lo stesso periodo dello scorso anno, i prezzi risultano ancora inferiori dell’1,6%, una flessione leggermente più marcata rispetto al calo dell’1,4% registrato a dicembre 2025.
La spinta inflattiva di inizio anno ha interessato prevalentemente il mercato interno, dove i prezzi sono cresciuti del 2% in un solo mese. Escludendo però il settore energetico, l’aumento congiunturale si attesta su un più moderato +0,4%, con una crescita tendenziale dell’1,1% (in accelerazione rispetto allo 0,9% di dicembre 2025).
Confronto tra 2025 e 2026
Solo se guardiamo il loro andamento rispetto allo scorso anno, i prezzi praticati dalle aziende sul mercato italiano sono diminuiti complessivamente del 2,1%. Questo calo è guidato principalmente dal settore dell’energia elettrica e del gas, i cui prezzi sono scesi del 6,1% su base annua. Sebbene si tratti di una riduzione importante, il calo a gennaio 2026 è meno netto rispetto a quello registrato a dicembre 2025, quando i prezzi dell’energia erano più bassi del 6,9% rispetto all’anno precedente.
I settori più colpiti e le flessioni
Tra i settori industriali più colpiti dall’aumento dei prezzi c’è quello manifatturiero. In particolare, gli incrementi tendenziali maggiori riguardano: metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+4,3%) nel mercato interno; i mezzi di trasporto (+5,0%) nell’Eurozona; industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine (+9,8%) se si considera invece il mercato estero extra UE.
Stabili costruzioni e infrastrutture
I prezzi sono rimasti pressoché stazionari su base mensile nel settore costruzioni. C’è stata una lieve flessione congiunturale dello 0,1% per gli edifici residenziali e non residenziali, la quale però non ha impedito una crescita su base annua dell’1,9% (in aumento rispetto al +1,6% di dicembre).
Al contrario, il settore delle infrastrutture mostra una dinamica più contenuta. Per quanto riguarda strade e ferrovie, infatti, a fronte di un lieve aumento mensile dello 0,1%, si registra una flessione dello 0,3% rispetto all’anno scorso, invertendo così la tendenza positiva rilevata il mese precedente. Questa fase di assestamento è confermata anche dall’analisi del trimestre novembre 2025 – gennaio 2026, durante il quale i costi per i diversi segmenti delle costruzioni non hanno subito variazioni, rimanendo complessivamente invariati.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it