Il MEF ha comunicato i tassi minimi garantiti del nuovo BTP Valore, la cui emissione è aperta dal 2 al 6 marzo 2026. I numeri sono ora noti e questo consente di ragionare in modo più preciso su cosa aspettarsi concretamente da eventuali investimenti. Nella prima analisi, Partitaiva.it aveva azzardato le previsioni e, sui rendimenti passati, aveva stimato un rendimento complessivo tra il 3,1% e il 3,4% lordo. I dati ufficiali si sono rivelati più conservativi.
Indice
BTP Valore marzo 2026: tassi minimi garantiti, premio fedeltà e durata
Il MEF ha comunicato i tassi minimi garantiti per i tre bienni del BTP Valore marzo 2026:
- 2,50% annuo lordo per i primi due anni;
- 2,80% annuo lordo per il terzo e quarto anno;
- 3,50% annuo lordo per il quinto e sesto anno.
A questi si aggiunge il premio fedeltà dello 0,80% del capitale nominale, a scadenza, riservato a chi acquista il titolo durante il collocamento e lo detiene fino alla scadenza naturale. Il rendimento lordo totale per chi porta il titolo a scadenza è del 3,06% annuo, pari al 2,67% netto.
Codice ISIN, caratteristiche e investimento minimo
Il BTP Valore di marzo 2026, con codice ISIN durante il collocamento IT0005696320, è pensato per i piccoli risparmiatori, è accessibile tramite home banking, sportelli bancari o uffici postali con conto corrente e deposito titoli attivo.
Fondi, banche e investitori istituzionali non possono partecipare al collocamento in sede di emissione. L’investimento minimo è fissato a 1.000 euro. La durata è di 6 anni, con scadenza a marzo 2032. Le cedole vengono pagate trimestralmente con il meccanismo step-up strutturato su tre bienni (2+2+2 anni), con tassi crescenti nel tempo.
BTP Valore marzo 2026: conviene investire?
Includendo il premio fedeltà spalmato sui sei anni, il rendimento lordo medio complessivo si attesta intorno al 2,94% annuo, che sale al 3,06% se si tiene conto del premio fedeltà. Al netto della tassazione agevolata al 12,5%, il rendimento netto è di circa il 2,67% annuo.
Vale la pena notare che la struttura step-up costruisce una progressione reale. Bisogna fare attenzione a non farsi abbagliare dal 3,5%, perché si applica solo alla fase finale dell’investimento, quando buona parte del rendimento è già stata incassata ai tassi più bassi dei bienni precedenti.
Il rischio inflazione
Il target d’inflazione della BCE è il 2%: non deve essere troppo basso (rischio deflazione), né troppo alto perché altrimenti i cittadini perdono potere d’acquisto troppo rapidamente.
Il BTP Valore in corso di emissione garantisce un rendimento netto a scadenza del 2,67%. Significa che, in uno scenario ideale e idilliaco, il rendimento reale (dato dalla differenza tra rendimento nominale e inflazione) è di appena lo 0,67%. Se l’inflazione dovesse correre più velocemente, come accaduto di recente, il rendimento reale potrebbe essere addirittura negativo.
Con le tensioni commerciali e le guerre in corso o minacciate in giro per il mondo, questo scenario non è inverosimile e rappresenta uno dei principali rischi di questo investimento.
Altri rischi: default e aumento tassi interesse BCE
Il rischio emittente accompagna sempre qualsiasi emissione di titoli di stato. Sebbene le agenzie di rating abbiano migliorato la valutazione dell’Italia, il nostro Paese resta sempre uno dei più indebitati a livello mondiale.
In caso di crisi economica, il fardello del debito pubblico potrebbe incidere negativamente sulle quotazioni dei titoli di stato e sulle capacità stesse dell’emittente di rimborsare il prestito. Sebbene l’ipotesi di un default italiano sia remota, è bene conoscerne l’esistenza.
Ulteriore rischio è legato ai tassi d’interesse. Nel caso di aumento dei tassi da parte della BCE, situazione possibile se l’inflazione dovesse crescere, il valore sul mercato secondario di questo BTP potrebbe scendere anche di molto. Non c’è rischio di perdita se si porta il titolo a scadenza ma sicuramente bloccare il capitale in un contesto del genere potrebbe precludere l’accesso ad altre soluzioni più vantaggiose.
Quando conviene acquistare BTP Valore marzo 2026
Se questo BTP dovesse rappresentare una parte della componente obbligazionaria di un portafoglio ben diversificato, questo titolo potrebbe essere certamente uno dei tasselli di un puzzle più complesso. In questo caso è bene prestare attenzione e non concentrare tutta la parte obbligazionaria su un unico emittente, ragionando piuttosto ad una diversificazione almeno europea.
La risposta cambia completamente se chi acquista questo titolo lo fa per cercare una crescita del capitale: se l’obiettivo è far aumentare il patrimonio nel lungo termine, certamente questo BTP non è lo strumento giusto per le ragioni esposte parlando dei rischi legati all’inflazione.








Davide Marciano