BTP Valore marzo 2026: conviene davvero investire? Rendimenti, analisi e opinioni sul nuovo titolo di Stato italiano

Il titolo di Stato di nuova emissione prevede pure un premio fedeltà. Tutti i rischi da considerare prima di investire.

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I 17 miliardi raccolti dal MEF lo scorso ottobre fanno pensare che anche l’emissione del nuovo BTP Valore, prevista al 2 al 6 marzo 2026, sarà un evento finanziario da seguire con attenzione. In tantissimi si domanderanno se conviene investire oppure no. La risposta a questo interrogativo, come sempre in finanza, è: dipende. Tanti sono i fattori da considerare. Partitaiva.it ha analizzato le caratteristiche del titolo per provare a determinare quando ha senso investirvi e quando no.

BTP Valore marzo 2026: le caratteristiche

Il BTP Valore di marzo 2026 conferma la sua natura di prodotto retail: è pensato soprattutto per i piccoli risparmiatori attraverso home banking (se abilitato al trading online), sportelli bancari presso la propria banca o uffici postali con conto corrente e deposito titoli attivo. L’investimento minimo è, come sempre, fissato a 1.000 euro.

La durata è di 6 anni, uno in meno rispetto alla precedente emissione di ottobre. Le cedole verranno pagate trimestralmente con il meccanismo step-up strutturato su tre bienni (2+2+2 anni), con tassi crescenti nel tempo.

Come nelle emissioni precedenti, è previsto un premio fedeltà dello 0,8% del capitale nominale, riservato a chi acquista il titolo durante il collocamento e lo detiene fino alla scadenza naturale. 

I rendimenti 

I rendimenti ufficiali non sono ancora stati comunicati dal MEF: l’annuncio è previsto per il 27 febbraio. Tuttavia, è possibile fare delle stime ragionevoli basandosi sull’attuale scenario di mercato. C’è, infatti, un riferimento molto preciso: sul mercato secondario è già disponibile un BTP con scadenza marzo 2032, quindi con lo stesso orizzonte temporale di 6 anni di questo nuovo BTP Valore

Questo titolo oggi quota circa 93 (sotto la pari) con una cedola dell’1,65% sul valore nominale di 100.

Il rendimento effettivo a scadenza di questo BTP è attualmente del 2,9% lordo, pari a circa il 2,6% netto. Questo rendimento deriva sia dalle cedole che incasseremo nei prossimi 6 anni, sia dalla differenza tra il prezzo di acquisto (93) e il capitale che ci verrà restituito alla scadenza (100).

Le previsioni reali per i 6 anni

Partendo da questo dato di mercato, è ragionevole pensare che il MEF voglia essere leggermente più generoso per incentivare la sottoscrizione del nuovo BTP Valore. La stima più realistica prevede quindi un rendimento complessivo (cedole + premio fedeltà) che oscillerà tra il 3,1% e il 3,4% lordo massimo.

Questo significa un rendimento netto, dopo la tassazione agevolata al 12,5%, di circa il 2,7-3% annuo.

Data la struttura step-up 2+2+2 anni, con cedole crescenti nel tempo, possiamo ipotizzare:

  • per i primi due anni un rendimento intorno al 2,2-2,3% lordo;
  • nei due anni centrali un rendimento in crescita progressiva;
  • negli ultimi due un rendimento che potrebbe sfiorare o superare leggermente il 4% lordo.

Il 4% negli ultimi anni potrebbe essere utilizzato come elemento persuasivo nella comunicazione del prodotto, anche se bisogna sempre ricordare che questo tasso più alto si applicherà solo all’ultima fase dell’investimento.

Il rischio inflazione

Veniamo al rischio più importante: l’inflazione. Molti sottoscrivono i BTP con l’obiettivo di mantenere il capitale, una motivazione spesso generica e fraintesa. Mantenere il capitale significa, in finanza, che tra 6 anni i soldi investiti devono valere quanto valgono oggi in termini di potere d’acquisto, non in termini nominali. 

Per fare un esempio, se oggi si investono 100.000 euro e tra 6 anni se ne hanno 118.000 grazie alle cedole, ma l’inflazione è stata del 3% medio annuo, il capitale reale resta invariato. Questo significa, in parole semplici, che si sono tenuti fermi i soldi per sei anni senza guadagnare potere d’acquisto .

La BCE ha come target il 2% annuo, ma sappiamo che negli ultimi anni l’inflazione è stata ben superiore, arrivando a picchi del 9-10% per diversi trimestri consecutivi. I percettori di cedole fisse, in quel momento, hanno visto il capitale svalutarsi a fronte di rendimenti dell’1-2% annuo.

Anche se ora l’inflazione si è ridimensionata, ci sono molti fattori che potrebbero farla risalire: tensioni commerciali internazionali, i dazi statunitensi che cambiano ogni giorno, il clima di sfiducia nel commercio globale, i conflitti in corso, la transizione energetica. Tutto questo può portare a un aumento dei prezzi, la BCE ne è ben consapevole al punto che non esclude di alzare nuovamente i tassi d’interesse nel caso in cui lo scenario dovesse manifestarsi.

Comprare questo BTP Valore significa “scommettere” che l’inflazione rimarrà bassa, ampiamente al di sotto del 3%, per i prossimi sei anni. Le pubblicità in televisione non la racconteranno in questi termini ma, finanziariamente, questo è il succo dell’investimento in analisi.

Il paradosso della durata

Il titolo dura sei anni, un periodo di tempo generalmente considerato lungo quando si tratta di investire. L’annuale rapporto della Consob sulle abitudini degli investitori italiani ci dice che oltre il 70% degli italiani non riesce a mantenere un investimento per più di 5 anni, la stragrande maggioranza di questo campione si ferma a 3 anni.

Questo dato dovrebbe far riflettere seriamente: significa che su 10 persone che oggi sottoscrivono questo BTP con l’intenzione di portarlo a scadenza, statisticamente 7 non ce la faranno. 

Cosa faranno? Probabilmente venderanno prima, per necessità di liquidità, perché vedranno il prezzo sceso sul mercato secondario a causa di un rialzo dei tassi o semplicemente perché cambieranno idea sulla loro strategia.

Cosa succede se si vende prima della scadenza

E qui abbiamo il punto cruciale: se si vende prima della scadenza, si perde il premio fedeltà dello 0,8% e ci si potrebbe trovare a vendere in perdita: il BTP pagato 100 potrebbe valere 95 o 93 sul mercato secondario se i tassi d’interesse dovessero salire, cosa non esclusa dalla BCE recentemente.

L’investitore che tipicamente preferisce strumenti come i BTP tende ad evitare il mercato azionario perché lo reputa pericoloso soprattutto a causa della volatilità o perché non desidera rimanere investito per un periodo troppo lungo.

Questo BTP, di fatto, crichiede all’investitore una fiducia a lungo termine e apre a un paradosso che, chi legge con attenzione i principali prodotti finanziari, coglierà certamente. Qualsiasi fondo o ETF azionario presenta quasi sempre un periodo di detenzione raccomandato che oscilla tra 5 e 7 anni, proprio come la durata di questo BTP. Il paradosso è evidente: per un investimento universalmente considerato rischioso (le azioni) viene raccomandato lo stesso periodo di detenzione di un investimento percepito come sicuro (un titolo di Stato). Con una differenza fondamentale: il rendimento atteso

Storicamente, gli investimenti azionari diversificati su periodi di 5-7 anni producono rendimenti medi ben superiori al 3% annuo. Certo, considerando la maggiore volatilità e le oscillazioni più marcate. Ma qui sta il punto: se ci viene chiesto di impegnarci per 6 anni anche con un BTP, durante i quali il titolo oscillerà comunque di prezzo sul mercato secondario in base ai tassi di interesse, dobbiamo chiederci se un rendimento del 3% netto sia adeguato.

BTP Valore marzo 2026: conviene acquistarlo?

Se questo BTP rappresenta una parte della componente obbligazionaria di un portafoglio ben diversificato, non ci sono ragioni ostative verso questo titolo. Se si possiede un portafoglio articolato con esposizione azionaria attraverso ETF diversificati, liquidità su conti deposito per emergenze, e si vuole costruire una componente obbligazionaria, allora in questo caso potrebbe avere senso pensare al BTP.

Certo, sarebbe opportuno aggiungere diversificazione sugli emittenti – non solo Italia, ma anche altri paesi europei o corporate bond – e sulle scadenze, con titoli a breve, medio e lungo termine. Ma all’interno di questa strategia più ampia, il BTP Valore potrebbe avere un ruolo sensato. 

Quando non ha senso investire

La risposta cambia completamente se – come accade spesso – chi acquisterà questo titolo lo fa perché non percepisce alternative valide.

Se si ha come obiettivo quello di far crescere il patrimonio nel lungo termine attraverso l’interesse composto, se tra 10 anni si vogliono avere significativamente più soldi in termini reali, allora un BTP al 3% netto probabilmente non è lo strumento giusto. Esistono alternative più efficienti: ETF obbligazionari che offrono diversificazione maggiore a costi più bassi, strategie bilanciate che combinano obbligazioni e azioni in proporzioni adeguate al profilo di rischio.

Autore
Co-fondatore di Affari Miei, società specializzata nell'educazione finanziaria indipendente per investitori privati. Autore dei libri "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" e "Investimenti Sicuri - Come Proteggere il tuo Patrimonio e Vivere di Rendita". Appassionato da sempre di economia, soldi e numeri, divulga online la finanza personale dal 2014.

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