Venticinque anni di negoziati per un accordo che divide l’Europa a metà. L’intesa commerciale UE-Mercosur promette di far crescere l’export italiano del 40% entro il 2028, ma agricoltori e allevatori gridano al rischio invasione. Il trattato di libero scambio tra Unione europea e i quattro Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) abolirà i dazi sul 90% dei prodotti scambiati, creando la più grande area commerciale al mondo con 700 milioni di consumatori. L’Italia ha votato sì, ma la partita è tutt’altro che chiusa: la ratifica finale passa dal Parlamento europeo in primavera, mentre Francia, Polonia e Austria fanno muro.
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Mercosur, cosa prevede l’accordo e qual è la posizione dell’Italia
l cuore del partenariato è rappresentato dall’eliminazione dei dazi sul 90% dei prodotti che dall’UE andranno in Sud America: auto, macchinari, apparecchiature per la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, tessili, cioccolato, alcolici, vino. L’eliminazione dei dazi riguarderà in egual modo anche il 92% delle esportazioni del Mercosur verso l’Unione europea: parliamo principalmente di carne bovina, pollame e zucchero. Grazie al coinvolgimento di qualcosa come oltre 700 milioni di consumatori, l’intesa è destinata a sancire la nascita della più grande area di libero scambio del mondo.
La ratifica finale del parlamento europeo dovrebbe arrivare in primavera, ma la posizione espressa dal Belpaese è già chiara. Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda si sono espressi in modo sfavorevole all’intesa al Consiglio UE di qualche giorno fa. Il Belgio si è astenuto mentre il voto dell’Italia è stato favorevole. Un sì al Mercosur che è innanzitutto figlio dell’annullamento del taglio dei fondi PAC della Commissione UE che l’Italia ha rivendicato come un risultato “storico”.
Le condizioni: standard di sicurezza UE e aumento dei prezzi inferiore al 5%
Il via libera al trattato commerciale di libero scambio è stato subordinato anche all’inserimento nell’intesa di meccanismi di protezione del sistema industriale e agricolo italiani: il Mercosur comporta che se in tre anni le importazioni di beni sensibili come carni vaccine e pollame, aumenteranno in media più del 5%, se i prezzi di tali beni sul mercato interno europeo caleranno in media più del 5%, l’accordo cadrebbe e tornerebbero i vecchi dazi doganali.
Infine, la sicurezza alimentare. I prodotti esportati verso l’Ue dovranno rispettare tutti gli standard europei: saranno vietate le carni bovine agli ormoni e i polli al cloro. Saranno inoltre garantite le indicazioni geografiche europee per 347 prodotti europei (di cui 58 italiani), così da impedirne l’imitazione fraudolenta.
I rischi del Mercosur: il fronte del “no”
Non sono tutti convinti che la riduzione dei dazi, la semplificazione delle regole e l’accesso agli appalti pubblici nei paesi del Mercosur potranno fungere da vero moltiplicatore di crescita del sistema produttivo italiano.
L’accordo ha suscitato le reazioni e le preoccupazioni degli allevatori e degli agricoltori di casa nostra, i quali, nonostante le rassicurazioni del ministro Francesco Lollobrigida e le integrazioni all’accordo su finanziamenti e tutele per il settore, si sentono minacciati dal rischio di un’invasione di prodotti senza qualità e non rispondenti agli standard europei sanitari e fitosanitari. Animal Equality, inoltre, avrebbe documentato pratiche cruente nei macelli argentini, con colpi e scosse elettriche. C’è infine l’aspetto legato alla sostenibilità ambientale, che non può essere sottovalutato: l’accordo UE-Mercosur, denunciano, rischia di imprimere una forte accelerazione alla deforestazione in aree ad alta biodiversità del Sud America.
Agricoltori e allevatori, in buona sostanza, temono di pagare il prezzo più alto per un accordo che prova a fare sintesi tra standard qualitativi e modelli produttivi che in realtà si trovano praticamente agli antipodi.
Accordo UE-Mercosur, gli agrumicoltori siciliani: “Reciprocità è essenziale”
Anche agricoltori e allevatori sono divisi sul Mercosur. Quello degli agrumi, ad esempio, è un comparto di punta, vero fiore all’occhiello del settore agroalimentare siciliano e nazionale e che, su questo accordo, potrebbe giocarsi il futuro. La chiave di tutto, secondo Giosuè Arcoria, presidente del distretto produttivo Agrumi di Sicilia, è la reciprocità. “Gli agrumicoltori siciliani – racconta a Partitaiva.it – lavorano e puntano sulla qualità e qualsiasi accordo deve salvaguardare questo aspetto, che è per noi un vero e proprio costo di produzione”.

La creazione di un’area di libero scambio è una buona notizia per tutti: “I mercati del Sudamerica – chiosa Arcoria – possono rappresentare una opportunità per i nostri agrumi, specie se venissero confermate le condizioni di abbattimento dei dazi di cui si sta discutendo. Tuttavia, è da valutare con attenzione l’impatto dell’ingresso nell’UE di agrumi, prodotti trasformati e succhi che arrivano da Paesi con norme meno stringenti e più opache sull’utilizzo di pesticidi e sul costo del lavoro. La reciprocità è essenziale in questo tipo di accordi”.
Si ripropone dunque l’enigma: lo scambio tra beni industriali prodotti nell’UE e beni agricoli prodotti nel Mercosur è un rischio o un’opportunità? È assai probabile che la scelta finale sarà quella di correre il rischio. La valenza politica del Mercosur è rilevante tanto quella economica dal momento che è l’unica “arma” di cui l’Ue al momento dispone per compattarsi e rafforzare sé stessa ma soprattutto per tenere testa all’indomabile Trump che ormai parla del Sud America da “presidente ad interim del Venezuela”.
I vantaggi del Mercosur, Unimpresa: “Export italiano crescerà del 40%”
Secondo Unimpresa non trarremo che vantaggi dall’accordo UE-Mercosur, soprattutto sotto il profilo della competitività internazionale: più produzione, più lavoro e una maggiore presenza del made in Italy in un’area economica dinamica e in forte evoluzione. L’associazione ha già fatto i conti. Dal report pubblicato appena qualche giorno fa emergono numeri sorprendenti circa l’impatto che l’accordo è destinato ad avere sull’export delle piccole e medie imprese italiane nel triennio 2026-2028.
Secondo Unimpresa, le esportazioni italiane verso i Paesi del Mercosur potrebbero crescere in media del 40%, passando dagli attuali 7,4 miliardi a oltre 10,4 miliardi. La crescita sarebbe trainata soprattutto dai settori manifatturieri a maggiore valore aggiunto, a partire dai macchinari e dalle apparecchiature elettriche, che oggi valgono 3,1 miliardi di export e potrebbero superare quota 4,3 miliardi a fine triennio grazie all’eliminazione di dazi che arrivano fino al 35% e alla maggiore apertura degli appalti pubblici.
Benefici rilevanti – si legge nel documento – sono attesi anche per la chimica e la farmaceutica, con un aumento stimato di circa 460 milioni, per la componentistica e i veicoli, che potrebbero crescere di 260 milioni, e per il tessile, abbigliamento e calzature, comparto fortemente penalizzato oggi dalle barriere tariffarie e destinato a rafforzarsi nei segmenti di qualità. Agroalimentare e bevande, sostenuti dalla riduzione dei dazi e dal riconoscimento delle indicazioni geografiche, potrebbero registrare un incremento di oltre 160 milioni, mentre gomma, plastica, arredo e design e gli strumenti medici e di precisione beneficerebbero soprattutto della riduzione delle barriere tecniche e della semplificazione normativa.
Settore marittimo-logistico plaude ad accordo
Come Unimpresa, anche Confitarma, Confederazione degli armatori italiani, ha accolto con favore l’approvazione, da parte degli Stati membri dell’Unione europea, dell’accordo di libero scambio tra UE e Mercosur. Lo considera un segnale concreto a sostegno di un commercio aperto, regolato e basato su regole condivise, in una fase di forte incertezza geopolitica e crescente frammentazione degli scambi internazionali.
Secondo Confitarma, il trasporto marittimo è un pilastro essenziale per la sicurezza energetica, alimentare e delle catene di approvvigionamento europee, assicurando circa il 76% del commercio estero dell’Unione. In questo contesto, il libero scambio e l’accesso ai mercati globali restano elementi chiave per rafforzare la competitività del sistema produttivo e la sicurezza economica dell’Europa.
L’accordo UE-Mercosur, sottolinea Confitarma, contribuisce a rafforzare partenariati di lungo periodo, favorire la diversificazione delle rotte commerciali e sostenere catene di approvvigionamento più resilienti, confermando il ruolo centrale dell’Europa nel commercio globale.
Confitarma auspica una rapida conclusione dell’iter di approvazione da parte del Parlamento europeo, così da assicurare una tempestiva attuazione dell’Accordo e fornire certezza giuridica alle imprese e agli operatori economici, a beneficio dell’export, dell’import e della competitività del sistema marittimo-logistico europeo.










Patrizia Penna
Giornalista professionista