Mercato del lavoro in Italia a due velocità: la classifica delle città con occupazione più alta

Gli occupati aumentano, ma non in maniera omogenea. Il tasso di occupazione dei giovani scende ancora.

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Secondo gli ultimi dati ISTAT, pubblicati il 12 marzo 2026, l’occupazione in Italia è aumentata. A fine 2025, infatti, la media degli occupati ha raggiunto quota 24 milioni 117 mila, con un aumento di 185 mila unità rispetto al 2024. A trainare la ripresa sono state soprattutto le grandi città, ma anche alcune province si sono distinte per i numeri positivi registrati.

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Aumenta l’occupazione in Italia: i dati

A livello nazionale, nonostante un ritmo di crescita più contenuto nel 2025 rispetto all’anno precedente, l’incremento delle ore lavorate è stato dell’1,6%, un dato che ha superato la crescita complessiva dell’economia nazionale, ferma allo 0,8%. I dati cioè confermano che il mercato del lavoro si sta espandendo più velocemente rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Questo dinamismo ha portato il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni al 62,5%, mentre la disoccupazione è scesa al 6,1% su base annua, toccando un minimo del 5,5% nell’ultimo trimestre dell’anno.

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Le città con il tasso di occupazione più alto

L’analisi ISTAT mostra poi come i centri urbani stiano trainando la ripresa, seppur con velocità differenti. In particolare, il Centro-Nord continua a correre, con alcune realtà che hanno ormai raggiunto i livelli di occupazione più alti.

Bologna detiene il primato tra i grandi comuni con un tasso di occupazione del 76,4% e una disoccupazione molto bassa, ferma al 3,6%. A seguire troviamo Milano, dove il tasso di occupazione è del 75,8%, gli occupati sono 708 mila e la disoccupazione è scesa al 3,4%. In entrambi i casi, i numeri suggeriscono una condizione di quasi pieno impiego. Anche Firenze mantiene una posizione solida con il 73,4% di occupati, mentre Roma, con un tasso di occupazione stabile al 68,1%, registra una lieve flessione nel numero di occupati, che si attestano a 1,24 milioni.

Al Sud, invece, Napoli mostra segnali di miglioramento. Nonostante un tasso di occupazione ancora al 41,9%, la disoccupazione in città è scesa sotto la soglia del 29%, migliorando rispetto al 30% registrato nel 2019.

La mappa delle province: tra eccellenze e zone critiche

Spostando l’attenzione sulle province, la provincia di Bergamo ha fatto registrare il tasso di disoccupazione più basso d’Italia, pari all’1,3%. Anche Bolzano mostra dati positivi in questo senso, con un’occupazione al 73,9% e una disoccupazione all’1,8%.

Nel Mezzogiorno la situazione resta più complessa. Sebbene sia l’area geografica che cresce più velocemente in termini percentuali, con un aumento dell’occupazione di 0,7 punti, persistono forti divari in province come Messina, dove lavora solo il 34,7% della popolazione attiva, o Agrigento, dove la disoccupazione resta tra le più alte al 19,8%.

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Giovani tra i più penalizzati nel mercato del lavoro

In generale, la crescita dell’occupazione in Italia è stata sostenuta dai contratti a tempo indeterminato, aumentati di 304 mila unità, mentre sono diminuiti i contratti a termine di 218 mila unità. Si è ridotto anche il ricorso al part-time, che ha segnato un calo del 7,1%, mentre dal punto di vista anagrafico, la fascia tra i 50 e i 64 anni è stata quella che ha registrato il tasso di occupazione più alto (+1,8 punti). Al contrario, continua il momento difficile per i giovani tra i 15 e i 34 anni, la cui occupazione è calata di un punto. Infine, per quanto riguarda il genere, le donne hanno mostrato un recupero (+0,5 punti), maggiore rispetto agli uomini (+0,2 punti), anche se il divario tra i due generi rimane ampio, attestandosi a 17,4 punti.

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