Asilo nido per figli di genitori lavoratori: quanti posti ci sono davvero e quanto costa la retta da Nord a Sud

Nelle Isole trovano posto meno di due bambini su 10. Dal bonus asilo nido spinta alle nuove iscrizioni, ma le disponibilità restano troppo basse.

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Asili nido, cresce la spesa pubblica per i servizi ma anche quella a carico delle famiglie italiane. Lavoratori e professionisti con figli fanno i conti con i posti disponibili che non bastano per tutti i bambini e, anche se il tasso di copertura è aumentato in tutte le regioni grazie al PNRR, lo storico divario tra Nord e Sud è ancora vivo e vegeto. Sono questi gli aspetti più rilevanti del report asili nido e servizi educativi dell’ISTAT che analizza l’andamento dell’offerta nell’anno scolastico 2023/2024 da cui emergono problemi noti, come la scarsa flessibilità che penalizza i genitori che lavorano e che sono costretti a fare i salti mortali per conciliare famiglia e lavoro. Ma anche problemi nuovi, come la difficoltà a reperire educatori ed educatrici con profili professionali adeguati.

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Report asili nido ISTAT, i posti non bastano per tutti, soprattutto al Sud

Neanche l’inverno demografico, che di fatto ha ridotto il numero dei bambini e dunque la domanda di asili nido, ha risolto le criticità strutturali del settore. Perché il progressivo e preoccupante calo delle nascite non è stato tale da permetterci il raggiungimento del target europeo sul tasso di frequenza fissato per il 2010 (33%). Mentre quello per il 2030 (45%) resta lontano. 

Se guardiamo ai servizi educativi per bambini da 0 a 2 anni (sia pubblici che privati convenzionati), si nota subito che rispetto ai Comuni non capoluogo dove la percentuale di posti disponibili ogni cento bambini è di 28,2, i Comuni capoluogo di provincia mostrano performance più incoraggianti con una media di 39,8 posti ogni 100 bambini. 

La forbice si allarga sensibilmente quando allarghiamo la prospettiva all’intero Stivale, perché a quel punto la contrapposizione tra le “due Italie” si fa netta: le regioni del Sud e delle Isole, esclusa la Sardegna, sono ben al di sotto del parametro del 33%, con una media ripartizionale rispettivamente del 19% e 19,5%. L’Italia centrale presenta la media più alta (40,4%), con un picco del 48,4% in Umbria. Seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%).

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Asili nido: la spesa dei Comuni e quanto costa la retta alle famiglie

Al finanziamento degli asili nido e di tutti gli altri servizi educativi per l’infanzia contribuiscono in maniera significativa i Comuni. Il ruolo di questi enti locali è duplice perché oltre ad essere titolari delle strutture pubbliche dove le tariffe dipendono dalla situazione economica delle famiglie, supportano le strutture private attraverso convenzioni ma anche sovvenzioni e contributi economici alle famiglie dei bambini iscritti. 

“Al netto della contribuzione delle famiglie – si legge nel Rapporto ISTAT – le risorse comunali dedicate ai servizi per la prima infanzia sono aumentate del 64,5% in 20 anni, da 861 milioni nel 2003 a un miliardo 416 milioni nel 2023. Rispetto all’anno precedente (2022) la spesa dei Comuni è cresciuta del 3,9%, mentre il contributo delle famiglie è aumentato dell’11,2%”.

Se invece includiamo la quota rimborsata dalle rette a carico delle famiglie, l’Istituto di Statistica rileva che la spesa dei Comuni per asili nido e scuole infanzia è passata da un miliardo e 37 milioni di euro nel 2003 a un miliardo e 751 milioni di euro nel 2023, con un incremento complessivo del 68,9%. 

Le differenze territoriali

L’aggravio per le famiglie è salito dal 17% (sul totale della spesa) del 2003 al 19% nel 2023 ma le differenze territoriali sono macroscopiche: se guardiamo ad asili nido e sezione primavera, oggi la spesa media per utente a carico di una famiglia pugliese è di 370 euro. Parliamo di briciole rispetto ai quasi tremila euro sborsati da una famiglia del Trentino Alto Adige. Un dato, quest’ultimo distante anche dalla spesa media nazionale che è di 1.567 euro.

Ad una famiglia calabrese, bastano in media 419 euro per sostenere la retta per asili nido e scuole infanzia: quattro volte il dato dell’Emilia Romagna (1.593 euro) e ben cinque volte la cifra sborsata in media da una famiglia residente in Lombardia (2.087 euro).

Se guardiamo alla spesa sostenuta dai Comuni, la musica non cambia: rispetto alla media nazionale di 6.532 euro, la quota pagata dai comuni varia dai 3.365 euro della Sardegna ai quasi 8.000 dell’Emilia Romagna, fino ad arrivare alla quota monstre oltre diecimila euro sostenuta da Trento.

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Servizi educativi per l’infanzia, i criteri di ammissione: lavoratori e professionisti con figli penalizzati da scarsa flessibilità

L’occupazione a tempo pieno di entrambi i genitori è presente come criterio di ammissione nell’88,2% dei regolamenti comunali. Pur non avendo di norma la priorità assoluta, i bambini con i genitori occupati a tempo pieno ottengono mediamente una priorità inferiore solo a quella attribuita ai bambini con disabilità. Il dato conferma tuttavia che una certa rilevanza viene data anche alla conciliazione tra famiglia e lavoro.

Il costo, in effetti, non è l’unico pensiero che attanaglia le famiglie. La flessibilità diventa fondamentale per tenere in equilibrio dimensione privata e professionale, eppure già in passato l’ISTAT ha potuto rilevare una scarsa propensione nell’erogazione dei servizi educativi per l’infanzia a quella che poi diventa la chiave di tutto: la possibilità di incastrare impegni personali e lavorativi.

Studio e disoccupazione meno tutelati

Anche se i bambini in condizioni di povertà non godono di priorità nell’accesso al nido pubblico, qualora ammessi, tuttavia, beneficiano di agevolazioni nella definizione delle rette. Anche la disoccupazione di uno o entrambi i genitori e la condizione di studente non lavoratore, spesso associate a condizioni di svantaggio economico, garantiscono una priorità di accesso in meno della metà dei Comuni, con punteggi medi, qualora previsti, generalmente bassi.

Il quadro di criticità, tra costi in aumento e scarsa flessibilità, si complica a causa della carenza di figure con profilo professionale adeguato. Senza le quali, tra l’altro, diventa vano ogni sforzo di ulteriore ampliamento dell’offerta di asili nido e scuole infanzia.

Dal report asili nido dell’ISTAT, infatti, emerge che oltre l’80% dei nidi e delle sezioni primavera ha avuto necessità di assumere nuovo personale educativo nei due anni precedenti al 2023/2024. Tra questi, la maggior parte ha incontrato difficoltà nel reperire le figure professionali richieste e, in oltre il 40% dei casi, tali difficoltà sono state definite gravi o gravissime. I problemi più frequenti riguardano la carenza di educatori con esperienza adeguata o in possesso di un titolo di studio idoneo e la mancata accettazione delle condizioni contrattuali proposte.

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Limiti ISEE per avere il nido gratis

A dispetto della necessità di inclusione, solo il 27,1% dei regolamenti comunali inserisce gli indicatori della situazione economica (ISEE) tra i criteri di priorità nella formazione delle graduatorie e appena il 5,3% attribuisce alle famiglie economicamente svantaggiate il punteggio massimo. 

Come sottolinea l’ISTAT, i criteri utilizzati per formulare le graduatorie di accesso al nido pubblico (o al privato convenzionato) variano da Comune a Comune. Questa variabilità, naturalmente, incide sull’accessibilità e inclusività dei servizi sul territorio e contribuisce di conseguenza a creare disparità nel garantire il diritto del bambino alla cura e all’educazione formale nella prima infanzia.

Disabilità e disagio sociale

Chi ha priorità di ammissione nella scuola dell’infanzia? La disabilità è certamente la condizione più tutelata (89,5% dei regolamenti comunali), spesso con priorità assoluta di accettazione della domanda (57,6%) o con l’attribuzione del punteggio massimo per la formulazione della graduatoria (18% dei casi). 

Priorità assoluta di accesso è garantita anche per quei bambini che appartengono a nuclei familiari presi in carico o segnalati dai servizi sociali per situazioni di grave disagio sociale oppure economico.

Tra i criteri che invece ricorrono meno di frequente per l’attribuzione di punteggio figura l’appartenenza a un nucleo familiare con background migratorio, considerata solo dall’1,8% dei Comuni. “Poiché i bambini con almeno un genitore nato all’estero – spiega l’Istituto di statistica – vivono più frequentemente degli altri in famiglie con condizioni economiche fragili, la limitata diffusione di priorità di accesso legate sia al background migratorio sia alla situazione economica contribuisce a contenere la frequenza del nido da parte dei bambini con almeno un genitore nato all’estero. Tra i bambini stranieri il tasso di partecipazione è stimato pari al 14,7%, decisamente inferiore a quello dei loro coetanei residenti in Italia (33,1%)”. 

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Dal bonus asilo nido una spinta alle nuove iscrizioni

Il report asili nido dell’ISTAT mette in evidenza come l’anno educativo 2023/2024 abbia registrato un aumento delle domande di iscrizione rispetto all’anno precedente per un gestore di nido e sezioni primavera su due (49,9%). Un dato che sembra contraddire le dinamiche demografiche che registrano il già noto calo delle nascite ma che tuttavia non va letto come un paradosso. 

La ragione è legata all’importanza della funzione educativa attribuita alla scuola e probabilmente anche alle esigenze lavorative di mamma e papà. Un terzo elemento, evidenziato dall’ISTAT, è rappresentato dal bonus asilo nido. Stiamo parlando del contributo messo a disposizione dall’INPS e che, nella più recente versione, è stato concepito per fornire aiuto economico ai nuclei familiari ma al contempo per sostenere anche l’occupazione femminile, semplificando l’accesso a strutture educative accreditate.

Quanto vale nel 2026

Grazie ad una progressiva semplificazione, per i bambini nati dal 2024 in poi, il sistema prevede ora solo due fasce:

  • per chi ha un ISEE fino a 40.000 euro, il bonus ammonta a 3.600 euro annui (circa 327 euro al mese);
  • per chi supera la soglia dei 40.000 euro, il contributo scende a 1.500 euro annui.

Per i nati prima del 2024, resta invece in vigore il vecchio sistema a tre scaglioni, con importi che spaziano dai 3.000 euro per ISEE bassi fino ai 1.500 euro per i redditi più alti.

Il bonus asilo nido si sta rivelando di grande aiuto per le famiglie ma fino ad un certo punto perché si scontra con la carenza dei posti che vanifica lo sforzo compiuto dallo Stato per rendere più sostenibili le rette a carico dei genitori. Un aspetto, questo, che viene confermato anche dal rapporto: “Nel 2023/2024, il 59,5% dei nidi e delle sezioni primavera non è riuscito ad accogliere tutte le domande di iscrizione per carenza di posti, quota che risulta in aumento negli ultimi anni (49,1% nel 2021/2022). La presenza di bambini in lista d’attesa è più frequente nel settore pubblico (68,9%), ma riguarda anche la maggioranza del settore privato (54%)”. 

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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