I prezzi aumentano ancora: i prodotti e i servizi che costano di più, settore per settore

Nonostante il rallentamento dell'inflazione, continuano a salire i costi di prodotti e servizi, anche essenziali.

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aumento prezzi alimentari

Secondo i dati provvisori pubblicati dall’ISTAT il 4 febbraio 2026, l’inflazione annua ha subito un rallentamento, segnando una decelerazione a gennaio, rispetto al mese precedente. Tuttavia, nonostante questa frenata generale, in settori specifici continua il trend dei prezzi al rialzo.

Inflazione e carrello della spesa: i prezzi in aumento

Il settore dei servizi è quello che registra il più alto aumento dei prezzi. La spinta arriva in particolare dai servizi relativi all’abitazione (+4,4%) e dai servizi ricreativi e culturali (+3%). A seguire troviamo i tabacchi, i cui prezzi a gennaio 2026 hanno registrato un incremento del 3,3%. Costa di più anche fare la spesa, il comparto dei beni alimentari registra infatti rialzi sia degli alimentari non lavorati (+2,5%) che di quelli lavorati (+2,2%). In media, se si considerano i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (alimentari, prodotti per la casa e per l’igiene), i prezzi sono aumentati del 2,1% su base annua.

Di contro, secondo i dati ISTAT, l’inflazione annua ha segnato un aumento pari al +1% nel 2026 (mentre a dicembre 2025 era al +1,2%). Questo significa che, a livello complessivo, i prezzi continuano a salire, ma meno velocemente rispetto a fine anno, tornando a livelli simili a quelli di ottobre 2024 (+0,9%). Inoltre, a gennaio c’è stato comunque un aumento dell’1,8% dell’inflazione di fondo, ovvero quella calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi. Mentre quella al netto dei soli beni energetici ha segnato un +1,9%.

Cosa costa meno

Istat ha osservato invece una tendenza differente per quanto riguarda i beni materiali che, nel loro insieme, mostrano una lieve diminuzione dello 0,2% rispetto allo scorso anno. Questa flessione, contrapposta al rialzo più alto registrato nel settore dei servizi, crea un divario tra i due ambiti pari a 2,7 punti percentuali. Tale distacco evidenzia come, in questa fase economica, la spinta verso l’alto dei prezzi sia alimentata principalmente dalle attività legate alla casa o al tempo libero, piuttosto che dall’acquisto di prodotti fisici.

Dinamiche congiunturali e inflazione acquisita

A guidare la spinta inflazionistica, come emerge dal report ISTAT di febbraio, è il forte rialzo dei costi energetici regolamentati (+8,7%), solo parzialmente bilanciato dalla netta riduzione dei prezzi dei servizi di trasporto (-3,7%), tipica del periodo post-festività.

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