Secondo i dati diffusi dall’ISTAT il 30 gennaio 2026, il numero di occupati in Italia è sceso a 24 milioni e 142 mila unità, registrando un calo dello 0,1%. Anche il tasso di disoccupazione risulta in diminuzione, ma non perché si sono creati nuovi posti di lavoro (anzi, se ne sono persi 20.000 in soli 30 giorni). La disoccupazione è calata infatti perché è diminuita la platea di chi cerca lavoro.
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Occupazione in Italia, cosa dicono i dati ISTAT
Per il secondo mese consecutivo, confermando il trend di gennaio, il tasso di occupazione in Italia è sceso al 62,5%. In particolare, a dicembre 2025 si è registrata una flessione congiunturale dell’occupazione (ovvero -20mila unità, pari allo 0,1% in meno), che ha portato il totale degli occupati a 24 milioni 142mila.
La contrazione ha interessato prevalentemente la componente maschile, i dipendenti a termine e le fasce d’età comprese tra i 25 e i 49 anni. Mentre sono di più le donne occupate e i giovani di età compresa tra i 15-24 anni rispetto al mese precedente. Solo confrontando il quarto trimestre (ottobre-novembre-dicembre) con quello precedente (luglio-agosto-settembre), il numero di occupati risulta in aumento dello 0,3% (+74mila unità). Tuttavia, a fronte della diminuzione tra gli uomini e nelle altre classi d’età, il tasso di occupazione, in un anno, risulta invariato.
Lavoratori autonomi in crescita
Mentre i dipendenti a termine diminuiscono (arrivando a 2 milioni 405mila), crescono gli autonomi (+147mila). I liberi professionisti, dopo la flessione registrata il mese precedente, sono infatti aumentati (arrivando a un totale di 5 milioni 227mila). Risultano sostanzialmente stabili anche i dipendenti permanenti (16 milioni 511mila), ovvero quelli con contratti a tempo indeterminato.
Rispetto a dicembre 2024, infatti, a dicembre l’occupazione aumenta (+62mila occupati in un anno), se si prende in considerazione la crescita dei dipendenti permanenti (+161mila) e degli autonomi, che è riuscita a compensare parzialmente il calo dei dipendenti a termine (-245mila).
Sale il numero di persone che non cercano lavoro
Per comprendere come mai il calo dell’occupazione non abbia generato un aumento speculare della disoccupazione, è necessario osservare la dinamica degli inattivi. A dicembre 2025 la diminuzione degli occupati è stata riassorbita interamente dall’area dell’inattività. Il tasso di disoccupazione è infatti sceso al 5,6% non perché si sono create nuove opportunità lavorative, ma perché il tasso di inattivi è salito al 33,7%. Vuol dire che la contrazione dei posti di lavoro non ha spinto le persone a cercarne uno nuovo, ma le ha portate a uscire, temporaneamente o meno, dal mercato del lavoro attivo.
La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-1,0%, pari a -15mila unità) riguarda le donne e chi ha almeno 25 anni d’età; al contrario, tra gli uomini e i 15-24enni il numero dei disoccupati è in aumento. Il tasso di disoccupazione scende al 5,6% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 20,5% (+1,4 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +31mila unità) si osserva invece per uomini, donne e per tutte le classi d’età, ad eccezione dei 15-24enni tra i quali il numero è in calo. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti).
Anche rispetto al trimestre precedente diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-5,3%, pari a -81mila unità) e crescono gli inattivi di 15-64 anni (+0,3%, pari a +34mila unità). E la stessa tendenza la si osserva se si guarda l’intero anno. Rispetto al 2024, infatti il numero di persone in cerca di lavoro (-13,8%, pari a -229mila unità) e aumenta in Italia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,3%, pari a +163mila unità).












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it