Arriva l’arbitro assicurativo, ricorso sulle polizze con 20 euro: come funziona e i rischi

Tutti gli ambiti di intervento dell'arbitro operativo e le criticità sollevate dalle associazioni di categoria.

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Arbitro assicurativo come funziona

Ricorsi rapidi e a basso costo, niente avvocati e decisioni entro pochi mesi: grazie all’arbitro assicurativo (AAS), i cittadini e le imprese hanno a disposizione uno strumento in più per la risoluzione di controversie assicurative. Al nuovo organismo indipendente, diventato operativo il 15 gennaio, clienti e compagnie possono rivolgersi presentando istanza e ricevendo risposta in tempi relativamente molto brevi. 

Soluzioni facili, veloci e indolori alle liti. Tutto bello, tutto perfetto? Non proprio. Partitaiva.it ha approfondito i meccanismi di funzionamento di questo nuovo strumento, individuando enormi potenzialità ma intercettando anche le perplessità di chi intravede possibili rischi e criticità.

Cos’è l’arbitro assicurativo 

L’arbitro assicurativo è un organismo imparziale che nasce sulla scia degli ottimi risultati conseguiti sia dall’arbitro bancario e finanziario (Abf), istituito dalla Banca d’Italia nell’ormai lontano 2009, sia dall’Arbitro delle controversie finanziarie che invece nasce in seno alla Consob. Tre organismi, un solo obiettivo: proporre ai consumatori un sistema alternativo ai tempi biblici della giustizia civile, ingolfata da un carico insopportabile di contenziosi. All’arbitro assicurativo potranno rivolgersi tutti i cittadini i quali intendano giungere in modo facile, rapido ed economico alla risoluzione di controversie in materia assicurativa con compagnie e intermediari. 

Uno strumento fortemente voluto anche dall’autorità che vigila sulle assicurazioni, l’Ivass per l’appunto, secondo cui le tutele offerte dall’arbitro assicurativo non andranno a esclusivo beneficio dei consumatori ma di tutto il settore assicurativo dal momento che grazie all’attività svolta, l’organismo è destinato a diventare anche un osservatorio privilegiato sulle criticità ricorrenti di tutto il sistema assicurativo.

Tutti gli ambiti di intervento

L’arbitro assicurativo è istituito in attuazione dell’articolo 187.1 del Codice delle assicurazioni private (CAP) che ha recepito l’art. 15 della Direttiva UE 2016/97 (Insurance Distribution Directive).

Il regolamento adottato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro della Giustizia, su proposta dell’Ivass (D.M. 6 novembre 2024, n. 215), disciplina il procedimento, i criteri di composizione dell’organo decidente e la natura delle controversie che l’AAS può decidere. Il regolamento rimette all’Ivass la competenza ad emanare disposizioni tecniche e attuative di dettaglio per alcuni aspetti di funzionamento dell’arbitro assicurativo.

Gli ambiti di intervento sono ampi: controversie su contratti assicurativi vita e danni, incluse violazioni di adeguatezza, ritardi nelle prestazioni, mancata consegna documenti, sconti RC auto obbligatori, abbinamenti irregolari di coperture non assicurative e chiarezza della documentazione. I limiti risarcitori, invece, sono: fino a 300.000 euro per polizze vita ramo I con solo caso decesso; 150.000 € per altri rami vita; 25.000 euro generali; 2.500 euro per RC con azione diretta del terzo danneggiato.

Come fare ricorso all’arbitro assicurativo contro compagnie e intermediari?

Per fare ricorso all’arbitro assicurativo le parole d’ordine sono: semplicità, rapidità ma soprattutto spese irrisorie. Il ricorso, infatti, può essere presentato senza l’assistenza di un avvocato, è deciso entro 180 giorni (prorogabili una sola volta fino ad ulteriori 90 per le controversie particolarmente complesse).

Il ricorso è deciso da un collegio composto da cinque componenti che rappresentano i diversi soggetti coinvolti nella controversia (presidente e due nominati Ivass, uno dalle imprese, uno dagli intermediari o consumatori a seconda del caso). Il primo collegio è presieduto da Concetta Brescia Morra.

Il reclamo

La segreteria tecnica dell’arbitro assicurativo, istituita presso l’Ivass, gestisce la procedura ma non partecipa alle decisioni. Si può presentare ricorso – come si legge nel sito ufficiale – solo dopo aver presentato reclamo alla compagnia e/o all’intermediario, se non si è ricevuta risposta trascorso il termine di 45 giorni o se si è ricevuta una risposta non soddisfacente. Il reclamo nei confronti della compagnia e/o dell’intermediario costituisce un presupposto per l’ammissibilità del ricorso all’Arbitro. 

La decisione dell’arbitro assicurativo in merito al ricorso non è vincolante. Se, tuttavia, l’impresa e/o l’intermediario non la rispettano, la notizia dell’inadempimento è pubblicata sul sito arbitroassicurativo.org per cinque anni e resta in evidenza per sei mesi sul sito internet dell’impresa e/o dell’intermediario (o affissa nei locali in assenza di un sito internet). Se la decisione è insoddisfacente, sia il cliente che l’impresa e l’intermediario possono comunque sempre rivolgersi all’Autorità giudiziaria.

I costi

La possibilità di una risoluzione pacifica e stragiudiziale della lite passa attraverso costi contenuti: rivolgersi all’arbitro assicurativo costa 20 euro, che verranno restituiti al ricorrente se il ricorso viene accolto. Il contributo fisso per impresa è di 200 euro e di 100 euro per l’intermediario.

Arbitro assicurativo: le criticità sollevate da Assoutenti

Seppure perfettibile, il sistema arbitrale ha già prodotto benefici innegabili nel settore finanziario. Le novità appena introdotte in ambito assicurativo lasciano sperare che anche questo settore possa avvantaggiarsi dell’impatto positivo prodotto da un organismo indipendente sulle prassi informative e contrattuali degli intermediari, nell’ottica di una maggiore trasparenza e al contempo di un decongestionamento delle aule dei tribunali. Tuttavia, come si accennava, non è sempre oro tutto quello che luccica.

Lo sa bene Assoutenti, ad esempio, che non ha mancato di sottolineare che siamo di fronte ad un passo avanti importante ed atteso da anni che può contribuire a rendere la tutela dei consumatori più rapida, accessibile e meno onerosa rispetto al ricorso ai tribunali. Ma non ha mancato altresì di sottolineare la presenza di ombre sulla credibilità e sull’efficacia del nuovo istituto.

L’indipendenza dell’arbitro

Il primo nodo – si legge in una nota – riguarda l’indipendenza dell’arbitro: dopo una lunga gestazione, avremmo auspicato la nascita di un organismo pienamente autonomo, e non incardinato presso Ivass, autorità che nella sua storia ha spesso assunto posizioni sovrapponibili a quelle dei soggetti vigilati. Per questo motivo, pur prendendo atto della qualità e del prestigio dei componenti del collegio, Assoutenti auspica che “i tre arbitri di nomina Ivass dimostrino, nei fatti, una indipendenza forte e inequivocabile dal mondo assicurativo che possa garantire decisioni libere da condizionamenti e realmente orientate alla tutela dei diritti degli assicurati, soprattutto nelle controversie più delicate, come quelle in materia di risarcimento danni e polizze vita complesse”.

Il rischio di sovraccarico: 113 mila ricorsi l’anno per un solo collegio

Attraverso il suo presidente, Gabriele Melluso, Assoutenti ha espresso un’altra perplessità, questa volta di natura organizzativa e relativa alla scelta di partire con un collegio unico a Roma che si scontra con un numero importante di reclami nel settore assicurativo: ben 113 mila solo nel 2024. “Sarebbe stato più efficace – sottolinea Melluso – prevedere sin dall’inizio una struttura più articolata, almeno su base regionale o macro-regionale. Questo avrebbe consentito una maggiore prossimità ai cittadini, una migliore conoscenza delle prassi territoriali e una più rapida gestione dei procedimenti”.

Luigi Mercurio, presidente di Aiped, Associazione Italiana Periti Estimatori Danni, ha chiesto regole chiare istruttorie solide e un’adeguata valorizzazione delle competenze tecniche attraverso una interpretazione inclusiva del requisito di rappresentatività delle associazioni di categoria chiamate a partecipare al sistema.
Aiped ha inoltre evidenziato come alcune scelte organizzative – quali l’utilizzo della videoconferenza per le riunioni dei Collegi e per eventuali audizioni delle parti – potrebbero contribuire a rendere la procedura più accessibile ed efficiente, senza compromettere il rigore dell’istruttoria, che resta centrale soprattutto nelle controversie che coinvolgono profili tecnici e valutazioni dei danni.

Fabio Picciolini (Adiconsum): “Ecco cosa potrebbe accadere a breve”

Interpellato dal nostro giornale, Fabio Picciolini del dipartimento Credito e Finanza di Adiconsum ci spiega le motivazioni che lo spingono ad essere moderatamente ottimista. “Si chiude innanzitutto il cerchio – esordisce – perché adesso tutte le strutture bancarie, finanziarie e assicurative hanno una modalità di ricorsi e di verifiche del comportamento degli intermediari”. L’arbitro assicurativo deve ancora partire. Picciolini dà per scontato che sicuramente via via ci saranno degli aggiustamenti ma la sua analisi parte dai dati: “Sul fronte dei reclami nel 2024 la situazione è letteralmente esplosa – sottolinea – con oltre 100 mila reclami e altre 40 mila istanze giunte direttamente all’Ivass che in pratica fino ad oggi ha fatto un po’ da arbitro”. 

Fabio Picciolini

Solo prossimamente ci sarà modo di verificare i passaggi, osservare reazioni e comportamenti e misurare l’efficacia delle scelte compiute a cominciare da quella di istituire un solo Collegio: “Potrebbe accadere – spiega l’esperto di Adiconsum – quanto accaduto per l’arbitro bancario finanziario partito da uno e oggi giunto a sette collegi”. 

Le tempistiche della risoluzione delle liti

Un altro aspetto determinante, secondo Picciolini, è quello legato alle tempistiche: “I numeri relativi ai reclami – ci dice – potrebbero non essere compatibili con i tempi rapidi previsti dalla norma per la risoluzione delle liti. Inoltre, bisogna capire quale sarà la reazione delle parti coinvolte rispetto al giudizio che l’arbitro esprimerà. Se non sarà accettato, si arriverà alla magistratura che è quello che questo strumento vuole evitare”.

Sulla presunta non terzietà del collegio, Picciolini esprime ancora una volta prudenza e cauto ottimismo: “Se guardiamo ai risultati dell’attività dei due arbitri già esistenti – chiosa – è possibile vedere che sono sostanzialmente a favore dei cittadini e dei consumatori. Le statistiche parlano chiaro quindi non vedo criticità su questo fronte. I componenti del collegio sono soprattutto professionisti che sono certo intendono svolgere al massimo delle loro possibilità il compito che è stato loro affidato”. Dunque, occhi ben aperti ma senza pregiudizi”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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