Pensioni, rapporto occupati-pensionati ai massimi storici: “Ecco la riforma che serve entro il 2027”

L'esigenza di riformare il welfare mix per affrontare il picco demografico del 2040. La sfida è proteggere le giovani generazioni senza compromettere la sostenibilità del sistema.

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L’Italia viaggia su un doppio binario: da una parte l’occupazione registra 24 milioni di unità – vetta storica – dall’altra la spesa per le pensioni raggiunge i 286 miliardi di euro, alimentata da un’inflazione che spinge i costi nominali senza però incrinare la tenuta del sistema. Nonostante l’equilibrio finanziario sia considerato sotto controllo, i prossimi anni riservano nuove sfide: il ritorno all’aumento dell’età pensionabile dal 2027 e la necessità di sfoltire la “giungla” delle prestazioni assistenziali. Una priorità: proteggere le giovani generazioni e l’equità del welfare mix.

Questo è stato il tema dell’incontro svoltosi nei giorni scorsi alla Camera dei deputati nell’ambito della presentazione del rapporto “Il bilancio del sistema previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza (per l’anno 2024)” del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali. Ecco a che punto siamo, a che età si può andare in pensione e gli interventi necessari secondo gli esperti.

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Pensioni, la spesa aumenta in Italia: i dati

Nel 2024, la spesa pensionistica italiana (al netto dell’assistenza GIAS) è salita a 286.139 milioni di euro, registrando un deciso incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Un balzo di 18,7 miliardi alimentato dalla rivalutazione monetaria legata all’inflazione, che ha spinto l’importo nominale medio delle prestazioni del 6,3%, favorendo in particolare i trattamenti fino a quattro volte il minimo.

Nonostante la spesa lorda complessiva raggiunga i 330,7 miliardi di euro, il sistema mostra una tenuta finanziaria definita “sotto controllo” dalle riforme degli anni Novanta: il rapporto spesa/PIL al netto dell’assistenza si è attestato al 13,05%, con proiezioni di stabilità fino al 2028.

Raggiunto il rapporto record di 1,47 tra occupati e pensionati

Il mercato del lavoro ha fornito un supporto importante alla sostenibilità del sistema, raggiungendo il record storico di 24.065.000 occupati, (+311.000 unità) che ha trainato le entrate contributive a 260,59 miliardi di euro (+10,1% rispetto al 2023). Il numero dei pensionati è cresciuto a 16.305.880 unità, portando il rapporto occupati/pensionati al valore record di 1,4758.

Tuttavia, sottraendo i 2,74 milioni di beneficiari di sole prestazioni assistenziali (invalidità civili, assegni sociali e pensioni di guerra), il rapporto “reale” tra attivi e pensionati previdenziali sale a 1,77, un livello rassicurante per gli equilibri di lungo periodo. Il reddito pensionistico medio pro-capite ha raggiunto i 22.331,33 euro lordi annui, superando in molti casi i salari medi dei lavoratori attivi.

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Riforma pensioni 2027, sale l’età pensionabile: le novità

La sfida più critica resta l’espansione della spesa assistenziale a carico della fiscalità generale (180,544 miliardi di euro nel 2024, segnando un +147,3% rispetto al 2008). Oggi, il 43,99% dei pensionati (circa 7,17 milioni) riceve prestazioni totalmente o parzialmente assistite, spesso a causa di carriere contributive frammentate o assenti.

Sul fronte normativo, dopo una lunga sospensione, dal 1° gennaio 2027 torneranno gli adeguamenti alla speranza di vita: l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese (67 anni e 3 mesi nel 2028), mentre per la pensione anticipata ordinaria saranno necessari 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne entro il 2028.

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Riforma pensioni, Alberto Brambilla: “Puntare su occupazione dei giovani”

Secondo Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali, la sostenibilità del sistema previdenziale italiano e la sua tenuta per le giovani generazioni dipendono dal miglioramento del rapporto demografico tra lavoratori attivi e pensionati, che dovrebbe raggiungere quota 1,7 entro la fine del decennio. “Occorre ridurre le troppe anticipazioni che negli ultimi anni hanno permesso a quasi un milione di persone di andare in quiescenza con requisiti antecedenti alla riforma Fornero”, suggerisce.

Il consiglio è quello di agire sull’incremento dell’occupazione, attingendo a quello che definisce un “esercito industriale di riserva” di cittadini e cittadina in età lavorativa ancora non occupati e occupate, e propone l’introduzione di un “life cycle lavorativo”. “I contratti devono tenere conto dell’età dei lavoratori e delle lavoratrici e non si può mandare su un ponteggio una persona di 18 anni e una di 65”, aggiunge, auspicando l’adozione di politiche per l’invecchiamento attivo e forme di flessibilità che permettano di proseguire il lavoro anche dopo la pensione per pochi giorni a settimana.

Riforma del welfare mix: fondi pensione verso il picco demografico del 2040

Un’altra linea guida fondamentale riguarda la gestione finanziaria e il contrasto al debito occulto di circa 500 miliardi generato dalle eccessive decontribuzioni degli ultimi anni. Brambilla avverte che bisogna ridurre al minimo tali sgravi, poiché lo Stato sta illudendo i lavoratori dando loro più soldi in busta paga ma caricando il costo sulle generazioni future.

Parallelamente, l’esperto invoca una semplificazione della normativa per uscire dalla “giungla delle pensioni” e la creazione urgente di una banca dati dell’assistenza che permetta di monitorare tutte le prestazioni concesse dai diversi enti territoriali. Infine, sottolinea la necessità di una riforma che porti l’Agenzia delle Entrate ad agire “ex ante e non ex post” verso chi non ha mai dichiarato redditi fino ai 30 anni, concludendo che il sistema deve evolvere verso un welfare mix in cui lo Stato sia supportato dai fondi pensione e dal welfare integrativo per reggere la fase acuta dell’invecchiamento prevista tra il 2040 e il 2045.

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Mario Catalano

Giornalista

Giornalista freelance, mi occupo di economia, ambiente e sanità. Ho conseguito l’Executive Master in “Scrivere e Fare Giornalismo Oggi: il Metodo Corriere – 6° Edizione” alla RCS Academy Business School. Nel 2018 ho vinto il Premio Cristiana Matano (sezione giornalista Under 30), sono stato finalista dell’ottava edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo e nel 2024 ho vinto il Premio Umberto Rosa di Confindustria Dispositivi Medici per un articolo pubblicato su INNLIFES

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