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Web tax: dal 1 gennaio 2019 al via anche in Italia

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Che cos’è la Web tax

Con emendamento proposto alla Legge di Bilancio 2018, l’Italia compie un passo in avanti nei confronti dell’applicazione della Web tax, l’imposta sulle transazioni digitali che, salvo sorprese, dovrebbe finalmente trovare applicazione a partire dal 1 gennaio 2019.

La Web tax è una nuova tassa che entrerà in vigore dal 2019, con lo scopo di colpire tutte quelle grandi società che producono reddito nel nostro Paese, pur senza pagare un congruo ammontare di imposte, grazie a una serie di escamotage fiscali che dirottano le imposizioni fiscali in Paesi con un approccio tributario più favorevole.

Come funziona la Web tax

Per poter scongiurare che anche nei prossimi esercizi il Paese sia privato di entrate fiscali di rilievo, è stato previsto che dal 1 gennaio 2019 sia in applicazione una nuova imposta sulle transazioni digitali con un’aliquota pari al 3%, da riversare al Fisco italiano. Gli istituti di credito (e, più in generale, gli intermediari finanziari) fungeranno da sostituti di imposta, andando così a fungere un ruolo di rilievo di fianco alle stesse imprese del web.

Proprio per questo motivo, entro il 30 aprile 2018, il Ministero dell’economia e delle finanze dovrà emanare un apposito decreto che stabilisca quali saranno i servizi assoggettati alla Web tax.

Chi è interessato dalla Web tax

Come abbiamo avuto modo di rammentare poche righe fa, un ruolo centrale e attivo nella corretta applicazione della Web tax ricade sugli intermediari finanziari come le banche e le Poste.

A costoro viene, infatti, richiesto di segnalare all’Agenzia delle Entrate tutte le transazioni effettuate dalle imprese italiane con i colossi internazionali del web, allo scopo di comprendere se vi possano o meno essere dei casi di imposizione fiscale come quella stabilita dall’emendamento alla Legge di Bilancio 2018.

In particolare, se un soggetto non residente, nell’arco di 6 mesi, supera le 1.500 operazioni per un controvalore di almeno 1,5 milioni di euro, sarà convocato dall’Agenzia delle Entrate per poter verificare se opera in Italia mediante una stabile organizzazione.

A sua volta, se dovesse emergere che vi è stabile organizzazione, il soggetto non residente dovrà redigere un ordinario bilancio dichiarando il reddito d’impresa; se invece non dovesse emergere la presenza di una stabile organizzazione, il soggetto subirà l’applicazione della Web tax al 3%.

Credito di imposta Web tax

Considerato che l’obiettivo della Web tax è quello di “recuperare” imposizione fiscale su grandi operatori esteri, e non certo quello di penalizzare le imprese italiane, l’emendamento alla Legge di Bilancio 2018 ha previsto la disponibilità di un credito di imposta di importo equivalente all’imposta digitale versata sulle transazioni digitali.

Tale credito di imposta dovrà essere unicamente utilizzato ai fini del versamento delle imposte sui redditi, con eventuale eccedenza fruibile per poter compensare il pagamento delle imposte sui redditi o i contributi previdenziali. Il versamento, o la compensazione del credito di imposta da Web tax, potrà essere effettuato esclusivamente con il modello F24 telematico.

Chi è escluso dall’applicazione della Web tax

Stando al contenuto dell’emendamento, non tutte le imprese dovranno versare la Web tax. Sono infatti esclusi i contribuenti nel regime forfettario e dei minimi, le imprese agricole, le imprese del commercio elettronico, i corrispettivi sotto i 30 euro di importo, se il debitore è persona fisica che non esercita attività imprenditoriale, se c’è stabile organizzazione del soggetto non residente.

 

Roberto Rais

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