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Residenza in Italia ma lavoro all’estero: tipologie, doppia imposizione e altre questioni fiscali

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Il diritto del lavoro italiano prevede diverse tipologie di attività lavorativa all’estero per un lavoratore italiano, come per esempio la trasferta o il distacco. I diversi casi di lavoro all’estero non si differenziano gli uni dagli altri solo per le modalità di contratto, ma anche per questioni fiscali: è dunque importante conoscere le regole di tassazione che si applicano alle diverse condizioni di lavoro.

La differenza principale è legata alla residenza del lavoratore. Identifichiamo quindi due casi principali: quello dei lavoratori che percepiscono dei redditi all’estero, ma mantengono la residenza in Italia, e quello dei lavoratori o dipendenti all’estero che cambiano la propria residenza. In questa sede ci concentreremo sul primo caso, per chiarire i dubbi principali e fornire tutte le informazioni necessarie per sapere come agire a livello fiscale.

Innanzitutto è bene specificare che il lavoratore è considerato residente in Italia quando soggiorna nel Paese dove lavora per meno di 183 giorni consecutivi nell’arco di un anno solare e risulta iscritto all’Anagrafe della popolazione in Italia. In questo caso, tutte le remunerazioni vengono pagate al dipendente estero dal datore di lavoro estero e sono soggette a tassazione esclusivamente in Italia, tramite detrazione diretta dalla busta paga.
Le aliquote sui redditi cambiano a seconda del reddito annuale, variando da un minimo del 23% ad un massimo del 43%. Anche per i lavoratori autonomi che percepiscono redditi dall’estero valgono le stesse condizioni dei dipendenti.

Qualora un lavoratore residente in Italia percepisca stipendi, pensioni o altri redditi all’estero bisogna verificare se esiste una convenzione contro le doppie imposizioni con il Paese estero.

Se esiste, bisognerà vedere cosa prevede: se i redditi devono essere tassati sia in Italia che nel Paese estero o se devono essere assoggettati a tassazione solo in Italia. Qualora il lavoratore, in presenza di una convenzione contro la doppia imposizione, avesse subito un prelievo fiscale anche nel Paese estero, egli avrà diritto ad un credito per le imposte pagate in quel paese, in base alle procedure stabilite dall’autorità estera.

In quasi tutte le convenzioni contro le doppie imposizioni è previsto che il reddito venga tassato esclusi­vamente in Italia se:

  • il lavoratore risiede in Italia e presta la sua attività nel Paese estero per meno di 183 giorni;
  • le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia;
  • l’onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

 

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