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Report CITIE – Parte 4 di 4: Il caso New York

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Quarta e ultima parte dell’intervista pubblicata in inglese da TechCrunch a John Gibson (trovate la prima parte QUI, la seconda QUI, la terza QUI) sul report CITIE. Si tirano le somme su cosa debba fare una città per essere considerata all’avanguardia nelle iniziative a supporto delle startup. Si tira quindi in ballo l’esempio di New York, prima nella classifica stilata dal CITIE. Ma anche le città europee si stanno comportando bene.

Ma come mai a New York è andata così bene in questo report? Da molto tempo ormai la grande mela si è dedicata agli investimenti nel settore tecnologico, e lo ha fatto pensando in grande secondo Gibson: «hanno capito prima di tutti gli altri che bisognava investire sulle startup innovative, e il fatto di aver avuto Bloomberg come sindaco è stato fondamentale in questo. Inoltre pensano in grande,

e lo fanno in pochi così. E così, la riqualificazione di Roosvelt Island è un esempio su enorme scala di ciò che è difficile vedere in altre città».

La creazione di un flusso continuo di talenti è una cosa sulla quale New York si è concentrata da meno tempo di quanto non voglia ammettere, ma porterà sostenibilità all’ecosistema startup.  «Il nuovo sindaco de Blasio sta compiendo ulteriori passi avanti. Il suo obiettivo è quello di rendere inclusivo il settore tecnologico, facendo sì che i benefici che vengono da questo settore si espandano ad altri settori della città, incoraggiando i giovani ad intraprendere studi scientifici. Ed è una strategia molto intelligente, perché è il tipo di investimento che farà rimanere New York tra gli hub più importanti nei prossimi dieci anni».

Il grafico delle performance della città di New York – Fonte: Citie.org

Il grafico delle performance della città di New York – Fonte: Citie.org

Tornando all’Europa, anche nel vecchio continente ci sono ottimi esempi di azioni a supporto delle startup. E anche se non godono del vantaggio che New York ha accumulato, sono sulla sua scia:

«guardando i numeri, ci sono città in Europa che stanno facendo molto bene, facendo sforzi notevoli, senza nasconderlo. È una cosa piuttosto interessante da vedere. In effetti c’è molta eterogeneità nei dati riguardanti le città europee, mentre quelle nordamericane registrano molte meno variazioni, attestandosi su valori medio-alti. Le città europee invece tendono ad essere presenti in tutti i settori della classifica, ma c’è parecchio fermento nel vecchio continente.

Le amministrazioni cittadine in Europa hanno capito che innovazione e imprenditoria giocheranno un ruolo fondamentale nel prossimo futuro, per questi hanno deciso di investire tempo ed energie nel progettare delle politiche adatte. Inoltre, stanno coinvolgendo persone davvero in gamba.

Il CTO di Amsterdam è fantastico, e l’amministrazione parigina ha grandi professionisti che lavorano nel dipartimento dello sviluppo economico, compiendo passi importanti».

Ciò detto, Gibson pone l’accento anche sulle battaglie legali che si stanno combattendo in molte città europee riguardo servizi on-demand come Uber e Airbnb (ad esempio in Italia e nella stessa Parigi di recente, ndt), segnalando come si tratti di «sfide» per saggiare «la reale volontà delle amministrazioni di sfruttare il potenziale della regione che amministrano».

«Alcune città europee stanno cercando di capire come convivere con startup come Airbnb e Uber. E per certi aspetti è in vero peccato perché c’è chi pensa, e non è un’idea peregrina, che la maggiore densità di popolazione delle città Europee rispetto a quelle nordamericane le renda naturalmente predisposte per questi servizi on-demand.  Ma se le si ostacola con dei regolamenti sbagliati non si coglie l’opportunità offerta dalle caratteristiche geografiche. Quindi ci sono all’orizzonte delle sfide che l’Europa dovrà affrontare se vuole realizzare il suo potenziale.

Ovviamente anche la definizione di “regolamento sbagliato” è soggettiva (chiedere ai tassisti se non si lamenterebbero se le regole che li riguardano non fossero applicate anche alle startup, dando a queste ultime un vantaggio concorrenziale ingiusto. È come le città si districano in questi dibattiti e mettano in campo politiche equilibrate che soddisfino tutti gli attori del tessuto economico urbano, che farà la differenza nell’economia digitale.

Prima parte: La mappa delle politiche per le startup

Seconda parte: Le città e la sharing economy

Terza parte: Amsterdam e Berlino: racconto di due città

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