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Regime dei minimi e startup: istruzioni per l’uso

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In questo articolo affrontiamo i cambiamenti del regime dei minimi, che per requisiti e agevolazioni è l’ideale per gli startupper all’inizio della loro attività, quando spese e introiti sono contenuti.

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Una volta che l’impresa ha realizzato il prodotto ed è pronto a venderlo, deve costituirsi come società e scegliere il regime fiscale che più si confà alle esigenze e al fatturato della startup.

Per chi è agli inizi e non fattura milioni c’è la possibilità, a determinate condizioni, di usufruire del regime dei minimi, che presenta numerosi vantaggi in termini fiscali.

Gestire la propria attività sotto il regime dei minimi significa non essere obbligati a tenere un registro contabile, non essere sostituti d’imposta (quindi niente ritenute alla fonte), il non essere soggetti agli studi di settore. La tassazione sul reddito è sostituita da una imposta forfettaria del 15%, che sostituisce Irap, Irpef e addizionali; per le startup la base imponibile è ridotta di 1/3 per i primi 3 anni di attività. Infine, è cambiato il calcolo della base imponibile. Non si calcolerà più con la semplice differenza tra costi e ricavi, ma in base a dei coefficienti stabiliti partendo dal codice attività ATECO di riferimento.

Dopo il caos di inizio anno sul regime dei minimi cambiato dalla Legge di Stabilità, poi ulteriormente modificato dal Milleproroghe 2015, proviamo a fare chiarezza sul regime fiscale dei minimi per chi fa startup e dei vantaggi e implicazioni che questo comporta per chi ha una impresa innovativa.

Il regime dei minimi è applicabile, ai nuovi imprenditori, ai giovani e ai lavoratori in mobilità che vogliono aprire un’impresa o un’attività autonoma. Con il nuovo regime vengono eliminati i limiti di cinque anni e del trentacinquesimo anno di età. Gli unici limiti saranno quelli economici.

Il nuovo regime prevede infatti che chi fa impresa deve rispettare i seguenti requisiti:

  • Non potrà avere spese per lavoratori o parasubordinati superiori a 5.000 euro, né spese per beni strumentali superiori a 20.000 euro.
  • Il limite di fatturato diventa variabile a seconda del settore: dai 15 mila euro del settore “intermediari di commercio” ai 40.000 mila euro di attività di servizi di alloggio e ristorazione”
  • I redditi d’impresa devono essere prevalenti rispetto a quelli da lavoro dipendente o da pensione.
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