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Parte il fondo VC di Invitalia: di cosa si tratta

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Abbiamo già parlato del fondo Venture Capital Invitalia, riprendendo l’annuncio che l’Amministratore Delegato di Invitalia Domenico Arcuri fece a maggio a proposito del lancio del fondo da 50 milioni.

A dirigerle il fondo è stato chiamato Salvo Mizzi (nella foto), inventore di Working Capital e alla guida, fino a poche settimane fa, di TIM Ventures, tra i VC più attivi in Europa secondo CB Insights.

Come abbiamo già segnalato, Invitalia Ventures è un fondo di venture capital privato, ma controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con capitali interamente pubblici.

Qualche giorno fa, Mizzi ha rilasciato una intervista a Giovanni Iozzia di EconomyUP.

Nell’intervista, l’AD di Invitalia Ventures descrive questo soggetto che comunque, a dispetto della natura del capitale e del controllore, si comporterà da privato, con uno scopo però più ampio: quello di far compiere al settore del venture capital italiano un salto di qualità, aumentando la portata dei round di investimento nel nostro paese, ancora troppo piccoli rispetto non solo al mercato statunitense, ma anche europeo.

La prima, piacevole, novità è che una volta tanto si è già pronti a partire. Mizzi prevede di essere operativi sul mercato già a settembre, quando si pubblicheranno sul sito le call per accrescere l’investment network.

A questo proposito, il fondo opererà sempre in partnership con privati e mai come lead investor, con il network sempre aperto all’ingresso di nuovi coinvestitori, anche internazionali. Il fondo partirà con un portafoglio di 50 milioni, anche se Mizzi dichiara di puntare a raddoppiarlo. Il taglio degli investimenti sarà tra i 500.000 e 1,5 milioni di euro, coprendo al massimo il 70% dell’investimento, ma di norma non si supererà il 50. Non esistono dei criteri di investimento troppo stretti ma comunque, per ricevere un finanziamento da questo fondo, si dovrà essere una startup che opera nell’ambito dell’innovazione.

Inoltre, il focus degli investimenti sarà sul nostro paese: l’80%  delle operazioni infatti sarà fatto in Italia, il restante 20% sarà dedicato a supportare l’espansione internazionale delle startup italiane.

Altra notizia è l’indipendenza da altre iniziative di Invitalia, come Start&Smart. Mizzi specifica infatti che Start&Smart sarà solo uno dei bacini dai quali attingere per individuare le opportunità di investimento, ma non costituirà in nessun caso una “corsia preferenziale” per ricevere investimenti.

Allo stesso modo, l’essere presenti o meno nell’elenco delle startup innovative del Registro delle Imprese (ne abbiamo parlato QUI) non sarà un elemento di valutazione.

Image Credit: EconomyUP

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