Allarme desertificazione commerciale, in Italia scompaiono un quarto dei negozi: le città più colpite e le cause

Cambiano i centri commerciali e chiudono i negozi: l'analisi condotta su 122 città italiane.

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Secondo un’analisi realizzata da Confcommercio, diffusa il 12 marzo 2026, tra il 2012 e il 2025 sono stati chiusi ben 156.000 negozi in Italia. In poco più di un decennio nei centri urbani è scomparso oltre un quarto dei punti vendita di vicinato e delle attività di commercio ambulante. Per alcuni comuni e settori il bilancio è stato peggiore che in altri, segnando uno spostamento dell’asse economico dei centri storici.

Aumentano i negozi chiusi in Italia: i settori più colpiti

Il fenomeno della desertificazione commerciale ha subito una decisa accelerazione nell’ultimo anno, registrando un tasso di chiusura medio annuo pari al 2,2%, salito al 3,1% nel 2025. Le categorie merceologiche più colpite sono edicole, librerie, negozi di abbigliamento e ferramenta. Queste infatti sono le attività che più frequentemente lasciano spazio a locali sfitti.

In controtendenza si muove invece il comparto dell’accoglienza. Nello stesso arco temporale, infatti, le imprese attive nei settori alloggio e ristorazione sono aumentate di 19.000 unità. La geografia delle città è quindi cambiata, passando dalla vendita di beni alla somministrazione di servizi e alla ricettività.

Nord e Sud a confronto

L’analisi, condotta su 122 città italiane (107 capoluoghi e 15 comuni popolosi), evidenzia come la contrazione del tessuto commerciale risulti più severa nei comuni del Settentrione. Tra le città che hanno perso oltre il 33% dei propri negozi al dettaglio figurano: Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona e Gorizia. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno mostrano una resilienza maggiore, mantenendo una densità di punti vendita più elevata.

Desertificazione commerciale: quali sono le cause

La progressiva scomparsa dei negozi fisici è il risultato di una combinazione di fattori, come la stagnazione dei consumi, che rende difficile per le piccole superfici di vendita mantenere margini di profitto sostenibili a fronte di una domanda interna ancora debole. A questa si aggiunge la crescita esponenziale dell’e-commerce. La vendita online continua infatti a sottrarre quote di mercato al commercio tradizionale, spostando le abitudini d’acquisto verso le piattaforme digitali.

Le previsioni per il futuro

Concentrandosi anche sulle prospettive future, le proiezioni di Confcommercio delineano scenari in cui – da oggi al 2035, se la situazione dovesse mantenersi così – la progressiva chiusura dei negozi di vicinato rischierebbe di trasformare i quartieri in vere e proprie aree dormitorio. Questo fenomeno comporterebbe conseguenze dirette sulla vivibilità urbana, come la diminuzione dell’illuminazione delle strade, poiché sarebbe minore quella indiretta garantita dalle vetrine, con il conseguente aumento del senso di insicurezza tra cittadini e cittadine. C’è poi la marginalizzazione della popolazione anziana, che potrebbe riscontrare crescenti difficoltà nell’approvvigionamento quotidiano a causa della scomparsa dei servizi di prossimità.

Pertanto, secondo gli esperti, la sfida per le imprese e le amministrazioni locali nei prossimi anni risiederà nella capacità di bilanciare lo sviluppo dei nuovi modelli di business con la tutela della vivibilità e della coesione sociale dei centri urbani.

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