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Intervista al CEO di Ganiza Francesco Marino

ganiza

Vi è venuta una bella idea, e vi siete ricordati di vostro zio che a Natale vi ha detto «sei giovane e tanto bravo, perché non fai una startup? Ho visto in TV che…(segue resoconto di servizi dai toni iperbolici)».

Ci state pensando, quasi quasi…

E la prima cosa che fare è ovviamente andare su Google e cercare «come si fa una startup».

Seguono altri racconti fantasmagorici la cui fabula è più o meno questa: qualcuno ha avuto un’idea geniale, ha formato un team, magari ha fallito un paio di volte – «il fallimento è fondamentale!», vi ripeteranno – però poi ha incontrato l’investitore giusto e adesso fattura milioni.

Ovviamente, nella realtà non tutte le storie di chi fa startup seguono questo percorso. Ma tutte hanno in comune qualcosa, qualcosa che non vi raccontano perché è più difficile da infiocchettare e che rappresenta un vero e proprio cruccio per tutti.

Stiamo parlando di quando l’idea deve diventare “grande” e trasformarsi in una realtà economica vera e propria, con annesse tutte le difficoltà che leggi e burocrazia mettono davanti agli imprenditori, grandi e piccoli.

Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare alcuni startupper di successo su tutto ciò che avreste voluto sapere e che non avete mai osato chiedere sul rapporto tra tasse, burocrazia e startup.

Oggi è il turno di Francesco Marino, CEO e Co-founder di Ganiza,l’app di social panning che permette di organizzare rapidamente eventi e appuntamenti tra amici.

Francesco-Marino-Ganiza

«Bisogna essere veloci e adattarsi al cambiamento. Una startup cresce velocemente e bisogna essere in grado di crescere con essa.»

Ciao Francesco, raccontaci com’è partita la tua esperienza imprenditoriale.

La storia di Ganiza è nata da un pitch durante un appuntamento delle idee dell‘associazione Youth Hub Catania. Volevo trovare una soluzione che permettesse di vivere il tempo libero in maniera semplice, uno strumento che riuscisse ad aggregare gruppi di amici in poco tempo. Quella sera ho incontrato Valentino Romano, CTO di Ganiza e sviluppatore iOS e tra un cavas e un altro insieme abbiamo vinto la Call di Working Capital 2013 e completato il team con Daniele Virgillito, CMO

Avete già trovato partner finanziari? Come avete gestito il loro ingresso?
Abbiamo vinto la call di WCAP nel 2013, che ci ha permesso di ottenere un grant di ricerca di 25 000 euro e un programma di accelerazione che ci ha aiutato a trasformare l’idea Ganiza in un’azienda.

Che struttura imprenditoriale avete scelto per avviare la startup? Avete scelto di rimanere in Italia o andare all’estero per costituire la vostra società?

Abbiamo costituito una Srl e abbiamo deciso di mantenere la nostra sede legale e team di sviluppo in Sicilia dove crediamo ci siano ottime condizioni per far crescere la nostra startup.
 
Come si passa da essere semplici founder di una startup ad esserne il CEO? Ovvero, quali sono le cose da imparare per dover gestire gli aspetti amministrativi di una startup?

Bisogna essere veloci e adattarsi al cambiamento. Una startup cresce velocemente e bisogna essere in grado di crescere con essa. Ogni giorni si prendono decisioni e ogni decisione può cambiare l’evoluzione della startup. La mia fortuna più grande è quella di essere affiancato da un team competente e maturo con cui condivido questo percorso. Per gli aspetti amministrativi bisogna saper organizzare e “tener in ordine” fin dal primo giorno, oltre ad avere accuratezza nelle decisioni finanziarie, decidendo su cosa investire e con che priorità.

Quali sono, secondo te, i passi che una startup deve compiere da un punto di vista amministrativo? E quando vanno compiuti?

Sicuramente bisogna essere capaci di creare una struttura che possa scalare velocemente e adattarsi all’esigenze della startup e del mercato. Fin dall’inizio è importante riuscire ad essere focalizzati sulle priorità ma essere in grado di adattarsi al cambiamento.
 
 
Quali spunti proporre per migliorare e snellire la struttura amministrativa per le aziende italiane?

Stare a stretto contatto con realtà “giovani” che possano innovare e contaminare l’organizzazione e i processi aziendali. Affacciarsi al mondo digitale significare vivere un’opportunità, ma talvolta viene vissuto dall’azienda come un impedimento o qualcosa di non necessario.

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