Home > Fisco > IMU alle stelle se l’impianto è bullonato

IMU alle stelle se l’impianto è bullonato

tool-457858_1280

Imu che può facilmente schizzare alle stelle e rendite catastali che potrebbero aumentare del 917 %, questo il risultato della nuova interpretazione fatta dall’amministrazione finanziaria in materia di impianti industriali cosiddetti “imbullonati”.

Tutto parte da un controllo effettuato da funzionari dell’ex agenzia del Territorio (ora Agenzia delle Entrate) in una azienda ceramica situata in Emilia Romagna. Gli ispettori dovendosi recare presso la società per controllare la regolarità di alcuni lavori effettuati notano che gli impianti presenti (atomizzatori, forni, ecc.) sono fissati al suolo (imbullonati appunto) e pertanto provvedono ad accatastare gli stessi. Di conseguenza la rendita catastale dell’intero immobile è stata rivista e l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad inviare il relativo accertamento. Per ora, nella zona tra Modena e Reggio Emilia, i casi presenti sono circa una decina e nell’intero territorio italiano sono appena un centinaio.

Tra l’altro le imprese che hanno presentato ricorso presso la commissione tributaria competente hanno poche speranze di spuntarla contro il fisco. Infatti in una recente sentenza (la n. 3166/2015) su un caso simile avvenuto nella provincia di Trento la Corte di Cassazione ha dato ragione all’amministrazione finanziaria: infatti la “smontabilità” del macchinario non è un requisito indispensabile affinché l’impianto sia considerato mobile, in quanto occorre anche tenere conto dell’apporto dato dal macchinario in relazione alla valorizzazione dell’immobile.

A far conoscere nel dettaglio la situazione è Stefano Barchi direttore finanziario dell’Atlas Concorde, importante azienda ceramica ubicata nella zona tra Reggio Emilia e Modena. Lo stesso auspica che l’Agenzia delle Entrate fornisca un quadro chiaro di quali macchinari sono da considerarsi beni immobili e quali beni mobili, in modo da avere un quadro più chiaro sulla tassazione da applicare. I valori in gioco infatti sono molto alti: basti pensare che secondo le dichiarazioni di Barchi la società paga circa 2milioni di euro annui, che potrebbero raddoppiare in caso accatastamento di tutti gli impianti industriali “imbullonati”.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Comments

comments

logo_1681f3ba624aa69494f83d45086b4904_2x

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.