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Report CITIE – parte 1 di 4: la mappa delle politiche per le startup

report CITIE

Poco più di un mese fa, TechCrunch ha pubblicato, a firma di Natasha Lomas, una intervista molto lunga a John Gibson, responsabile per l’innovazione della pubblica amministrazione di Nesta, una associazione benefica che ha lo scopo di sviluppare il potenziale innovativo attraverso le amministrazioni pubbliche che ha pubblicato insieme ad altri il report CITIE.

Abbiamo deciso di pubblicare integralmente l’intervista, dividendola in quattro parti, una per tema.

Cos’è il report? Si tratta di uno studio sulle politiche di 40 città in tutto il mondo per misurare quanto le amministrazioni cittadine supportino gli imprenditori e le startup innovative, ha decretato New York come la città più amica dell’innovazione, seguita da Londra, Helsinki, Barcellona e Amsterdam. Quindi, se escludiamo la grande mela, lo studio dimostra come gli amministratori locali in Europa facciano la parte del leone per quanto riguarda il pensiero digitale.

Il report CITIE, acronimo di City initiatives for technology, innovation and entrepreneurship è stato redatto

da Nesta, una associazione britannica no profit, in collaborazione con Accenture e l’organizzazione delle smart cities Future Cities Catapult. Si tratta di una accurata analisi che vuole proporsi come guida per i legislatori locali che vogliono incoraggiare la crescita delle startup nelle città che amministrano.

Per stilare il rapporto, i ricercatori si sono posti alcune domande chiave sulle caratteristiche che una città deve avere per essere a misura di startup: “è aperta ai nuovi mercati?”; “possiede le infrastrutture necessarie per supportare le startup tecnologiche?”; “ha inserito le parole «imprenditoria ed innovazione» nel suo programma di interventi?”.

Ma come si misurano e classificano concetti astratti come “innovazione” e “imprenditoria”? Ovviamente, con parecchio sforzo e valutazioni soggettive. I ricercatori che stanno dietro questo report di 56 pagine, hanno creato una impalcatura basata su tre “dimensioni politiche” generali sulle quali hanno valutato l’influenza diretta che le amministrazioni locali hanno (ovvero: apertura al mercato, infrastrutture e leadership); e sulle nove buone pratiche che le città possono adottare per incoraggiare l’attività delle startup.

report CITIE

Hanno quindi identificato e misurato 36 “stimoli legislativi” all’interno delle aree metropolitane, generando nell’operazione 1.440 valori unici che misurano “se e quanto” ogni città ha applicato determinati provvedimenti. Quindi hanno vagliato i risultati sotto diversi punti di vista. Non si sono limitati a fornire una graduatoria delle città, ma le hanno anche classificate a seconda dei ruoli che interpretano nei confronti delle startup: regolatore, sostenitore, cliente, “padrone di casa”, investitore, ponte di collegamento, stratega, amministratore digitale, utilizzatore di open data. Infine, le città sono state catalogate a seconda dell’impatto dei loro provvedimenti. Potete trovare il report completo sul sito CITIE.

 

Seconda parte: Le città e la sharing economy

Terza parte: Amsterdam e Berlino, racconto di due città

Quarta parte: Il caso New York

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