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Studi di settore: eliminazione dal 2017

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Il primo passo per l’eliminazione degli studi di settore è stato compiuto dal Governo qualche giorno fa, quando è stato varato il decreto fiscale che detta i tempi e le modalità per il cambiamento.

Finora, però, nessuna data certa, per cui inutile aspettarsi un cambiamento repentino, ma un cammino fatto di vari step.

Gli step che porteranno all’eliminazione degli studi di settore.

PRIMO STEP
Il primo passo riguarda l’esercizio 2017: saranno introdotti degli indicatori che misureranno l’affidabilità fiscale per le imprese obbligate a compilare gli studi di settore.
Sono 3,6 milioni oggi le partite IVA che, ogni anno, devono compilare ed inviare il modello con i dati della loro attività economica.

SECONDO STEP
Un nuovo Decreto del Ministero (la cui emanazione non è ancora programmata) definirà tempi e regole per il passaggio definitivo al nuovo metodo di controllo che: 1) sarà fatto da indicatori che misureranno l’attività su più anni, 2) sfrutterà dati che l’amministrazione finanziaria ha già a disposizione, 3) escluderà via via dal controllo le imprese che si dimostreranno più virtuose.

La logica statistica non sarà abbandonata ma verrà affinata e abbinata alla valutazione di elementi economici che renderanno la metodologia applicata abbastanza innovativa.

Quali novità per gli studi di settore

Le novità sono anticipate su un documento denominato “Studi di settore, e(ri)voluzione dell’istituto” caricato sul sito del Ministero.

La novità principale è il punteggio da 1 a 10 abbinato ad ogni azienda in base al proprio livello di affidabilità. Questo numero è detto indice sintetico di compliance, chiamato così perché è la sintesi di altri indicatori che, correlati, stimano il livello di aderenza alle regole fiscali per ogni impresa.
L’azienda conoscerà il proprio punteggio e il dettaglio di tutte le sue componenti, anche quelle che appaiono incoerenti e potrà, così, lavorare per migliorare il proprio indice, anche interloquendo direttamente con l’Agenzia delle Entrate.

Più nel dettaglio, i cambiamenti previsti riguarderanno, ad esempio, il nuovo utilizzo delle grandezze, ovvero gli indicatori di normalità economica che ora servono a stimare i ricavi. Essi diventeranno indicatori del livello di affidabilità e vedranno, quindi, perdere la loro importanza predittiva.

Cambieranno le grandezze che saranno valutate: ad esempio non si stimeranno solo i ricavi, ma anche il valore aggiunto e il reddito di impresa.

Si utilizzeranno panel di 8 anni con informazioni e stime più efficienti e, cosa importante, il modello in fase di definizione coglierà andamenti ciclici dell’economia in modo autonomo, senza la necessità di correggere ex-post.

Come cambieranno gli studi di settore

Il ministero promette una netta semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese e dei professionisti, che si vedranno ridurre la mole di dati e informazioni da inviare all’Amministrazione finanziaria.

Semplificazione che si traduce anche in “premi” per le aziende virtuose. Se un’impresa ottiene continuativamente dei punteggi alti di affidabilità, infatti, sarà premiata con minori accertamenti o una riduzione del periodo di accertabilità.

Cambieranno (davvero) gli studi di settore?

Vista così, la riforma potrebbe avere un impatto minore sulle aziende, e produrre risultati più precisi nella valutazione del loro operato, ma conviene aspettare per esserne certi.

Bisognerà analizzare bene i ritorni per essere sicuri che questo nuovo modello di previsione e controllo porterà, davvero, risultati più credibili e fondati.

 

 

 

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