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Distillazione artigiana di liquori: il problema del pagamento delle accise

distillazione liquori

La distillazione di liquori rientra tra le attività artigiane. Attività che ha subito un aumento del pagamento delle accise che si somma all’aumento dell’Iva.

accise

Le piante aromatiche ed officinali sono una risorsa economica spesso poco considerata, eppure sono ingredienti in una grandissima varietà di prodotti: oli essenziali, tisane, infusi, profumi, prodotti per la bellezza, ingredienti per la cucina; inoltre le piante aromatiche sono un ingrediente essenziale di molte bevande alcoliche come liquori e distillati.
L’attività riguardante la distillazione artigiana di liquori sarebbe molto proficua se si riuscisse ad inquadrarla in un ambito sia nazionale che, soprattutto, estero.

L’Italia è infatti il paese del mangiare bene e non è un mistero che tutto ciò che è firmato “made in Italy” viene riconosciuto universalmente come prodotto di qualità.

Non a caso le aziende vinicole sono passate dal 20% al 40% di fatturato verso l’estero. L’Italia può vantare un grande patrimonio di distillati, che trova nella grappa il prodotto più rappresentativo.

La distillazione di liquori rientra tra le attività artigiane in quanto è un procedimento attraverso il quale, scaldando il fermentato, i vapori alcolici evaporano insieme agli aromi e così facendo si concentra la quantità di alcol contenuta nel fermentato. Se poi si raffreddano questi vapori si otterrà un liquido ad elevata gradazione alcolica.
Occorre a questo punto affrontare il tema del pagamento delle accise per tali prodotti. Per accisa si intende ovvero l’imposta che si deve pagare per la fabbricazione e vendita di prodotti di consumo e che ha subito un aumento a partire da gennaio 2015. Un ottimo sistema per distruggere l’industria della distillazione e far scomparire grappe, amari e altri prodotti della tradizione italiana dalle nostre tavole.

Stando ai calcoli sull’impatto dell’incremento fiscale, su un litro di grappa o di qualsiasi altro distillato della tradizione italiana, si pagheranno all’incirca 10 euro di accise. A queste si aggiungerà l’Iva, innalzata al 22%. In pratica, si paga l’imposta sull’imposta.

Stando a ciò cosa serve per avviare tale attività? Innanzitutto bisogna contattare il SUAP, lo sportello unico per le attività produttive del Comune dove si intende aprire l’attività, che fornisce l’elenco dei documenti e delle norme per la regolarizzazione dell’attività (laboratori a norma, asl, vigili del fuoco); successivamente è necessario recarsi alla Camera di Commercio ed effettuare l’iscrizione al corso haccp per alimenti e di conseguenza è necessaria la registrazione all’INPS e all’INAIL.
Da ultimo è fondamentale l’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate dove è possibile richiedere informazioni riguardanti il pagamento di accise e bolli.

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