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DEF 2018: il documento sullo stato di salute economico italiano

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Def 2018: di cosa si tratta?

Il Consiglio dei ministri ha approvato il DEF 2018: un documento tecnico – peraltro, mai come quest’anno – in cui il governo fa il punto sullo stato di salute dell’Italia, ponendo le basi per la prosecuzione dell’attuale cammino strutturale. Poche le novità sostanziali, molte le informazioni di aggiornamento: quanto basta per rilanciare al prossimo futuro (e al prossimo esecutivo) la necessità di porre nuove linee guida per la crescita tricolore.

Def 2018: uno sguardo allo stato di salute italiano

Fin dalle premesse con cui il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha aperto la prima sezione del DEF, è parso chiaro l’intento di questo documento che – si legge nelle valutazioni del responsabile economico dell’esecutivo – si limita in sostanza alla descrizione dell’evoluzione economico – finanziaria internazionale, all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l’Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Spetterà dunque al nuovo esecutivo – aggiunge Padoan – il compito di individuare le politiche che determineranno il nuovo quadro programmatico.

Ad ogni modo, pur così strutturato, il DEF non è certo privo di spunti di interesse. Il documento permette, infatti, di apprezzare innanzitutto a che punto è l’Italia nel suo lungo e faticoso percorso di risanamento delle finanze pubbliche nel periodo di immediato superamento della crisi economica.

Se ne deduce così che il prodotto interno lordo è passato dallo 0,4% del 2014 all’1,5% del 2017, mentre il rapporto tra il deficit e il pil è calato in maniera costante dal 3% del 2014 al 2,3% del 2017, e all’1,9% al netto degli investimenti straordinari a tutela del risparmio e del credito. Il debito pubblico sul PIL si è stabilizzato dal 2015.

Per quanto concerne uno sguardo al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso dai massimi del novembre 2013 (13,0%) all’11,2% del 2017, con il numero di occupati che è nel frattempo incrementato di quasi 1 milione di unità, dal punto più basso della crisi (settembre 2013), di cui oltre la metà con contratti a tempo indeterminato.

Le proiezioni economico – finanziarie del DEF 2018

Successivamente, il DEF 2018 si è occupato delle proiezioni sul quadro economico – finanziario, con gli indicatori principali programmatici di finanza pubblica.

Il Ministro Padoan ha così evidenziato che nei prossimi anni il sistema economico del Paese dovrebbe andare incontro a un graduale rafforzamento, con il PIL prudenzialmente stimato a + 1,5% nel 2018 e a + 1,4% nel 2019, e con il rapporto tra il deficit e il PIL che prosegue il cammino di calo all’1,6% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019, per poi raggiungere finalmente il pareggio nel 2020.

Il rapporto debito / pil è infine previsto in calo al 130,8% nel 2018, al 128% nel 2019 e al 124,7% nel 2020.

Infine, Padoan ha precisato come il quadro economico finanziario contemplato dal documento, non avendo natura programmatica, contempla l’aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in misura minore, nel 2020. Al nuovo esecutivo l’ardito compito di evitare l’attivazione delle clausole di salvaguardia, ed evitare tale maggiore aggravio fiscale.

 

Roberto Rais

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