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Credito d’imposta 2015 sul digitale per gli alberghi

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La rivoluzione digitale bussa oggi anche alle porte delle strutture turistiche, portando con sé l’allettante possibilità per queste di beneficiare di un credito d’imposta sui costi che, per l’appunto, riguardano l’acquisto di hardware finalizzati alla diffusione di servizi web, fruibili da parte dei clienti delle strutture in esame.

Analizziamo i contenuti del decreto presentato dal ministro dei beni e delle attività culturali del 12 febbraio 2015 (pubblicato in gazzetta ufficiale il 23 marzo 2015), che elenca e descrive puntualmente le voci di costo sulle quali i soggetti individuati dalla fonte normativa hanno diritto ad un credito d’imposta del 30%.

Il legislatore ha voluto dare degli incentivi all’economia digitalizzata di più categorie di soggetti esercitanti attività alberghiere (ed extra alberghiere), riservando il  del credito d’imposta anche a tipologie di strutture che per fisionomia assumono i connotati dimensionali -anche- delle piccole e medie imprese, favorendo ipso facto lo sviluppo di queste ultime, ma vediamo chi può usufruire del credito d’imposta:

– Affittacamere

– B&b

– Ostelli per la gioventù

– Case per vacanze

– Rifugi di montagna

– Agenzie di viaggi

– Tour operator

– Residence

– Ristoranti

– Strutture alberghiere

– Alberghi diffusi.

Diamo adesso un’occhiata alle voci di spesa rientranti nel credito d’imposta:

– Acquisto di spazi pubblicitari online aventi l’obiettivo di promuovere la struttura

– Acquisto di hardware aventi l’obiettivo di implementare la ricezione dei dispositivi mobile

– Acquisto di modem e router

– Acquisto di impianti wi-fi

– Consulenza per la realizzazione di siti ottimizzati per mobile

– Acquisto di programmi funzionali alla vendita di servizi e al miglioramento dei servizi di prenotazione

– Spese in corsi di formazione per il personale aventi ad oggetto la dimensione digitale dell’azienda

– Consulenze relative alla comunicazione e al marketing digitale

Il credito d’imposta è da calcolarsi sul 30% di ogni singola voce di costo, qualora sia inclusa nella lista di cui sopra, fino ad arrivare ad un massimo di spese di 41.666€. Va da sé che sarà necessaria l’attestazione o validazione sulla veridicità delle dichiarazioni trasmesse dall’azienda in merito all’effettiva spesa in tal senso sostenuta, incombenza spettante a figure professionali come il revisore legale o il commercialista.

L’efficacia del decreto in termini di agevolazione sulle spese sostenute ha valenza retroattiva, dovendosi ritenere rientranti nel beneficio del credito d’imposta le spese effettuate dal 2014 al 2016. I soggetti aventi diritto, per poter diventare beneficiari del credito dovranno attivarsi inviando telematicamente al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali una domanda, manifestando in tal senso il loro interesse. 

N.B.: Le domande presentate al ministero potranno essere accolte entro i limiti degli stanziamenti annui disponibili.

 

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