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Come aprire un commercio all’ingrosso di frutta secca

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Per commercio all’ingrosso si fa riferimento a chi acquista merci in nome e per conto proprio rivendendole ad altri commercianti, escludendo da questo tipo di commercio chi vende direttamente a privati consumatori, riferendosi in quest’ultimo caso al commercio al dettaglio; la normativa di riferimento si rifà al d.lgs. 114/1998.

L’espressione “al dettaglio” è soppressa nel caso del commercio in esame; la ratio sta nel fatto che nel commercio al dettaglio è necessaria una qualificazione specifica per la tutela della salute dei consumatori e nel commercio all’ingrosso il rapporto si ha direttamente tra professionisti e quindi il requisito del dettaglio appare sproporzionato, sottolineando per entrambi il solo requisito di onorabilità.

Per esercitare l’attività di commercio all’ingrosso occorre presentare la pratica presso la competente Camera di Commercio e nel caso di commercio all’ingrosso nel settore alimentare occorre presentare la segnalazione certificata d’inizio attività (SCIA) al settore Attività Produttive che consente di iniziare subito l’attività, dopo aver accertato il possesso di alcuni requisiti soggettivi, ovvero il possesso dei requisiti morali (art. 71, co. 1, d.lgs. 59/2010), l’assenza di pregiudizi ai sensi della legge antimafia (requisiti richiesti al legale rappresentante nel caso in cui si tratta di un’attività svolta in forma societaria). Non servono più requisiti professionali per svolgere l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti alimentari (ex-Rec, oggi SAB).

Entrando nello specifico, il commercio all’ingrosso di frutta secca rientra allo stesso modo nella normativa generale del commercio all’ingrosso, seguendo le stesse regole, ma bisogna fare alcune precisazioni.

Si tratta di un’attività che oltre ad essere svolta all’interno del nostro territorio nazionale ed europeo, si sposta anche al di fuori di questi confini, ovvero negli stati extraeuropei quali Turchia, Iran, Stati Uniti o Cina, e qui i controlli sono più specifici, perché mentre all’interno della stessa Unione Europea, dove vige il principio della libertà di circolazione delle merci, non ci sono vincoli da seguire oltre ai controlli fiscali e sanitari ordinari (quali ricevimento, stoccaggio, esposizione, vendita e trasporto), spostandoci al di fuori di questo territorio, bisogna considerare che uscendo al di fuori delle frontiere occorre pagare dei costi fiscali maggiori e i dazi doganali.

Ulteriore aspetto da considerare è che la maggior parte delle transazioni avvengono in dollari e di conseguenza bisogna tenere conto dell’oscillazione dei cambi per determinare il prezzo.

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